• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

l mea culpa di Harvard sul suo passato schiavista

In un recente rapporto pubblicato dall’ateneo sito a Boston si legge che “uomini e donne in schiavitù servirono rettori e professori…. e che l’università e i suoi donatori hanno beneficiato di notevoli rapporti finanziari con la schiavitù”. Di Domenico Maceri

di Domenico Maceri | 16 Maggio 2022
‘Harvard nel 700

Nel 1838 la Georgetown University vendette 272 schiavi a piantagioni in Louisiana. I profitti di questa vendita permisero all’ateneo gesuita di rimanere a galla finanziariamente. La Georgetown University è una delle migliori università americane che ha riconosciuto il passato poco glorioso con la schiavitù e ha promesso poco tempo fa l’intenzione di raccogliere 100 milioni di dollari da amministrare con discendenti di schiavi legati alla scuola per cercare di espiare il passato poco ammirevole. Anche la Harvard University, forse la più nota e prestigiosa università americana, sta seguendo la stessa strada. In un recente rapporto pubblicato dall’ateneo sito a Boston si legge che “uomini e donne in schiavitù servirono rettori e professori…. e che l’università e i suoi donatori hanno beneficiato di notevoli rapporti finanziari con la schiavitù”.

Il rapporto di 134 pagine mette a nudo i legami con la schiavitù visibili anche dagli inizi della Harvard nel lontano 1636. L’ateneo aveva messo in moto le ricerche contenute nel rapporto nel 2019 per capire a fondo in che modo la scuola aveva beneficiato dalla schiavitù. Lo stimolo per le ricerche è emerso da attività studentesche e di docenti negli Stati Uniti come pure da esibizioni in alcuni musei e biblioteche. Inoltre, corsi sul razzismo insegnati da anni a Harvard e altre università hanno spronato le ricerche del recente rapporto. Lo storico Craig Steven Wilder della MIT (Massachusetts Institute of Technology) sostiene che Harvard aveva per decenni cercato di cancellare queste notizie tutt’altro che ammirevoli. Sappiamo dunque che parecchi rettori della Harvard furono proprietari di schiavi. In un caso estremo uno schiavo di diciassette anni nel 1860, non potendo resistere alla sua tragica situazione, si impiccò. Poi il suo cadavere fu usato per esperimenti che miravano almeno in parte a cercare di dimostrare l’inferiorità dei negri. Alcuni resti del suo corpo rimangono ancora in un museo dell’ateneo. Il rapporto non menziona però che l’Università continua a trarre profitti economici dalla riproduzione fotografica di due schiavi costretti a posare con un professore nel 1850 per cui i discendenti hanno recentemente esposto denuncia.

Harvard ha beneficiato dalla schiavitù anche mediante i guadagni delle aziende che hanno donato fondi per stabilire le facoltà di giurisprudenza, medicina, e anche di economia e commercio. L’industria tessile di Boston, con i suoi stretti legami alle piantagioni del sud, contribuì ingenti fondi. L’università sapeva da dove venivano i profitti ma ovviamente non rifiutò i contributi. Anche Yale e Columbia University, due altre prestigiosissime università, beneficiarono da queste aziende e le loro donazioni. La stessa MIT fondò la notissima facoltà di ingegneria mediante contributi di queste aziende che facevano profitti dall’industria del cotone. Secondo alcuni calcoli durante la prima metà dell’ottocento un terzo dei fondi promessi o contribuiti a Harvard provenivano da individui o gruppi che avevano guadagnato i loro patrimoni dalla schiavitù.

Oltre a Georgetown e Harvard anche Brown University, Yale, e MIT hanno riconosciuto il loro passato poco ammirevole per la questione degli schiavi. Tutte queste università sono private e continuano a dipendere da contributi per mantenersi a galla. Riconoscere il loro passato storico e le connessioni alla schiavitù non farà piacere alle grosse aziende che spesso contribuiscono fondi per stabilire cattedre universitarie o borse di studio per studenti bisognosi. Mettere alla luce aspetti poco eroici dell’America però fa parte delle università sia pubbliche che private. Ambedue gruppi dipendono da fattori politici per la loro sopravvivenza poiché i loro bilanci vengono condizionati da ideologia politica. Quindi prendere linee di studio che non combaciano ideologicamente con le corporation, spesso conservatrici, e i governi statali repubblicani, mette in pericolo le casse del tesoro degli atenei.

Inoltre esiste questo fenomeno fasullo che le università cercano di indottrinare i loro studenti con idee di sinistra. Lo suggerirebbero gli studi che rivalutano la storia abominevole della schiavitù poiché non solo ricorda le ingiustizie passate ma le collega a quelle presenti. La destra ovviamente vede queste tendenze con occhi poco benevoli. Ce lo dimostra lo slogan dell’ex presidente “Make America Great Again” che vorrebbe ignorare non solo le ingiustizie sociali presenti ma chiudere gli occhi anche a quelle del passato.

Harvard e le altre università che continuano a fare le loro ricerche sul proprio passato e quello di tutta l’America però ci aprono gli occhi e indicano la strada per non ripetere simili errori. Riflettono anche una certa dose di coraggio per ammettere le loro complicità nelle ingiustizie storiche. La promessa di Harvard University nel suo “Endowed Legacy Slavery Fund” di 100 milioni di dollari per continuare le ricerche e sponsorizzare una base per riparazioni sembra poco considerando il patrimonio di 53 miliardi di dollari della scuola. Rappresenta però la giusta strada anche per il resto del Paese.

Domenico Maceri

=============
Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, discendenti, giurisprudenza, harvard, professori, razzismo, scuola, slogan, stati uniti, studenti, tesoro

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti