
“L’ ARTE DI ESSERE UMANI” e’ l’affascinante e intrigante titolo di un saggio di Piera
Spannocchi, psicologa fiorentina e psicoterapeuta dell’emergenza, che propone una
lettura altrettanto affascinante e rigorosa dello sviluppo della mente umana. Una
evoluzione che, secondo la studiosa, procede dall’ emotività che ha
consentito agli ominidi di sviluppare le capacità del Sapiens. Un testo affascinante
perche’, partendo dal lontano passato, esamina la nascita delle emozioni ed il
conseguente sviluppo della nostra intelligenza. L’ obiettivo di questa ricerca e’ riflettere sul
presente e sull’ immediato futuro che evidenziano un rischio di regressione. “Un rischio
constatabile ogni giorno di piu’, cui tuttavia dobbiamo far fronte”.

D- Che cosa ha portato la scimmia a diventare Sapiens? E ‘ che cosa ti ha indotto a
formulare questa ipotesi dell’evoluzione della mente umana?
R- Nasce dalla mia esperienza nella cura del disturbo post traumatico. E’ infatti dimostrato scientificamente che, In condizioni traumatiche il cervello è assolutamente bloccato, non si sviluppa e non è in grado di elaborare una soluzione e incidere sulla realtà circostante. Lo si vede negli adulti, ma la dimostrazione piu’ lampante ci viene dai bambini nei quali il trauma impedisce o, quanto meno, rende problematico, lo sviluppo psichico. Motivo per cui il Sapiens ha dovuto imparare a superare la dimensione di vita traumatica e indirizzarsi al benessere condiviso che ha prodotto lo sviluppo dell’intelligenza e della sensibilità”.
D – Per 6 milioni di anni le scimmie hanno abitato la terra e per tutto quel periodo
sembra non esserci stata evoluzione. Poi, tutto cambia e appare il Sapiens che, in
200 mila anni inizia a sviluppare un grosso potenziale emotivo e cognitivo. Che cosa
è successo? Che cosa traumatizzava le scimmie ed i primi ominidi tanto da
impedirne lo sviluppo cognitivo e che cosa invece è cambiato dopo per consentire
l’enorme sviluppo del Sapiens?
R- Sono cambiate, certamente, le condizioni ambientali. Le scimmie che popolavano
numerosissime la terra dall’ Africa agli Urali, vivevano in un ambiente ostile dove si
presume che l’urgenza di sopravvivere impedisse di avere emozioni diverse da
quelle dell’ “attacco o fuga”. Il grande cambiamento risale a 10 milioni di anni fa,
quando la frattura tettonica africana quella, tanto per intendersi, che ha determinato
la nascita della Grande Rift Valley in Africa Orientale, ha trasformato l’ambiente in una sorta
di Valle dell’Eden, un ambiente pieno di acqua, di vita, di frutti e messi a volontà. In
questa situazione favorevole, 6 milioni di anni fa, le scimmie hanno cominciato a
scendere dagli alberi, a camminare per meglio osservare l’ambiente, muovendosi su
due zampe per individuare da lontano il pericolo di animali feroci. Le nuove
condizioni ambientali hanno prodotto dei cambiamenti anche genetici. Molte specie
di australopitecine si sono succedute fino a quando, 2 milioni e mezzo di anni, e’
prevalso il genere Homo ed è iniziato un lungo percorso evolutivo che ha portato a
superare lo schema cerebrale di’ “attacco o fuga” che ha consentito di dare inizio
allo sviluppo emotivo.
D – Ma come si e’ sviluppata la nuova complessità emotiva?
R – Ad esempio, nell’ Africa Orientale sono stati trovati siti, molto estesi, pieni di
amigdale lavorate, il che dimostra che la lavorazione era una attività comunitaria
che, tra l’altro, non era finalizzata all’ uso pratico che se ne poteva fare. Molte di
queste amigdale lavorate erano pietre grezze provenienti da luoghi diversi, anche
molto lontani, ed erano anche molto diverse tra loro per struttura mineraria e
conformazione. Prima di lavorarle c’ era quindi una attività di ricerca. Da ciò si
deduce che l’oggetto non aveva solo un valore pratico, ma era fonte di piacere
derivante dalla ricerca, dalla curiosità, dallo sperimentare e dal condividere
esperienze.
D – Perche’ partire da un passato così lontano? La storia della nascita della
nostra intelligenza ed emotività, puo’ essere utile ad una riflessione sul presente?
R – Sono partita dal passato per mettere in evidenza che l’intelligenza si è evoluta
quando l’essere è diventato umano vivendo in modo solidale e sensibile. Gran
parte della popolazione attuale mondiale, gode di benessere fisico. A questo
benessere fisico, tuttavia, non corrisponde un benessere emotivo e ciò puo’
configurarsi come un sintomo di regressione. L’ individuo non trova piu’ nel gruppo
una condizione di appartenenza e di protezione. La religione non è piu’ un rifugio, i
tradizionali gruppi di riferimento si stanno dissolvendo, la vita parentale e
professionale diventano sempre piu’ precarie. La politica è divisiva, l’economia
iniqua. L’ etica è ridotta a economia. Il Mercato, lo Stato, la Società hanno perso
sostanza e sono solo sistemi. Si sta perdendo una moralità condivisa ed in assenza
di ideali condivisi molti arrivano alla conclusione che il miglior modo per salvarsi è
danneggiare l’avversario. Si sta insomma tornando allo stato primordiale dell’
“attacco o fuga”. La solitudine è riempita dai logaritmi dei social che dividono il
mondo in persone come noi e persone diverse da noi. Quando l’ “Io” ha la
precedenza sul “Noi” la conseguenza e’ l’ indebolimento delle relazioni sociali.
Tutte le relazioni sociali, dai d matrimoni alle famiglie, dalle comunità ai quartieri,
dallo Stato alla cooperazione tra Stati, si stanno frantumando. Si sta perdendo,
insomma, il concetto di bene comune che ha consentivo lo sviluppo intellettivo del
Sapiens, e sta crescendo il malessere emotivo che sfocia sempre piu’ in un
malessere psichico. Il pericolo di regressione e’ reale. Non è un caso che sia a
partire dagli anni Ottanta, quando la rivoluzione economica impose agli Stati di
interferire sempre meno con i mercati, che l’evoluzione dell’ intelligenza e della sensibilità danno segni di squilibri sempre maggiori.
Redazione Pensalibero.it

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