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La Commedia dell’Arte dal Teatro alla politica

Oggi è come se la nostra Commedia dell’Arte avesse fatto della politica il proprio palcoscenico. Ed i consensi si coagulano direttamente attorno a queste maschere, visto che i partiti sono solo delle amebe.

di Nicola Cariglia | 22 Dicembre 2019

Salvini e Di Maio si tirano per i capelli a causa del caso Diciotti e Gregoretti. Le due navi costiere della marina italiana hanno avuto vicende analoghe. Entrambe, dopo avere salvato e condotto in porto oltre centocinquanta emigranti ciascuna, dovettero attendere molti giorni in rada prima di poter sbarcare il proprio carico umano. Da ciò due procedimenti per sequestro di persona a carico di Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’interno. Salvini rimprovera a Di Maio un atteggiamento diverso, per la Gregoretti, rispetto a quello tenuto per la Diciotti, quando, per il voto decisivo dei 5Stelle, venne negata dal Parlamento l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. Di Maio nega che si tratti di vicende uguali. Il caso Gregoretti, afferma l’attuale ministro degli esteri, sarebbe stato gestito individualmente dal capo Leghista come ministro dell’interno e non collegialmente dal governo come sarebbe avvenuto con l’altra nave. Sofismi e distinguo. Si arrampicano entrambi sugli specchi per non dire la verità nuda e cruda. Di Maio si inventò il voto sulla piattaforma Russeau perché gli faceva comodo respingere la richiesta di autorizzazione. Non voleva fare cadere il governo. Ora, al contrario, gli fa comodo che Salvini sia in difficoltà.

E’ la nuova politica: quella che prescinde dalle ideologie e dai partiti strutturati. E che permette di formare governi con chi, fino al giorno prima, ti eri scambiato insulti. Nessuno si può chiamare fuori e tutti stanno al gioco. Salvini, al governo con i 5Stelle ha potuto approvare il reddito di cittadinanza pur definendolo una “boiata pazzesca”, così come Di Maio ha accettato quota 100 pur criticandola perché toglieva risorse alle giovani generazioni. Ed ora, altro giro altra corsa, il PD subirà l’entrata in vigore con il 1° gennaio della riforma della prescrizione, altrimenti nota come “fine processo mai”. I partiti di oggi non sono spinti da proprie visioni della società per orientare le loro scelte. Piuttosto sono risucchiati dalle logiche che portano al potere. Il massimo che ci si può attendere è il rispetto di improvvisati “contratti” tra chi, fino al giorno prima, procedeva in direzioni opposte. Disattendere le promesse non porta a pagare pegno perché qualche piccola fronda all’interno del proprio partito è il massimo che i capi dei partiti possono rischiare. E ancora più liscia va con i parlamentari, la cui elezione dipende dalle segreterie dei partiti.

L’Italia è, fino dal secolo XVI, la patria della commedia dell’arte: un teatro fatto di molta improvvisazione su semplici canovacci. I suoi personaggi sono maschere, con caratteristiche stereotipate, in modo da renderli facilmente riconoscibili e suscitare con immediatezza simpatia, amore, odio o ribrezzo. Molte di queste maschere sono legate a tratti regionali. Oggi è come se la nostra Commedia dell’Arte avesse fatto della politica il proprio palcoscenico. Ed i consensi si coagulano direttamente attorno a queste maschere, visto che i partiti sono solo delle amebe. Le maschere più popolari ci aiutano a decifrare meglio il carattere di alcuni dei nostri politici. E con fondamento, visto che esse erano nate attingendo dalla realtà.  Per esempio, Capitan Spaventa sbruffone e spaccone che finisce inevitabilmente le sue avventure a suon di botte, non ricorda un po’ i due Matteo della politica nostrana? E Di Maio, non ha forse pigrizia, opportunismo, sfrontatezza e gusto per la chiacchiera paragonabili a Pulcinella?   Al presidente del consiglio Conte, invece, si attaglierebbe di gran lunga una maschera della sua regione: Farinella. Pensate che lo chiamavano così perché faceva il fornaio e nessuno ricordava il suo nome. Un signor nessuno, insomma. Che però salvò dalla invasione dei Saraceni il suo paese, Putignano, infarinandone gli abitanti in modo da farli sembrare tutti appestati. Da signor nessuno ad eroe, grazie ad una grandissima e geniale furbata. Per salvare l’Italia, purtroppo, non basterà una infarinatura. Bisognerà piuttosto rimettere in moto il processo democratico per la selezione della classe dirigente. Cioè responsabilizzare ciascuno nel proprio ruolo. I cittadini in quanto elettori e gli eletti in quanto rappresentanti del popolo. L’occasione si presenta con la discussione su una nuova legge elettorale. Che sia, finalmente, una legge che restituisce in tutto e per tutto il diritto di scelta ai cittadini.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: classe dirigente, giovani, governo, legge elettorale, marina italiana, nuova legge, parlamento, pd, personaggi, presidente del consiglio, processo, selezione

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. ulrico reali

    18 Agosto 2022 alle 09:33

    Al Direttore e Redattori,
    da un Europeo, fuggito via dal Bel Paese nel 82, per cercare una vita di qualità in Nord Europa (migliore decisione della mia vita)
     
    In Italia la verità sociale non è conosciuta…, essa è rimpiazzata dalle menzogne politiche. Per imbrogliare il volgo….
    rapidamente arretra l’Italia, Paese di furbi, si avvia verso il Sud America, ……….(o il Magreb ?) (non si sa quali le intenzioni della Corruzione…)
    …….per non aver voluto notare, ultimi 25 anni, quali diversi strumenti necessitano per gestire correttamente ogni Paese, ma non esistono in Italia.
     
