• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

LA CONTRORIFORMA LEGHISTA

Dopo il Congresso che sancì la nascita del Pdl, con il conseguente scioglimento di An e Forza Italia, e che aveva seguito di poco la nascita del Pd, risultato di una fusione a freddo di Ds e Margherita, scrivemmo che, secondo noi, la vera partita politica italiana del Terzo Millennio si giocava sul tavolo del concetto di identità, dal quale tutti i partiti sembravano invece in fuga, tutti tranne la Lega che, al contrario, marciava decisa nella direzione opposta, marcando sempre più coerentemente – piaccia o no – la propria natura di fronte ai propri elettori. Dopo l’ultima tornata elettorale, ci pare che la nostra riflessione non fosse così peregrina, perché è evidente che, al di là dei risultati ottenuti dalle due coalizioni, il vero incontestabile dato che segna una crescita costante, un attestamento territoriale forte ed una progettazione concreta a medio e lungo termine sia senza ombra di dubbio di segno leghista. Dunque, il tema dell’identità, certo di difficile approccio e di ancor più difficile definizione, è pero risultato premiante per chi ha accettato di misurarvisi senza temere che questo confronto potesse risultare disgregante e, peggio ancora, letale per le sorti di un partito politico. Certamente, la breve storia della Lega, la sua nascita in tempi recenti e la sua velocissima ascesa fino al governo nazionale, hanno facilitato un’operazione di strutturazione identitaria che è nata ex-novo e non ha dovuto fare i conti con un passato ingombrante, ma solo con un futuro tutto da costruire, però va anche detto – e ciò senza alcun sospetto di simpatie leghiste da parte nostra ma solo per amore di sincera analisi – che questa operazione è stata condotta con una notevole capacità di intercettare gli umori e le richieste del proprio elettorato, traducendoli in prese di posizione sia sul territorio che a livello nazionale che sono state percepite come promesse mantenute, come impegno divenuto azione, soprattutto come parole tradotte in fatti. La continuità di una leadership forte ed incontestata come quella di Bossi – avete mai, dico mai, sentito un esponente leghista porsi il problema della successione?! – la scelta di persone molto presenti sul territorio per le amministrazioni locali, e di uomini e donne molto osservanti la linea del partito in Parlamento, ha di certo aumentato la coesione interna della Lega ma, parallelamente, ha contribuito in maniera determinante a proporla come una struttura forte, un punto di riferimento saldo nei confronti dell’elettorato, altrove del tutto sbandato alla ricerca di figure, idee, punti di incontro e di raccordo completamente saltati. Tutto ciò sulla base di un concetto molto semplice quanto, ammettiamolo, vincente: noi siamo così e ci presentiamo per ciò che siamo, se vi riconoscete in noi votateci. Ovvero quello che i cittadini si aspettano da un partito, da tutti i partiti: una proposizione chiara e senza fraintendimenti di obbiettivi, idee, proposte, che attraverso il voto possiamo scegliere se condividere o meno, ma senza possibilità di equivoci, ritrattazioni, fumosità, vaghezze cui invece gli altri partiti ci hanno ormai da molto tempo abituati. Per quanto possa sembrare paradossale, la Lega ha recepito perfettamente la vera lezione del bipolarismo che, nei paesi dove vige e funziona da molto tempo, si regge su una definizione di identità nette e precise che riflettono le differenze sociali, intellettuali, civili di un popolo e permettono dunque un senso di effettivo riconoscimento, nonché di scelta ragionata, in termini prettamente elettorali. Questo perché il processo di formazione, strutturazione e crescita di un partito come quello leghista è partito dal basso, dalla ricerca, dalla individuazione, dalla cucitura ed infine dalla identificazione di un elettorato che si è sentito coinvolto dall’inizio in una avventura politica che era prima di tutto una semplice, basica, diretta forma di comunicazione dei propri bisogni a chi poteva, con l’opportuno appoggio del voto popolare, farne istanze da soddisfare con relativa immediatezza. L’elettorato leghista, a differenza di quello del Pd e del Pdl, ha la percezione di una operatività che è nata a livello locale e poi si è estesa fino a livello nazionale, di una presenza territoriale, di un coinvolgimento popolare, di tutta una serie di politiche non solo amministrative ma anche dimostrative – la piazza, che è ancora un luogo di voci ed umori da ascoltare, i raduni di Pontida ecc. – che costituiscono una vera e propria cinghia di trasmissione che funziona nei due sensi e non si è mai allentata in questi anni. Poiché il pannicello caldo del successo elettorale, che ognuno rivendica come può e come crede, non può arrestare il processo di implosione che sta corrodendo tanto il Pd quanto il Pdl, dobbiamo e possiamo prendere atto del fatto che questo paese, salvo cambiamenti di rotta del tutto improbabili perché richiederebbero uno sforzo intellettuale, morale, civile che è del tutto al di fuori della portata degli esponenti di maggioranza ed opposizione, è destinato a passare in tempi relativamente brevi sotto una leadership leghista; per noi che siamo nati liberali, e tali certo moriremo, è una constatazione amara, soprattutto vedendo come il primo atto dei nuovi Governatori Cota e Zaia sia stato quello di negare una legge dello stato come la 194 e tornare indietro di trent’anni sul tema dell’aborto. [segue]

