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La caduta di Berlino

La decisione dell’Unione europea, annunciata trionfalmente dall’ungherese Orban, di finanziare con un credito di 90 miliardi di euro l’Ucraina, invece che di sequestrare le centinaia di miliardi di asset russi congelati, deriva dalla convinzione americana che la Russia sia oramai esausta e felice di firmare una pace, pur di salvare la faccia. La Germania non che avesse elementi di valutazione diversa da quelli degli alleati, tanto che il cancelliere Merx, pur sostenendo l’opzione del sequestro, ha ceduto con grande compostezza. La differenza fondamentale deriva dal fatto che i tedeschi hanno i russi alle porte di casa, per non dire dentro, visto che Kaliningrad è solo Königsberg e si sono liberati dei russi più tardi di tutti. Soprattutto, a sentire i loro generali, i tedeschi ancora si ritengono un bersaglio di Mosca.

di Riccardo Bruno | 22 Dicembre 2025

La decisione dell’Unione europea, annunciata trionfalmente dall’ungherese Orban, di finanziare con un credito di 90 miliardi di euro l’Ucraina, invece che di sequestrare le centinaia di miliardi di asset russi congelati, deriva dalla convinzione americana che la Russia sia oramai esausta e felice di firmare una pace, pur di salvare la faccia. La Germania non che avesse elementi di valutazione diversa da quelli degli alleati, tanto che il cancelliere Merz, pur sostenendo l’opzione del sequestro, ha ceduto con grande compostezza. La differenza fondamentale deriva dal fatto che i tedeschi hanno i russi alle porte di casa, per non dire dentro, visto che Kaliningrad è solo Königsberg e si sono liberati dei russi più tardi di tutti. Soprattutto, a sentire i loro generali, i tedeschi ancora si ritengono un bersaglio di Mosca.

La Russia da oggi sa che l’Europa è più stanca della guerra di lei. Gli europei non hanno avuto la forza di schierare soldati, nemmeno ci hanno pensato tranne Macron, subito redarguito, ed ora non hanno avuto il coraggio di rubare ad un ladro. Mai Putin fosse in grado di continuare la guerra in Ucraina, i 90 miliardi di finanziamento volerebbero via in meno di un anno. Alla fine del 2026 gli europei si ritroverebbero d’accapo. Non che la Russia non abbia motivi per mollare, anzi. La roboante avanzata nel Donbass vantata dal Cremlino è pura fantasia. Appena i russi conquistano una linea del fronte, vengono colpiti su un fianco. Putin ha detto che il Donbass lo conquisterebbe da solo? Continua così e forse in altri dieci anni. Per cui dovrebbe essere ben felice gli venisse consegnato a tavolino, con la possibilità di chiuderla lì con sanzioni e riparazioni, per rientrare invece nel business di affari della ricostruzione di quello che ha appena distrutto. Immorale? L’irresistibile sogno della pace.

Chiunque altro farebbe la firma. Trump ha superato Lyndon Johnson che voleva coprire Ho Ci Min di miliardi di dollari credendo gli interessasse sviluppare il suo bel Nord Vietnam. Come si sa, il presidente Johnson non aveva la più pallida idea di chi si trovasse di fronte. In questo caso può darsi che Trump comprenda meglio Putin. Il russo tiene famiglia in Europa, appunto, il vecchio Ho aveva solo il sangue agli occhi. Semmai bisognerebbe capire come al Cremlino, la società russa di fatto non esiste più, è stata distrutta, verrebbe presa una guerra condotta per più di tre anni con il risultato di aver guadagnato un pezzettino del Donbass. Può darsi che Putin, liquidato Prigozhin, controlli come nemmeno Stalin il vertice politico del paese e passi facilmente per un trionfatore. Ha perso la Siria, ha conquistato Prokovsk. Difficile da credere, non fosse che i russi si bevono tutto. Potrebbe invece anche darsi che Putin si debba lanciare in un’ altra avventura. C’è il mito della potenza polverizzata in Ucraina da recuperare. Non magari la Polonia, come dice Zelensky, ma forse l’Azerbaigian.

Da notare che mentre gli europei discutevano appassionatamente, la flotta russa è stata colpita nei porti della Crimea. Un sottomarino non sta più a galla. Mentre al largo di Creta droni ucraini avrebbero centrato una petroliera della flotta fantasma, tremila chilometri di distanza da Odessa. Con tutto il rispetto per le capacità balistiche dell’Ucraina, non siamo mica mugichi. Qualcun altro deve essere poco disposto a perdersi in chiacchiere e non ha nessuna voglia di veder i russi scorrazzare per il mediterraneo, così come non ha piacere di trovarsi puntati i missili supersonici in Bielorussa contro le sue coste. Tutto sommato, l’Inghilterra resta ancora la migliore garanzia su cui Kyiv e le imbelli capitali europee possano contare.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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