C’era una volta Giuseppe Saragat.
Per la sua opposizione al fascismo era dovuto riparare all’estero. A differenza di tanti altri, che erano fuggiti in Francia, trascorse la maggior parte del suo esilio in Austria. E venne, così, in contatto con gli esponenti del socialismo più progredito che contribuirono al formarsi in lui di una coscienza socialdemocratica moderna, libertaria, occidentale, tutta improntata al rispetto della persona e dei suoi diritti : “non c’è socialismo senza democrazia” era la sintesi del suo credo.
Saragat aveva rotto il “fronte popolare”, cioè il patto di unità d’azione fra socialisti e comunisti perché vedeva più lontano degli altri socialisti ed era convinto che l’Italia doveva restare ancorata al mondo occidentale.
Mentre PCI e PSI nutrivano simpatia e reverenza verso l’impero sovietico di Stalin, Saragat difese la libertà del paese operando la scissione di Palazzo Barberini e dando vita ad un partito (PSLI, poi PSDI) che fu determinante per conservare la democrazia in Italia.
Era davvero un socialista democratico: con una visione sociale molto più avanzata di quelli che lo avversavano e lo coprivano di insulti (che poi sono i nonni e i babbi, politicamente parlando, di quelli che hanno coperto di insulti Craxi, e continuano a coprire di insulti chiunque dissenta da loro).
Sintetizzava il suo programma sociale – in un’epoca nella quale ce n’era drammatico bisogno- in tre parole: case, scuole, ospedali.
Mentre, tra mille difficoltà, in parte il programma enunciato dal leader della socialdemocrazia italiana veniva realizzato, l’estrema sinistra, cioè i comunisti, irridevano alle realizzazioni: “è un programma da riformisti, cioè all’acqua di rose. Quando toccherà a noi, allora si, vi faremo vedere”.
Va detto subito che Berlusconi non è Saragat.
Ma ciò che più importa nelle polemiche seguite all’annuncio del presidente del consiglio di voler dotare di una casa gli Italiani che ancora non ce l’hanno, è che purtroppo gli eredi di coloro che irridevano Saragat sono esattamente come i loro antenati: stessa spocchia, stessa inconcludenza, stessa incapacità di mettersi in sintonia coi bisogni primari della gente comune.
Un aspetto della tragedia della sinistra italiana sta proprio in questo: è passata praticamente una generazione dall’ultimo programma organico di incentivi alla casa. Ma alla sinistra non è venuto in mente di proporne uno nuovo. Nonostante l’immigrazione, nonostante il disagio delle grandi città, nonostante il gran bisogno delle giovani coppie (che ormai si formano attorno ai trentacinque anni anche per la difficoltà di trovare un appartamento).
E se l’idea la lancia un altro, questa nostra cosiddetta sinistra non lo incalza, non lo inchioda sui mezzi finanziari, sui tempi.
Strilla come un bambino che ha dimenticato il suo giocattolo ma non vuole che altri ci giochino.
E’ lunga la strada per diventare adulti, cioè veri riformisti.
LA CASA E’ DI SINISTRA O DI DESTRA?
E’ passata praticamente una generazione dall’ultimo programma organico di incentivi alla casa. Ma alla sinistra non è venuto in mente di proporne uno nuovo. Nonostante l’immigrazione, nonostante il disagio delle grandi città, nonostante il gran bisogno delle giovani coppie.

La casa (da agevolare con soldi pubblici)dovrebbe essere un bene caro alle sinistre perchè aiuta chi ha meno possibilità.
Ma non c’è da meravigliorsi se ogni proposta che non sia loro venga rigettata se non derisa.
Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
QUALCUNO CI SALVI!
Cosa vuole oggi come ieri la gente per rendere decente la propria esistenza?
Vuole poter vivere tranquillamente in una casa senza il pericolo di essere buttata fuori, magari in vecchiaia; vuole potersi curare senza rischio di essere considerati malati di serie B o C; vuole assicurare una buona istruzione ai propri figli affinchè, se hanno i numeri, possano affermarsi nella vita.Di cosa si preoccupa oggi la sinistra, che dovrebbe avere a cuore queste aspirazioni? Difendere le richieste corporative dei magistrati ( ma quando finiranno di pagare il debito per essere stati salvati da Tangentopoli?), difendere gli interessi finanziari e speculativi dei padroni della grande stampa ( evidentemente un debito da pagare anche questo); manifestare sempre un isterico antiamericanismo (vedi comune di Torino sulla Coca Cola).
Nella Casa delle Libertà le cose non vanno meglio e Berlusconi non è certo Saragat.
Qualcuno vuole toglierci dalla disperazione dando vita ad un credibile terzo polo, laico e riformista?
Davvero,la strada è lunga….così lunga che il giocattolo (la cooperazione e le cooperative) strada facendo si è deformato .Divenendo una centrale di potere economico ,politico e finanziario che con la cooperazione vera non ha più niente a che fare ;anzi rappresenta a pieno titolo esempio di impresa capitalistica. “La Coop sei tu “, anche se – a parte i piccoli vantaggi del momento – gli interessi della gestione non riesci a vederli .Ma ben li vedono i Comuni magari rossi come Firenze………che risulta uso ad esigere nel tempo odiose rivalutazioni sui terreni e sulla proprietà della casa
…..”.Quando toccherà a noi, allora si, vi faremo vedere”………stiamo vedendo ! E pagando ! Non solo in base al reddito ,come indicherebbe la Costituzione repubblicana ,ma soprattutto quando diventi proprietario ( e notoriamente la proprietà ti assimila al ladro )……: tassazione patrimoniale ed ICI , più altre tariffe locali(servizi ,consorzi obbligatori) ,dimensionate sulla superficie posseduta anziché sull’effettivo consumo ….. ed a nulla varrebbe eccepire :abbiamo già dato !
“…….prima ! Ma oggi è un altro giorno !” Sentenza , questa ,utilizzata anche in occasione dei primi condoni edilizi : a fronte di una promessa normativa di perdono con l’auto-denuncia , l’allora governativo Veltroni riuscì a riesumare una normativa del Ventennio , applicando – a sanatoria conclusa – una tassa sul panorama violato !
Ma tutto ciò che è privato ( di proprietà singola ) tende ad essere colpito . Prendiamo l’auto : da noi viene apertamente combattuto l’uso del mezzo proprio,dietro giustificazioni ecologiche ……. con una tassa di circolazione minuziosamente esatta ma pesantemente limitata : tra limitazioni e divieti ( spesso concepiti e tendenti più a complicare – si facilita solo il balzello della multa -,e ad impedire tout court che a facilitare e salvaguardare ),strade dissestate ( dissestate ,non con lavori in corso ), realizzazioni cervellotiche se non proprio sbagliate (dice nulla il caso Fortezza ?) cosa resta del termine “circolazione” non è dato di vedere , a parte la creazione del nuovo carrozzone intitolato alla Mobilità ( !)…..perché i giocattoli non devono mai mancare ,neanche “a sinistra”!
…..”Quando toccherà a noi, allora si, vi faremo vedere”…………