    Si nascondono cosi tanti errori e insuccessi : finzioni fra i politici, che inventano scenari adeguati a confondere i cittadini, a imbrigliare/imbrogliare la società… Fra le molte finzioni, anche quella che l’Italia sia gestibile. Non è vero ! L’Italia non è mai divenuta una Nazione …., ecco Xché la coscienza sociale, il tessuto sociale, sono una pura chimera !
     
    E i cittadini non hanno scoperto le finzioni ? Non potrebbero, visto che in Italia molte evoluzioni politiche sono finte. L’Italia non fu unita, nonostante le richieste di Mazzini e D’Azeglio……Ecco perché i media nominano “questo paese” e non usano il nome Italia.   
    Il racconto che i politici fanno dei diritti dei cittadini è spesso artefatto. Il gioco è : “Tu non capisci, ma anche ti giro la frittata (le istituzioni) per non farti capire…” . E l’assenza di trasparenza sta bloccando l’economia. Non vedo i media stupirsi per tale aberrazione….
    Il rapporto politici/diritti dei cittadini è …. falso. Cittadini raramente realizzano un diritto, vista la poca qualità delle evoluzioni pubbliche. Persino Mattarella e Draghi non sanno la verità sulle finzioni ed i fallimenti pubblici ……(si capisce da come parlano).
     
    L’ex presidente dell’Eni Cagliari si tolse la vita in carcere. Suicida fu anche il socialista Moroni, a seguito di scandali di stato. Giorgio Bocca, allora ,reagi cosi : ”Nelle lettere di congedo di Moroni e Cagliari c’è il rifiuto del redde rationem con la giustizia, da entrambi con caparbietà suicida vista come congiura politica. In tanti paesi la Giustizia è strumento di vita sociale positiva….. Dalle parole dei 2 personaggi viene fuori come un ‘incapacità di sentirsi funzionari pubblici che dovevano servire lo stato ed invece avevano contribuito a derubare lo stato per servire il partito”. Ecco quindi le due morti eccellenti su citate, collegate alla assenza di legge, conseguente alla finzione di un coacervo di combriccole, cordate e tribù, che vogliono chiamarsi “Stato” !
     
    Questo è il puzzle italiano. Per analizzarlo, capirlo, necessari “cervelli che pensino fino”. Ma in Italia essi sono rari, molto rari. OCSE dice che l’Istruzione italiana è al 32° livello e la competitività dell’economia è al 44° livello !  Non sono le condizioni per progredire…..Eppure Mattarella ha detto “La Ripresa sarà con un fiore !”.   Mentre il Ballo delle Maschere continua, Mattarella smuove un fiore….. ma niente succede ! !
     
    E mentre il teatrino delle elezioni/buffonate riprende, Moody intanto abbassa la valutazione dell’economia italiana. Moody guarda i fatti reali, la politica racconta le favole..; la povertà sta arrivando !
                
    Un espatriato, che ha lavorato 25 anni in tutta Europa. (evito di lavorare all’italiana, con inefficienza)

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    23 Dicembre 2019 alle 09:31

    Caro Nicola, tutto giusto ma temo che per rimettere in moto la democrazia con partiti e élites credibili occorreranno secoli, un attesa che il precipitare dei tempi non può sostenere. Un piccolo esempio. Nascemmo entrambi, credo anche tu, a Firenze, una città bella che purtroppo decadde nell’eleganza. Ma troppi non sanno che l’eleganza a scavarla e insistervi diventa cafonaggine. L’altra sera transitando per i viali da piazza Beccaria a piazza Libertà restai veramente di sasso davanti alla cafona luminaria natalizia di alberi ridotti a caricature per entusiasmare una sensibilità per cafoni. Se Firenze in mano alla cultura dei cafoni è riuscita a diventare città cafona, dove e come speri di pescare nuove élites? Nardella, ingordo e mai sazio di lasciare la zampata del sindaco che rifonda la città, non si accorge delle cafonate ammesse dal Sacchi, assessore alla cultura? ( ma chi è e che ci fa? ). E i quattro accademici ” de noartri” che ogni tanto si ritrovano a studiare il Rinascimento nell’altrettanto centro di cafonate che diventato Palazzo Strozzi, non hanno niente da dire, oltre al chicchiericcio su Garin, Kristeller, Vasoli e via elencando? Silenzio! E allora viva Firenze cafona per cafoni!

    Rispondi

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