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La “Passione secondo Matteo” e la St. Jacob’s Chamber Choir si Stoccolma a Prato

di Enrico Martelloni | 3 Aprile 2012

Ci voleva tutta la passione dell’Orchestra Strumentale Pratese, giovedì sera 29 marzo al teatro Politeama, diretta con esperta sapienza dallo statunitense Gray Garden, per dimostrare al suo affezionato pubblico, quanta duttilità ha, d’interpretazione. Il pubblico, alla fine, si è sciolto in lungo applauso, che poteva essere trattenuto ancora, per qualche secondo di meditazione in più, prima di salutare una tale esposizione della “Passione secondo Matteo” BWV 244 di Johann Sebastian Bach (1685 – 1750). L’ora tarda, ha fatto cedere il pubblico sul più bello. Poco importa, tre ore di Bach non sono uno scherzo. Richiede una concentrazione notevole che gli ascoltatori hanno dimostrato di saper sostenere  e apprezzare, seguendo attentamente il libretto ed esecuzione, del sesto concerto in programma della Camerata per questa stagione, con la St. Jacob’s Chamber Choir di Stoccolma, già vincitore di numerosi premi internazionali e colma di riconoscimenti in tutto il mondo.  Un anno fa preciso, era stata eseguita la “ Passione secondo Giovanni” BWV 245, l’altra monumentale opera liturgica luterana di Bach, diretta da Garden con il medesimo coro.  Di durata doppia, la “Passione secondo Matteo” è differente per impostazione teatrale e pathos espressivo dalla seconda, quest’ultima scritta in senso temporale, però, alcuni anni prima. La concezione rococò della Passione di Bach raccoglie radici lontane nel tempo, nella tradizione italiana che il maestro tedesco ha esaltato, trovando nei canoni del mottetto la forza emotiva di raccontare la passione di Cristo. I diversi interpreti hanno perciò ricongiunto tutto il percorso suddiviso in tre parti essenziali: l’Evangelista, il Cristo, la Turba, alternando le parti introdotte dal recitativo e sottolineate dallo splendido coro.  Proseguendo nell’ascolto va menzionato almeno due momenti particolari di luminosa bellezza. Nell’aria di Basso (42) “ Gebt mir meinen Jesum wieder!” ( Rendimi di nuovo il mio Gesù!), il primo violino ha toccato attimi eccelsi di virtù, e comunque, tutte le parti musicali sono di grande bellezza, caratterizzate da ardite armonie e da mutamenti ritmici, non consueti per il tempo di Bach, da ascoltare anche separati dal contesto religioso. I clarini sono stati un’altra gradevole sorpresa, come la viola da gamba protagonista di attimi suggestivi, ed Il violoncello, che ha sostituito l’organo, in origine. L’aria di soprano, Aus Liebe (per amore) interpretata da Marie Alexis, ha incontrato il flauto traverso, i due clarini, morbidi e distinti su tutto l’impianto dell’orchestra fino a raggiungere profonda, l’emozione dell’evento descritto. Tutti avrebbero diritto di menzione dal tenore al Basso, capace nel “Mache dich, mein Herze, rein” ( Purificati, mio cuore).   Alla fine n’esce una corpulenta opera liturgica, forse la più grande, o completa, in senso teologico della ricostruzione della passione di Cristo che Bach ha composto attraverso i filtri della storia e della sua visione della religione cristiana riformata, cui apparteneva, nella prospettiva luterana. Ora ci aspettiamo, o temiamo, per il prossimo anno, Handel, non meno grande, ma forse, diciamo, più disinvolto per l’influenza in terra anglicana dove ha vissuto per molto tempo.

Pubblicato in : Invito alla lettura

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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