
Un testo amaro, al tempo stesso comico e crudele, specchio di una società “malata di menzogna”. Gabriele Lavia dirige e interpreta con Federica Di Martino Il berretto a sonagli (al Teatro della Pergola di Firenze dal 17 al 22 gennaio). Una commedia dai risvolti drammatici, specchio di una società “malata di menzogna” che ha per protagonista l’umile scrivano Ciampa, il quale ricorre alla follia per mantenere la facciata di rispettabilità del suo infelice matrimonio. La verità non può trovare casa nella società umana. Solo un pazzo può dirla.
Scritta in siciliano e poi riadattata in italiano, Il berretto a sonagli è la pièce che forse meglio mette in luce le tematiche di fondo del Premio Nobel agrigentino,
Intrecciando le due versioni e potenziando la spietata comicità del testo, Lavia ci pone a confronto con il primo esempio radicale di teatro italiano “espressionista”: una commedia crudele, dove tutto viene accettato, tranne la verità.
“Non c’è dubbio – dichiara Lavia – che in siciliano questa commedia nerissima sia più viva e lancinante. Noi facciamo una mescolanza tra la prima e la seconda versione di questo specchio di una umanità che fonda la sua convivenza civile sulla menzogna. La verità – continua – non può trovare casa nella società umana. Solo un pazzo può dirla, perché tanto, si sa, … è pazzo! ” .
Lavia sottolinea anche che “ il sottile confine fra l’essere e l’apparire, e il limite fra sanità di mente e pazzia, sono quelli su cui si muovono in precario equilibrio tutti i personaggi de Il berretto a sonagli, a cominciare proprio da Ciampa, ben al corrente della relazione fra sua moglie Nina e il Cavaliere Fiorica suo principale, ma accettata a patto di salvare le apparenze al cospetto della cittadinanza”.
Ma quando la moglie del cavalier Florica, Beatrice,(interpretata da Federica Di Martino), scopre il tradimento del marito fa scoppiare lo scandalo pubblico, tutto ciò deve essere in qualche modo “sanato” ricorrendo alla “pazzia” e in questo modo è possibile anche godere del beneficio che la società riserva ai pazzi : poter gridare in faccia a tutti la verità.
Lavia spiega anche che in scena troviamo “un vecchio fondale e pochi elementi, relitti di un salottino borghese, dove viene rappresentato un pezzo di vita di una famiglia perbene che fa i conti con l’assillante angoscia del dover essere per gli altri”.
Apparenze, di ombre che si agitano nel dolore e nella pazzia – sottolinea Lavia nelle note di regia – soltanto “i personaggi” sono “veri” e “vivi”[…] un nulla affollato da fantocci, da pupi “ che l’attore e regista ha voluto presenti anche in scena, accanto agli attori che si aggirano e si agitano fra quei mobili sghembi e quei fondali strappati, come è anche la vita, con le sue vicende umane sempre al limite fra coscienza e pazzia, realtà e apparenza, verità mai assolute, ma sempre relative e spesso sovrapponibili.
Una tragedia crudele, quindi, con i toni della farsa. Come se la propria vita fosse una recita per “gli altri”, che ne sono spettatori ingiusti e feroci.
A fianco di Gabriele Lavia e di Federica Di Martino, Francesco Bonomo (Fifì La Bella), Matilde Piana (La Saracena), Maribella Piana (la vecchia serva Fana), Mario Pietramala (il delegato Spanò), Giovanna Guida (Assunta La Bella), Beatrice Ceccherini (Nina Ciampa). Le scene sono di Alessandro Camera; i costumi sono ideati dagli allievi del Terzo anno dell’Accademia Costume & Moda Matilde Annis, Carlotta Bufalini, Flavia Garbini, Ludovica Ottaviani, Valentina Poli, Stefano Ritrovato, Nora Sala, coordinati da Andrea Viotti, che hanno vinto il Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2022; le musiche sono di Antonio Di Pofi; le luci sono di Giuseppe Filipponio.




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