La recente visita del presidente cinese Xi Jinping in Arabia Saudita, con i suoi riverberi commerciali e politici, dimostra, ancora una volta, che la strategia unipolare americana di isolare i potenziali sfidanti e avversari, con l’avallo di un’Europa miope, non funziona.
La Cina ha siglato importanti accordi di fornitura di petrolio e di gas. E non solo.
Negli incontri di Riyad ha rinforzato la partenership e la cooperazione con i Paesi del Golfo produttori di petrolio e con quelli della Lega Araba. Per questa ragione si è parlato di una visita storica.
La prospettiva, naturalmente, è di far arrivare in queste regioni e nel Mediterraneo la nuova Via della seta, la Belt and Road Initiative (Bri) con tutti i suoi progetti infrastrutturali, tecnologici e industriali.
Cina e Arabia Saudita hanno firmato un memorandum per coordinare le iniziative economiche della succitata Bri con il programma saudita “Vision 2030” di sviluppo industriale e manifatturiero. Gli accordi prevedono la cooperazione nei settori spaziali, nucleari, missilistici, delle nuove energie come l’idrogeno, e delle grandi infrastrutture tra cui la costruzione di “Neom”, una città super moderna da 500 miliardi di dollari.
Tra i contratti firmati vi è quello con Huawei, il gigante delle telecomunicazioni, che, nonostante l’opposizione americana, ha già degli accordi per la rete 5G con quasi tutti i Paesi del Golfo.
E’, quindi, naturale che la Cina abbia proposto di utilizzare lo yuan nei pagamenti per le forniture di energia e più in generale per gli scambi commerciali. Per i prossimi anni la Cina avrà bisogno di importare, non solo dalla Russia, grandi quantità di petrolio e di gas. D’altra parte, il 72% del petrolio e il 44% del gas consumati in Cina sono importati.
Nel 2021 il commercio tra Cina e Arabia Saudita è stato di 87,3 miliardi di dollari, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente. Di questi, 44 miliardi sono per il petrolio. Il 25% del petrolio saudita va verso la Cina. Si noti che nel 2021 l’Arabia Saudita era già il primo esportatore di petrolio in Cina, davanti alla Russia.
Del resto i rapporti economici con la Cina sono in crescita da tempo. Nel 2010 la China Railway Construction Corp. ha costruito una ferrovia di oltre 18 km per trasportare i pellegrini alla Mecca. Più recentemente è stato siglato un accordo di lungo termine sull’energia tra la Sinopec e l’Aramco, le rispettive compagnie petrolifere nazionali.
In uno studio del Ministero degli esteri cinese “China-Arab cooperation in the new era” si propongono una cooperazione monetaria con le banche centrali della regione e l’uso delle monete nazionali nei pagamenti.
Dell’utilizzo dello yuan se ne parla da anni. Nel 2018 i cinesi hanno introdotto contratti petroliferi in yuan nel tentativo di internazionalizzare la loro moneta. I sauditi considerano di includere contratti future denominati in yuan nei modelli di formazione del prezzo del petrolio dell’Aramco.
La supremazia del dollaro rimane, ma fortemente indebolita. Esso è usato nell’80% del commercio mondiale del petrolio. Tutto il petrolio saudita è ancora commerciato in dollari. Nelle riserve monetarie di Riyad vi sono più di 120 miliardi di dollari in Treasury bond americani. Non di meno, è opportuno notare che, dall’inizio del 1990, le importazioni Usa di petrolio dall’Arabia Saudita si sono ridotte a un quarto.
Molti Paesi, anche alcuni tra gli alleati degli Usa, sono stati fortemente colpiti dal fatto che il sistema finanziario basato sul dollaro sia stato usato come arma di guerra nelle sanzioni contro la Russia, facendo venir meno la certezza di garanzia e di sicurezza.
E’ ancora aperta, ma forse per poco, la “window of opportunity”, cioè la possibilità di riorganizzare l’intero sistema economico, monetario e commerciale globale su una base moderna e più equa.
E’ necessario però, che gli Usa abbandonino la pretesa primazia unilaterale per preparare con le altre nazioni, a cominciare dai Paesi del Brics, un nuovo Accordo di Bretton Woods. Tale necessità ci sembra sempre più urgente. L’Europa potrebbe avere un ruolo centrale in tale iniziativa multilaterale. Lo ripetiamo da tempo: il ruolo dell’Europa non può essere ancillare rispetto agli Usa. Ha tutte le carte in regola per essere protagonista attivo nella realizzazione di un nuovo assetto, multipolare, del mondo.
Altrimenti, le tensioni geoeconomiche e geopolitiche potrebbero acuirsi a tal punto da rendere possibile un conflitto catastrofico.
di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
già sottosegretario all’Economia **economista
www.societalibera.org

Interessanti gli articoli proposti in particolare l’articolo di Lettieri sul ruolo irrazionale dell’Europa nella crisi tra Ucraina e Russia . L’Europa è incapace di prendere l’iniziativa di una forte spinta diplomatica per un cessate il fuoco, considerando le richieste legittime russe. Visto che la NATO ALLEANZA MILITARE OFFENSIVA NON ACCENNA A RAGIONARE SUL FATTO CHE SE SI CONTINUA SU QUESTA STRADA POTREBBE SCOPPIARE UN’ALTRA GUERRA NUCLEARE. I GIAPPONESI SANNO COSA VUOL DIRE. Questo atteggiamento guerrafondaio Di Michel e Von Der Layen, Scholz e Macron la classe politica italiana è un fantasma. Draghi che qualcuno ha preso un abbaglio sulla capacità politica di un finanziere si è completamente disteso come un tappeto sulle orme di un presidente Biden che difende gli interessi di politica di potenza americana. Più che un sintomo è una vera incapacità di comprensione della Storia . La Russia difende lo Stato e il territorio della federazione siamo ad un passo dalla guerra . IL comico Zelensky viene invitato in tutti parlamenti e nelle televisioni dovrebbe vergognarsi di far ammazzare il suo popolo. il mondo è sull’orlo della follia.