Ecco, questo è il motivo per cui sono qui, fra i promotori di questo progetto, nel gruppo Punto e a capo che darà vita a una lista civica trasversale. I momenti storici sono diversi, e mentre noi siamo gli artefici del cambiamento dobbiamo in contemporanea anche adeguarci alle nuove realtà. Cambiare atteggiamenti e punti di vista contingenti non significa venir meno alle proprie idee ma andare oltre e superare ideologie e dogmatismi che non portano nulla di buono se non continui scontri e dibattiti con poco costrutto che fanno perdere tempo senza individuare soluzioni idonee. Con scelte politiche per teoria e prassi, nell’organizzazione, l’amministrazione e la direzione della vita pubblica. Ma non di parte o di partito. Il momento della pacificazione è ideale ma non utopistico. Quando ci si rende conto che le nostre idee sono simili se non identiche a quelle di altri è il momento di agire in sinergia. Raccogliendo ciò che è sparso promuovendo quello che accomuna e mettendo da parte quello che divide. Senza chiederci tanto da dove veniamo e chi siamo stati, quanto chi siamo e dove vogliamo andare. La nostra meta è rendere la città migliore per chi ci abita e chi ci lavora e anche per chi la visita, in tutti i sensi, in tutte le sfaccettature. Chiedendo a tutti il rispetto delle regole e aiuto nella manutenzione sotto vari aspetti e in modi diversi. Aprire gli occhi, osservare quello che non va e portare a compimento soluzioni. Non è facile ma non impossibile. A questo proposito ricordo la teoria dell finestre rotte. Il degrado porta degrado. E non voler vedere l’incuria e gli aspetti degradanti a tutti i livelli alla fine porta a chiudere la stalla quando i buoi son già scappati.
La logica dei partiti è ingabbiata e ha fatto il suo tempo, specie su fatti locali. Nella lista civica si ragiona di pragmatismo con azioni vere, utili e soprattutto con una visione a lungo termine. Basta viverci, in città, per avere una visione di ciò che non va, o incontrarsi e scontrarsi con il mondo della sanità e del sociale che certamente non sono dei peggiori in Italia ma sicuramente non gestiti e organizzati al meglio. Non tutti fortunatamente ne hanno bisogno in modo pregnante, per cui vengono giudicati e valutati soltanto quando ci si sbatte la testa. Così come l’assistenza agli anziani fragili, malati o non autosufficienti, che spesso riescono ad avere attenzione soltanto quando sono già arrivati alla meta fatale. Purtroppo. Probabilmente per una serie di ragioni che hanno sia inizio sia sbocco in una burocrazia insostenibile.
Naturalmente non si vuole affermare che tutto è negativo e che tutti si comportano male. Comunque il nostro impegno è quello di mettere un punto fermo, osservare e considerare quello che ci circonda e poi fare il possibile per cambiarlo. In meglio. Ricominciando da capo. Senza pregiudizi di sorta.
Carla Ceretelli

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