Il 10 Marzo 2012 a Pisa, la “Domus maziniama” ha celebrato e inaugurato la sua sede di casa Nathan. L’edificio è stato rinnovato, sotto il patrocinio e impulso del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia.

I doveri dell’Uomo- Giuseppe Mazzini
Il dieci Marzo1872 aPisa muore George Brown, alias Giuseppe Mazzini. La salma trasportata al cimitero monumentale di Staglieno a Genova, trova ad ogni stazione migliaia di popolani che le rendono spontaneo e sincero omaggio, senza che il governo gli dedichi una qualsiasi forma di pubblico saluto ufficiale. Il 10 Marzo2012 aPisa, la “Domus maziniama” ha celebrato e inaugurato la sua sede di casa Nathan. L’edificio è stato rinnovato, sotto il patrocinio e impulso del centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Per questo motivo sono tornato a visitarla e la consiglio vivamente a tutti, amici o scettici che sono, di Mazzini. La sede, al suo interno, è completamente mutata e solo la scala che porta al piano superiore è rimasta la medesima. Dalla sala a piano terra, dove si tenevano le conferenze, è stata tolta la biblioteca, spostata in altri locali attigui, luminosi e ben consultabili. Lo spazio dedicato un tempo alle riunioni, è stato adibito a museo con pannelli scenici e reperti del risorgimento. Naturalmente ci sono gli scritti autografi di Mazzini, i libri che leggeva, i suoi sigari e la chitarra. Molto interessante è il percorso grafico, con riproduzioni di artisti come Hayez, citazioni e foto. Ad ogni pannello esposto in mezzo alla sala è possibile ascoltare e vedere filmati, che riproducono l’epoca e la vita di Mazzini, che raccolgono i momenti salienti della sua esistenza. Tra i suoi amici e amiche repubblicani, svettano i grandi dell’arte come Rossini, Liszt, Dumas, Victor Hugo, Donizetti, George Sand scrittrice e drammaturga francese. C’è un’intervista del1972 aSpadolini ed una più recente al più celebre storico del risorgimento italiano, Denis Mark Smith. La musica dalle cuffie presso ogni pannello, descrive le citazioni e le didascalie storiche di tanti avvenimenti politici e civili. Merita una sosta meditativa il piano superiore, dove altre foto e oggetti dell’epoca ricordano l’uomo e il Risorgimento cui molti giovani imberbi persero la vita. La frase che ho riportato sopra, è una delle molte scritte su i muri delle stanze della Domus Mi è sembrata attuale e piena di forza sociale, merita riflessione in un momento così difficile per il nostro paese e per l’Europa. All’esterno, sul dietro della casa, per tutta la parete è scritta in ferro il giuramento della “Giovane Italia”. Camminando per Pisa, in uno splendido pomeriggio fino a piazza dei miracoli, ho incontrato un gruppo di persone, forse impiegati alberghieri, non so, che civilmente hanno marciato per protesta fin sotto la sede della “Normale” e ciascuno, appena chiamato col nome e cognome dal megafono, che diceva “ Licenziato!”, si fermava ed alzava il braccio davanti ai turisti. Passando via per le bancarelle d’oggetti d’antiquariato snodate sulle strade del centro, ho ricordato quelle parole di Mazzini dei “Doveri dell’Uomo”, scritto per gli operai italiani nell’aprile del 1860.

Credo di essere religiosamente laico e un talebano di Mazzini. Penso che gli insegnamenti di Mazzini siano più che mai attuali. “La Società dei Doveri” oggi, 2012, è l’unico progetto concreto e attuale per una società democratica ed evoluta. Nell’ultimo periodo in molti parlano di Mazzini ma commettono due errori, il primo errore quando vogliono interpretare Mazzini dimostrando palesemente di non averlo neppure capito. Altro errore nel voler trasformare il pensiero di Mazzini a loro uso e consumo. Mi auguro che i Mazziniani, anche con l’aito della Domus Mazziniana, possano riuscire a far conoscere le idee e gli ideali di Mazzini ai giovani.
Tommaso Ponzanelli
Spesso, con ingenerosi e interessati giudizi si è dipinto Giuseppe Mazzini come un personaggio astratto, tutto preso dal problema politico ed insensibile ai problemi del pauperismo: invece proprio da lui, in una visione armonica della dialettica sociale, partivano gli impulsi ad ampliare l’intervento con l’Associazionismo, con la cooperazione, con le Fratellanze Artigiane, col Mutuo soccorso, con la formula del “capitale e lavoro nelle stesse mani”; il tutto avvolto in una concezione attivistica che confidava, religiosamente, nel progresso e che realisticamente sottolineava l’importanza della produzione, poiché “non si distribuisce se non si produce, e non si produce adeguatamente se non si sanno motivare i soggetti umani”.
Su questo dovrebbero attentamente riflettere i nostri politici, specialmente quelle “anime candide”
che sanno parlare solo di diritti e mai di doveri.
Roberto Pizzi