di Chiara Boriosi | 6 Aprile 2010

Dopo il Congresso che sancì la nascita del Pdl, con il conseguente scioglimento di An e Forza Italia, e che aveva seguito di poco la nascita del Pd, risultato di una fusione a freddo di Ds e Margherita, scrivemmo che, secondo noi, la vera partita politica italiana del Terzo Millennio si giocava sul tavolo del concetto di identità, dal quale tutti i partiti sembravano invece in fuga, tutti tranne la Lega che, al contrario, marciava decisa nella direzione opposta, marcando sempre più coerentemente – piaccia o no – la propria natura di fronte ai propri elettori. Dopo l’ultima tornata elettorale, ci pare che la nostra riflessione non fosse così peregrina, perché è evidente che, al di là dei risultati ottenuti dalle due coalizioni, il vero incontestabile dato che segna una crescita costante, un attestamento territoriale forte ed una progettazione concreta a medio e lungo termine sia senza ombra di dubbio di segno leghista. Dunque, il tema dell’identità, certo di difficile approccio e di ancor più difficile definizione, è pero risultato premiante per chi ha accettato di misurarvisi senza temere che questo confronto potesse risultare disgregante e, peggio ancora, letale per le sorti di un partito politico. Certamente, la breve storia della Lega, la sua nascita in tempi recenti e la sua velocissima ascesa fino al governo nazionale, hanno facilitato un’operazione di strutturazione identitaria che è nata ex-novo e non ha dovuto fare i conti con un passato ingombrante, ma solo con un futuro tutto da costruire, però va anche detto – e ciò senza alcun sospetto di simpatie leghiste da parte nostra ma solo per amore di sincera analisi – che questa operazione è stata condotta con una notevole capacità di intercettare gli umori e le richieste del proprio elettorato, traducendoli in prese di posizione sia sul territorio che a livello nazionale che sono state percepite come promesse mantenute, come impegno divenuto azione, soprattutto come parole tradotte in fatti. La continuità di una leadership forte ed incontestata come quella di Bossi – avete mai, dico mai, sentito un esponente leghista porsi il problema della successione?! – la scelta di persone molto presenti sul territorio per le amministrazioni locali, e di uomini e donne molto osservanti la linea del partito in Parlamento, ha di certo aumentato la coesione interna della Lega ma, parallelamente, ha contribuito in maniera determinante a proporla come una struttura forte, un punto di riferimento saldo nei confronti dell’elettorato, altrove del tutto sbandato alla ricerca di figure, idee, punti di incontro e di raccordo completamente saltati. Tutto ciò sulla base di un concetto molto semplice quanto, ammettiamolo, vincente: noi siamo così e ci presentiamo per ciò che siamo, se vi riconoscete in noi votateci. Ovvero quello che i cittadini si aspettano da un partito, da tutti i partiti: una proposizione chiara e senza fraintendimenti di obbiettivi, idee, proposte, che attraverso il voto possiamo scegliere se condividere o meno, ma senza possibilità di equivoci, ritrattazioni, fumosità, vaghezze cui invece gli altri partiti ci hanno ormai da molto tempo abituati. Per quanto possa sembrare paradossale, la Lega ha recepito perfettamente la vera lezione del bipolarismo che, nei paesi dove vige e funziona da molto tempo, si regge su una definizione di identità nette e precise che riflettono le differenze