La grande infornata di centinaia di nomine che ridisegnano a misura renziana l’enorme business delle aziende pubbliche, è figlia di quello stesso tweet: “Enrico stai sereno”.

Nessun scandalo e, per quanto ci riguarda, niente di diverso ci attendevamo. E’ vero che Renzi si gioca tutto, come ama ripetere. Ed è perciò costretto ad alzare sempre la posta per uscire da una fase che presenta ancora pericoli per lui. Dunque: chi mi ama mi segua, chi non mi ama stia attento che potrebbero esserci le elezioni dietro l’angolo.
Lasciamo ad altri il compito di analizzare una ad una le nomine, segnalandoci puntigliosamente chi è amico di chi, le motivazioni di una destinazione piuttosto che un’altra, il quoziente di “nuovismo”, la percentuale di “rivoluzione rosa” ed altre simili amenità. Questa non è soltanto la “carica dei serenissimi”, ovvero la spiegazione (per chi non lo avesse ancora capito) dell’improvvisa accelerazione che ha portato al siluramento di Letta. Questa è una parte determinante della mappa del potere per gli anni a venire. Quelli destinati ad accompagnare gli anni di Renzi, ma anche i successivi. Si tratta, infatti, di un potere più forte di quello politico, che a Renzi soppravviverà per accordarsi poi con i suoi successori, fino a nuova “rivoluzione”.
Intanto è possibile leggere la “rete” di Renzi. Quella che ha sostenuto la sua vittoria e si appresta a sostenere la sua sopravvivenza. Qualcuno ha espresso meraviglia per l’ex amministratore delle ferrovie Mauro Moretti “promosso” a Finmeccanica nonostante gli “scazzi rumorosi” per il minacciato taglio del suo stipendio. Ma da meravigliarsi, piuttosto, c’era per quello che era stato interpretato come un litigio. Moretti, da amministratore delegato delle Ferrovie è di casa da anni a Firenze, dove si sta realizzando una delle opere più gigantesche (per molti più sciagurate) degli ultimi tempi. Cioè il passaggio sotto la città della “direttissima ferroviaria” Roma-Milano.

Inquadrare le decisioni renziane in un lucido calcolo razionale mi sembra molto fuorviante. Eccetto due o tre nomi, il governo snoda una congrega di gentucola obbediente all’ultima ventata. Ma è soccorso dall’informazione dietrologica che permettendo di rapportare tutto a tutto e tutti a tutti inventa possibilità e disegni infiniti che invece sono solo frutto del caso. E il caso è sempre l’ultimo treno da prendere in corsa dando a intendere che fosse un progetto a lungo studiato. Non è difficile trasformare il caso in opportunità, ma la politica è altra cosa.
Nicola, ti ricordi che esprimemmo tanti dubbi. Anzi, non chiamiamoli dubbi, ma giudizi negativi, su quell’improvviso acquietarsi di Renzi di fronte a Moretti: sottoattraversamento senza contropartite tecniche o anche sociali, stazione Foster ingombrante e più che altro business dove non se ne vedeva il bisogno, eccetera. Fu una ricerca di equilibri, non so quanto giudiziosa, visto che certe conseguenze le paga o pagherà anche la città. Oggi assistiamo ad un proseguimento di quella logica dell’equilibrio di cui anche uno come Renzi deve tener conto, se vuole sopravvivere. Vuol dire che metteremo queste contingenze nel cestino del male, accanto a quello del bene, sempre in attesa di vedere chi alla fine avrà avuto ragione. E magari anche commentare.