Il difficile rebus del Maggio Fiorentino divide la maggioranza in Comune. Tea Albini, parlamentare e consigliera comunale, non attacca Renzi ma ci va giù dura. Quanto alla soprintendente…..

Anche per questo gli atti auspicabili dal consiglio comunale erano due. Approvare una delibera “nuova” la cui portata amministrativa è da ratificare soltanto quando si creeranno le condizioni tecnico-economiche, e criticare in modo deciso la gestione fino al punto di chiedere le dimissioni della soprintendente.
Chi cerca di dare una valenza politica a quegli atti, individuando a causa di un fronte dissidente interno al PD comunale un attacco gratuito al Sindaco, fa un errore di superficialità e di sottovalutazione. Il problema è a monte. La città immaginifica dove tutto è facile da promettere e da fare non è una realtà possibile, ed è in quanto tale che oggi ci presenta il conto del Maggio e domani potrebbe presentarcene altri… vedi al capitolo tranvie.
Se gestire la difficile e necessaria partita del Maggio fosse stata solo questione di avere qualche ricettina “giovane”, di manager innovativi dall’accento meneghino e di tagliare qualche stipendio di troppo, figuriamoci se non ci si pensava prima. L’idea che in passato si sbagliasse tutto (per stupidità forse?) e al presente si faccia tutto eccezionalmente bene è non solo offensiva, ma inutile. Inutile come dire che gli attuali vertici del Maggio hanno colto gli obiettivi fissati dal Consiglio di Amministrazione. Non serviva e non serve solo questo. Serviva partire dalla realtà. Innovando, inventando, magari azzardando, ma sempre sulla realtà. Anche il piano presentato a sostegno della delibera, richiesta dal Ministro a dimostrazione che Firenze fa sul serio, ma al momento con il valore economico dell’acqua fresca, manca di queste capacità. Assomiglia al bilancio previsionale di un condominio, non ha il respiro culturale che ci si aspetterebbe per riportare il Maggio almeno nel mondo dove è sempre stato. E dispiace sentir dire che se le cose stanno a questo punto è anche colpa dei parlamentari che non aiutano a fare le giuste pressioni al Ministro. Anzitutto perché con i parlamentari non è mai stato intrapreso un dialogo, né sviluppata una sinergia comune, dimostrando di fatto di voler fare tutto da sé, e poi perché un conto è fare le pressioni (che comunque non mancano in Parlamento) e un altro è contrattare elemosine, magari a cena di qua e di là.
Non so se, alla luce di questi ragionamenti, la soprintendente si dimetterà sul serio rispettando il volere della maggioranza della rappresentanza cittadina o se si continuerà ad operare sul filo della presunzione di esser bravi da una parte sola. Quel che è certo è che se fino ad oggi per rilanciare il Maggio sarebbe bastata la bravura, da oggi in poi ci vorrà del genio.
Tea Albini (deputata e consigliera comunale di Firenze)

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