La pubblicazione è stata curata dal Circolo Culturale Amici di Buonconvento nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.
Dalla sua costituzione, il Circolo, attivo dal 1988 e presieduto da Carlo Pratesi, ha promosso mostre e numerose pubblicazioni che spaziano dalla storia antica a quella contemporanea, non trascurando temi di interesse archeologico e ambientale. Ampia anche la copertura geografica dell’attività del Circolo, non limitata a Buonconvento (borgo medievale in provincia di Siena che oggi conta circa 3.200 abitanti) ma ad abbracciare tutta la zona circostante della val d’Arbia e della media valle dell’Ombrone.
Il volume è stato coordinato da Massimo Borgogni, docente di Storia militare all’Università di Siena, e vi hanno contribuito studiosi di varie discipline storiche.
Tutti i quattordici saggi presenti nel libro sono frutto di ricerche d’archivio, principalmente presso gli Archivi di Stato di Firenze e Siena, l’Archivio Storico delle Ferrovie dello Stato e l’Archivio storico comunale di Buonconvento, dove purtroppo mancano (perché andati perduti) i documenti relativi ai consigli comunali nel periodo di passaggio dal Granducato di Toscana al Regno d’Italia.
Gli interventi abbracciano un arco temporale molto ampio, spaziando dalla fine del periodo napoleonico alla fine dell’Ottocento, e tratteggiano la storia e il costume del paese e del suo territorio.
Dal saggio introduttivo di Massimo Borgogni («I 150 anni dell’Unità d’Italia») a quello di Stefano Sassetti («La Società di Mutuo Soccorso a Buonconvento») e al profilo del garibaldino di Buonconvento, Raffaello Cantucci, di Lorenza Gigli (con Massimo Borgogni), l’iniziativa editoriale ben si colloca nello spirito che ha animato molte attività a ricordo dei 150 anni: coniugare macro e micro storie negli anni del Risorgimento.
La rilevanza di Buonconvento nell’800 risiede nella sua posizione geografia, essendo situato sulla via Francigena: tale collocazione offriva a coloro che abitavano all’interno della cinta muraria la possibilità di venire a contatto con i pellegrini e i viandanti (imprenditori, cultori di arte e storia), ‘esponendoli’ alle ventate di novità.
Più marginale la posizione della campagna, dominata dalla presenza della Chiesa, non solo in termini spirituali ma anche in termini concreti di rifugio per i più emarginati. Ciò almeno fino al codice civile del 1865 che accolse il principio della secolarizzazione dei beni della Chiesa: fu così che nel territorio buonconventino la fattoria di Castel Rosi passò dai canonici della Cattedrale di Siena allo Stato. La frattura tra città e campagna è ben evidenziata nel saggio di Agnese Meocci, dal titolo «Celebrazioni e tradizioni a Buonconvento e nel suo territorio durante il Risorgimento».
In conseguenza dei mutamenti intervenuti dopo l’unificazione, il già citato saggio di Sassetti sulla locale Società di Mutuo Soccorso dà un’idea del tentativo operato dalla borghesia cittadina e dai proprietari terrieri di tenersi al passo con i tempi. La Società di Mutuo Soccorso (l’atto costitutivo è del 23 luglio 1865), i cui principali finanziatori erano gli esponenti della classe dirigente pre-unitaria, costituì un efficace strumento di contenimento del malcontento sociale, che emerse all’introduzione dei provvedimenti fiscali per far fronte alle spese unitarie.
I contadini si erano lasciati prendere per mano e guidare senza rendersi conto dei cambiamenti finché non giunsero il servizio di leva obbligatorio (1861), la cui opposizione non era tanto per motivi ideologici ma perché toglieva braccia al lavoro dei campi, e l’odiosa tassa sul macinato (1869), che causò il tentativo di sommossa al Mulino di Ponte d’Arbia subito nei primi mesi della sua introduzione.
Le finalità moderate della Società furono temperate, ad uso dell’ala più estrema, dalla nomina di Giuseppe Garibaldi a presidente onorario. Ciò dava una sorta di patina di nuovo all’impegno sociale della vecchia classe dirigente, che si era sbarazzata del granduca (stanca del suo immobilismo a fronte della crisi economica di metà Ottocento), aveva traghettato la Toscana dai Lorena ai Savoia e adesso si paludava degli ideali risorgimentali.
