
“Sete d’acqua, sete di libertà. Il messaggio di Netanyahu che quasi nessuno ha notato.”
Si tratta di un video passato quasi totalmente inosservato, ma al contrario contiene, a mio modesto avviso, messaggi di enorme peso politico e strategico.
Martedì 12 agosto 2025 Benjamin Netanyahu si è rivolto direttamente al popolo iraniano, saltando ogni formalità diplomatica. Lo ha fatto legando la crisi idrica che sta colpendo il Paese alla mancanza di libertà politica, offrendo tecnologie e know-how israeliano per desalinizzare, riciclare e distribuire acqua potabile in tutto l’Iran. Ma con una condizione netta: questo aiuto arriverà solo quando il Paese sarà libero dai “tiranni di Teheran”.
Il momento scelto non è casuale. L’Iran sta vivendo un’estate torrida, con bacini ai minimi storici, razionamenti e interruzioni di fornitura. L’acqua non è una metafora, è una questione di sopravvivenza quotidiana. In questo contesto, la promessa di Israele è potente: portare sollievo reale a milioni di persone. Ma è anche un chiaro messaggio politico, che trasforma l’acqua in strumento di pressione e speranza.
La reazione di Teheran è stata immediata. Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito l’offerta “un miraggio” e ha accusato Netanyahu di ipocrisia, citando Gaza per screditarne l’immagine. È il tipico tentativo di neutralizzare una proposta prima che possa generare consenso interno, ma non cambia la realtà di una crisi idrica che lo stesso governo iraniano riconosce come grave.
Sul piano strategico il discorso è un esempio di guerra psicologica e diplomazia pubblica. Israele si presenta come potenza tecnologica capace di risolvere emergenze vitali, mentre descrive il regime iraniano come incapace di garantire ai cittadini il bene più essenziale. Dopo gli scontri diretti degli ultimi mesi, questo è un colpo che mira non ai militari, ma alla percezione del potere e alla fiducia interna.
Chi porta l’acqua vince. Se nei prossimi mesi Teheran riuscirà a risolvere la crisi con mezzi propri, il messaggio di Netanyahu potrà scivolare via. Ma se i rubinetti continueranno a restare a secco, quelle parole rischiano di tornare ogni giorno alla mente di milioni di iraniani.
La realtà dei fatti parla di un problema secolare che coinvolge tutto il Medio Oriente, una delle aree più torride del pianeta: la desalinizzazione dell’acqua marina. Le guerre non si vincono solo con le armi e le minacce, ma anche con la tecnologia. E Israele è oggi la nazione con le tecnologie di desalinizzazione e trasformazione delle acque reflue più avanzate al mondo.
Piero Terracina

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