La somma di responsabilità lasciate inevase, di rinnovamento del tutto disatteso, di riforme mai neanche tentate, si sublima in un ritorno al passato

Non stupisce affatto che il Presidente della CEI Bagnasco ed il cardinale Ruini siano primattori nelle manovre in atto per coagulare liste centriste, Udc, resti di cattolici del Pd e transfughi del Pdl sotto la figura ormai leviatanica di Mario Monti, ricevendo segretari di partito, aspiranti leaders, sindacalisti ed imprenditori, neanche fossero gli unici incaricati delle consultazioni pre-elettorali – il vecchio italico peccato originale della dipendenza fatale dall’orbita cattolica rinvigorisce nella improvvisa e pretestuosa importanza attribuita al PPE europeo, cui sembriamo di colpo dovere non solo sottomissione ma persino genuflessione, al fine di ottenere il prezioso benestare a rimanere nel club delle nazioni europee.
Il balletto schizofrenico eseguito da Berlusconi, o da quel che ne resta nella sua ultima e stravolta reincarnazione, è stato solo il segnale atteso dai più per giustificare una chiamata alle armi contro il presunto nemico – in verità un patetico fantasma che non spaventerebbe neanche un bambino – ed a favore invece dell’unica soluzione in grado di assicurare la sopravvivenza di un blocco di potere che ci ha fin qui paralizzati, e che non intende cedere di un millimetro anzi rilancia spavaldo la propria avida Opa sulle macerie di questo paese. Il pronto affannarsi di vecchi politici, vecchi cardinali, vecchi sindacalisti, vecchi imprenditori, vecchi lobbisti cattolici, vecchi manipolatori di voti, al capezzale della repubblica moribonda non è altro che la messinscena ipocrita di una decrepita classe dirigente che ancora lotta per difendere il proprio incancrenito potere.
E poichè nulla accade per caso, bisogna pur dire che questa ultima amara svolta è il frutto degli ultimi dodici mesi, di una serie di scelte e non scelte che è precipitata fino alle estreme conseguenze prospettandoci un futuro che è in realtà un passato già perdente, già fallimentare eppure destinato a ripetersi ancora come una maledizione di cui non sappiamo liberarci. Il governo tecnico, insediato dal Presidente della Repubblica e preferito alla via delle urne, ha generato il feticcio del montismo, versione bocconiana dell’uomo della provvidenza che arriva a salvare il paese e poi decide che non si può più fare a meno di lui. I partiti, messi in pausa, hanno fatto dodici mesi di melina intorno ad una legge elettorale che nessuno in realtà voleva cambiare, ottenendo il bel risultato di mandarci di nuovo al voto con il Porcellum – ma allora si poteva votare un anno fa, sarebbe stata proprio la stessa cosa, solo che nessuno voleva mettere la faccia su provvedimenti impopolari e tantomeno sottoporsi al giudizio di elettori imbufaliti. Nel frattempo, mentre la politica era del tutto incapace di riformarsi e per di più veniva travolta da una serie di scandali tutti legati alla gestione allegra degli abnormi finanziamenti pubblici ai partiti, si è accreditata la versione della intoccabilità di Monti, nuovo re taumaturgo, il solo capace di placare i mercati, i tedeschi e gli speculatori con il solo suo apparire, alimentando il mito fasullo del tecnico super partes capace di schiacciare sotto il suo ampio loden la malapolitica corrotta ed imbelle.
Poi, all’avvicinarsi delle elezioni, si è consumato l’ultimo atto: le primarie del Pd, unico segnale di vitalità prodotto da un partito, hanno decretato la vittoria di una sinistra vecchia negli uomini e nei programmi, divisa su tutto e sbilanciata all’estrema, come sempre, incapace di superare i propri limiti e di allargare il proprio bacino elettorale, uno spauracchio perfetto, tale da autorizzare le peggiori previsioni di futura ingovernabilità, di un prossimo governo debole e vacillante, e dunque da avallare l’operazione del tutti con Monti per ricostruire un grande centro democristiano della peggior specie.
Così il cerchio si chiude, la somma di responsabilità lasciate inevase, di rinnovamento del tutto disatteso, di riforme mai neanche tentate, si sublima in un ritorno al passato, in un superamento del bipolarismo inteso come una vasta confluenza nella palude stagnante del centro più retrivo e conservativo che si sia mai agglomerato in questo paese. Scordiamoci ogni possibilità di fare un passo avanti, scordiamoci ogni velleità di riforme profonde e radicali, mettiamo da parte ancora una volta qualunque svolta in tema di diritti civili – moriremo democristiani e montiani, un ibrido che neanche nei nostri peggiori incubi avevamo intravisto, quando ancora speravamo in un sussulto di vitalità di questo paese che invece riesce solo ad avvitarsi su se stesso ed a tornare sempre più indietro.

Dunque :l’ architettura de facto della nostra repubblica si pone oramai in contrasto con i princìpi dettati dalla prima parte della Carta ,visto che siamo adesso in una oligarchia semipresidenziale,l’elemento fondante non è il lavoro ma il potere acquisito dai membri della Casta , i partiti sono dei simulacri di partecipazione ( anche le primarie sventolate dal PD sono di fatto “bloccate” su liste dovute ), e le “elezioni” sono momenti di consenso plebiscitario a vantaggio dei soliti noti di un abusato che si pretende “sicuro”: Nè la marcia su Roma nè quella da Roma ( decentramento federalista ) appaiono più salvifici di alcunchè …dobbiamo proprio continuare così ?
Desolatamente vero!