Il legame tra Buonconvento e Garibaldi passava attraverso la figura di Raffaello Cantucci, appartenente a una famiglia della borghesia senese con possedimenti terrieri tra Buonconvento e Montalcino. I Cantucci erano integrati nel sistema granducale (ne avevano in concessione il servizio postale) e Raffaello fu gonfaloniere del comune tra il 1844 e il 1849. Tuttavia, questi si trovò spesso in contrasto con la posizione ufficiale dei Lorena, animato com’era dalla passione patriottica e dagli ideali della massoneria. Tant’è vero che passata la fiammata garibaldina, nella necessità di creare il consenso intorno ai Savoia, Raffaello divenne un personaggio scomodo.
Ciò emerge dal saggio «Il garibaldino Raffaello Cantucci: un combattente buonconventino per l’unità d’Italia», dove Borgogni e Gigli raccontano che il nome di Cantucci fu ‘dimenticato’ negli elenchi della Guardia Nazionale.
Gli stretti legami tra Cantucci e Garibaldi continuarono anche dopo il 1861: il generale fu ospite di Raffaello nella sua abitazione senese quando nel 1867 si recò a Siena nel tentativo di organizzare un’invasione dello Stato pontificio. La venuta di Garibaldi nella città fu così importante da indurre le autorità comunali ad anticipare al 15 agosto (giorno in cui il generale era in città) il Palio dell’Assunta (a tutt’oggi corso il 16 agosto): evento rarissimo nella storia plurisecolare del Palio di Siena!
Dal racconto della vicenda personale di Cantucci si comprende che «Buonconvento nel Risorgimento» non è un libro celebrativo, ma intende mettere in evidenza più facce della storia locale degli anni a cavallo del Risorgimento (le ‘luci e ombre’ del sottotitolo). Ne emerge una serie di pennellate che ci offrono un quadro interessante di come una piccola comunità toscana abbia affrontato le contraddizioni degli anni centrali dell’Ottocento.
Il volume, arricchito dalla riproduzione di alcuni documenti tra i più significativi tra quelli consultati dagli autori, si compone dei seguenti saggi:
Massimo Borgogni, I 150 anni dell’unità d’Italia.
Massimo Borgogni, Buonconvento nel Risorgimento: nuovi contributi per la storia del paese tra il 1808 e la fine del XIX secolo.
Nello Carli, Benito Pellegrini, Verso l’unità d’Italia: ‘un’interpretazione patriottica’ del Risorgimento e gli avvenimenti a Buonconvento negli anni 1848-49 e 1859-61.
Gianfranco Molteni, Buonconvento e il primo Risorgimento (1848-49): tra documenti e immaginario.
Guido Pratesi, Sotto tre bandiere. Buonconvento dal 1808 al 1859 attraverso le carte del Consiglio Comunale.
Lorenza Gigli, Gli anni dell’Unità dalle delibere del Consiglio Comunale.
Silvio Pucci, Continuità e discontinuità tra legislazione statutaria e legislazione preunitaria. Il caso di Buonconvento.
Massimo Borgogni, Lorenza Gigli, Il garibaldino Raffaello Cantucci: un combattente buonconventino per l’unità d’Italia.
Agnese Meocci, Celebrazioni e tradizioni a Buonconvento e nel suo territorio durante il Risorgimento.
Stefano Sassetti, La Società di Mutuo Soccorso a Buonconvento.
Alessandra Pelosi, La ‘strada di ferro’ per Buonconvento. I tentativi di costruire la linea ferroviaria Siena-Buonconvento-Monte Antico nel corso dell’Ottocento.
Giulio Bartolini, Dagli ‘Arrischiati’ ai ‘Risorti’: il teatro a Buonconvento.
Massimo Sbardellati, Gli interventi urbani nella seconda metà dell’800.
Letizia Cosci, Sergio Picchi, Tre storie d’amore, a Buonconvento, nell’Ottocento.

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