sociali, intellettuali, civili di un popolo e permettono dunque un senso di effettivo riconoscimento, nonché di scelta ragionata, in termini prettamente elettorali. Questo perché il processo di formazione, strutturazione e crescita di un partito come quello leghista è partito dal basso, dalla ricerca, dalla individuazione, dalla cucitura ed infine dalla identificazione di un elettorato che si è sentito coinvolto dall’inizio in una avventura politica che era prima di tutto una semplice, basica, diretta forma di comunicazione dei propri bisogni a chi poteva, con l’opportuno appoggio del voto popolare, farne istanze da soddisfare con relativa immediatezza. L’elettorato leghista, a differenza di quello del Pd e del Pdl, ha la percezione di una operatività che è nata a livello locale e poi si è estesa fino a livello nazionale, di una presenza territoriale, di un coinvolgimento popolare, di tutta una serie di politiche non solo amministrative ma anche dimostrative – la piazza, che è ancora un luogo di voci ed umori da ascoltare, i raduni di Pontida ecc. – che costituiscono una vera e propria cinghia di trasmissione che funziona nei due sensi e non si è mai allentata in questi anni. Poiché il pannicello caldo del successo elettorale, che ognuno rivendica come può e come crede, non può arrestare il processo di implosione che sta corrodendo tanto il Pd quanto il Pdl, dobbiamo e possiamo prendere atto del fatto che questo paese, salvo cambiamenti di rotta del tutto improbabili perché richiederebbero uno sforzo intellettuale, morale, civile che è del tutto al di fuori della portata degli esponenti di maggioranza ed opposizione, è destinato a passare in tempi relativamente brevi sotto una leadership leghista; per noi che siamo nati liberali, e tali certo moriremo, è una constatazione amara, soprattutto vedendo come il primo atto dei nuovi Governatori Cota e Zaia sia stato quello di negare una legge dello stato come la 194 e tornare indietro di trent’anni sul tema dell’aborto. Eppure non ce ne meravigliamo affatto: la Chiesa cattolica, a suo tempo, reagì alle tesi di Lutero ed alla nascita del Protestantesimo con il Concilio di Trento che, almeno a parole, inaspriva duramente l’osservanza stretta della dottrina e dell’ortodossia; la Lega sta facendo altrettanto, come una nuova Dc che ha in più la forza di una identità non solo fideistica ma spalmata su ogni aspetto della gestione politica e dunque in grado di intercettare con sempre maggiore successo e convinzione la fiducia degli elettori. E sui motivi di questa fiducia, ci sarebbe molto da riflettere e molto da imparare, molto da correggere e molto da rivalutare…ma siamo certi, purtroppo, che nessuno lo farà, né a livello politico né a livello mediatico. Il ventilatore è sempre acceso, il fango continua a volare, e noi cominciamo a chiederci come staremo in camicia verde.

ChiBo

Pubblicato in : L'Angolo di Chi.bo

Info Chiara Boriosi

Chiara Boriosi, umbra di nascita e fiorentina di adozione, laureata in Lettere all’Università di Firenze con il Prof. Giorgio Luti, accanita lettrice, scocciatrice per vocazione, polemica di natura…insomma, Chi.Bo.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Luisa Marzulli su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione
  • Francesco Altamore su La distanza che umilia l’Italia
  • Luca Bagatin su Netanyahu: “Israele difende anche voi”: e allora?

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti