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La Camusso riuscirà a iscrivere i robot alla CGIL?

L’industria italiana, già prima in Europa nell’utilizzo dei robot, prevede di sostituire nei prossimi 5/10 anni un terzo dell’attuale personale con robot.

di Giacomo Properzj | 8 Maggio 2017

La Signora Susanna Camusso, appassionata di vela, è la Segretaria generale della CGIL e non smette di far danni. Non è colpa sua, essa è impegnata in una forte concorrenza col Signor Maurizio Landini, emiliano, Segretario Nazionale della Fiom che prevede di raccogliere intorno a sé qualche cosa che non è un partito, non è un movimento, non è un circolo culturale ma, diciamo così, un’area sociale che poi, penso io, avrebbe il compito di fornire un po’ di voti per portare in Parlamento il Landini stesso.

La prima operazione a cui si è dedicata con animo generoso la nostra Camusso è stata quella di raccogliere firme, cosa non difficile data la sua vasta organizzazione, per un referendum contro i voucher: il Governo, timido e fragile, forse ancora credente nelle masse operaie, ha ceduto subito. D’ora in poi per far dare le ripetizioni al proprio figlio bisognerà assumere a tempo indeterminato un professore salvo retribuirlo al nero. La seconda soluzione, si prevede, sarà quella più seguita.

In gennaio rifiutandosi di partecipare alle riunioni con la proprietà per arrivare a un accordo, come è stato a Napoli, la CGIL di Camusso ha portato al fallimento il grosso call center Almaviva di Roma con il risultato di un licenziamento di 1666 dipendenti. Non contenta la CGIL si è appellata al giudice del lavoro il quale le ha dato torto e condannata a pagare le spese processuali. Con Alitalia, del tutto recentemente, la Signora Camusso e gli altri sindacati hanno sottoposto un accordo di ricapitalizzazione con licenziamenti limitati al referendum dei dipendenti: i dipendenti hanno respinto l’accordo. L’Alitalia è stata commissariata, ci si avvia, se non si riesce a vendere la società, al fallimento vero e proprio.

Adesso la Signora Camusso si trova di fronte a una situazione ancora più difficile perché l’industria italiana, già prima in Europa nell’utilizzo dei robot, prevede di sostituire nei prossimi 5/10 anni un terzo dell’attuale personale con robot, cioè macchine elettroniche o altro . Gli industriali considerano, con questa operazione, di abbattere parzialmente i costi fiscali dei dipendenti assunti regolarmente che sono i più alti d’Europa.
Questo progetto ha un difetto: sembra difficile iscrivere i robot alla CGIL. Niente paura. Si può tassarli anche loro come si fa con gli operai e trattenergli circa un terzo della busta paga anche se non hanno bisogno né dell’INPS né dell’INAIL. Se il Governo, debole e premuroso, adotterà questo sistema il rinnovamento robotico dell’industria italiana sarà quanto meno ritardato.

Pare che non esista più la “classe operaia” ma continuano a esistere gli operai, spesso con la partita IVA oppure dipendenti da aziende al di sotto dei 14 dipendenti. Si è creata dunque una situazione nuova dove il ruolo delle grosse organizzazioni sindacali (la CGIL da sola ha, in forma più o meno diretta, pressappoco 10.000 dipendenti) è messa in discussione così come quello dei loro dirigenti come si è visto in occasione al referendum dell’Alitalia.

Il problema politico sta nel fatto che questi operai “dispersi” o disoccupati in Francia votano per la Le Pen e in Italia per il comico genovese Grillo. Sfuggono ovvero alla tradizionale impostazione socio politica cioè al voto a sinistra. Sinistra che viene occupata da una fascia medio piccolo borghese molto preoccupata dei matrimoni gay, della legge sul fine vita e di altri problemi significativi del livello di civiltà del Paese ma meno preoccupata dei concreti problemi del fine mese: il risultato 10 milioni di famiglie sull’orlo della povertà o già in povertà. Non è un problema solo italiano, la Signora Camusso dopo l’elezione di Trump ha cominciato a capirlo ma agisce ancora secondo una linea tradizionale del sindacato italiano e chiede, per esempio, che l’Alitalia venga salvata dalla Cassa Deposito e Prestiti che non può farlo per statuto.

Insomma l’attitudine buroconservatrice del nostro Paese si conferma ancora una volta in tutte le sue manifestazioni anche presso quei settori che dovrebbero essere i più agili e spregiudicati come per loro natura sarebbero i sindacati: come sempre l’ultima dea resta la speranza. Nel nostro specifico caso che la Signora Susanna si dedichi sempre più al suo sport preferito e trovi nel vento e nel mare ispirazioni più moderne lasciando sul continente che la storia economica dell’Europa si sviluppi intorno a linee nuove e difficili.

 

Giacomo Properzj

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, camusso, costi, danni, europa, fallimento, figlio, francia, governo, inail, industria italiana, inps, italia, iva, lavoro, macchine, mare, movimento, napoli, natura, organizzazioni, parlamento, referendum, roma, sindacati

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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