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L’ angoscia della libertà in Arthur Koestler.

di Mario Barnabè | 11 Settembre 2017

In questa epoca di entusiasmi superficiali ed ondivaghi è stata finora raro il ricordo del messaggio di storia vissuta di Koestler, con la eccezione dell’editore” Il Mulino” di Bologna. Una certa prosopopea altoborghese o radical-chic  oppure il pregiudizio dogmatico veteromarxista hanno visto con fastidio la testimonianza di chi, con la sola presenza, ricordava che, dopo gli egoismi della società borghese, la caduta del nazismo non aveva eliminato tutti i mali.

Koestler, scomparso da circa 30 anni, fu senza dubbio una delle figure più significative del suo tempo per  l’impegno civile e la coerenza degli argomenti, in singolare analogia al nostro Ignazio Silone, entrambi disillusi e partecipi della dolente esperienza del “ Dio che è fallito”. Nacque nel 1905 a Budapest da famiglia agiata di religione ebraica e si trovò impoverito a causa della inflazione conseguente alla prima guerra mondiale. Nel 1919 si trasferì a Vienna e vi frequentò l’Università avvicinandosi al movimento sionista di Jabotinsky. Nel 1926, alle soglie della laurea, abbandonò gli studi e si recò in Palestina a lavorare in un kibbutz e divenne corrispondente dal  Medio-Oriente del gruppo editoriale tedesco Ullstein. Svolse poi la sua attività di giornalista prima a Parigi e poi a Berlino. Nel 1931 aderì clandestinamente al partito comunista e scrisse : “ Fu un esodo di massa dei figli della borghesia europea che cercavano di fuggire dal mondo in rovina dei loro padri… A Oriente del Reno non c’era modo di sfuggire alla scelta fra nazismo e comunismo” ( dal volume” Freccia nell’azzurro” pag. 280) Nel 1932 fu invitato in URSS perché le sue corrispondenze favorevoli facessero propaganda alla nuova  realtà. Tornò invece profondamente turbato, per i privilegi e gli onori accordatigli, per la facilità con cui acquistarono e pagarono un libro non ancora scritto da lui e per la persecuzione in atto di scienziati, operai e intellettuali comunisti che la pensassero in modo anche lievemente difforme dalla linea del partito, anche se in realtà il terrore vero sarebbe iniziato solo nel 1934 dopo l’assassinio di Kirov. Al rientro a Budapest dichiarò di sentirsi “ eccitato come uno scolaretto scappato da un severo collegio per una matinée al circo” ( da “ La scrittura invisibile” pag.185). Fu poi giornalista per il quotidiano “ Das Neue Telegraph” e venne invitato da Willi Muenzeberg ( responsabile della propaganda in occidente del Comintern) a lavorare per lui. Nonostante i forti dubbi dopo il viaggio in URSS, il pericolo nazista e gli aspetti negativi della società capitalista lo convinsero a restare nel partito e ad accettare la proposta.

Quando  nel 1933 Koestler giunse a Parigi, era in pieno svolgimento a Lipsia il processo per l’incendio del Reichstag sede del  parlamento tedesco, in cui erano imputati alcuni comunisti. A Londra nel frattempo, organizzato da Muenzeberg, si era tenuto un controprocesso a cui aveva lavorato una commissione di inchiesta cui avevano  preso parte anche Francesco Saverio Nitti e Alfred Garfield Hayes, già avvocato difensore di Sacco e Vanzetti. Da questo controprocesso uscì il” Libro Bruno del terrore hitleriano e dell’incendio del Reichstag” che fu pubblicato il 20 settembre 1933, proprio il giorno precedente  all’inizio del processo di Lipsia e che fu certo determinante nella assoluzione degli imputati. Koestler scrisse di quella campagna propagandistica: “ Essa si concluse con la totale disfatta dei nazisti: è la sola disfatta che infliggemmo loro nei sette anni precedenti alla guerra” ( dal volume “ La scrittura invisibile” pag.223)).

Allo scoppio della guerra di Spagna Muenzenberg utilizzò Koestler, di cui si ignorava la adesione al partito comunista ed era di nazionalità ungherese, come quinta colonna nel quartier generale di Franco “ L’Ungheria è un paese semifascista. Franco ti accoglierà a braccia aperte” ( da “ La scrittura invisibile” pag. 368). Era inviato del giornale londinese “ New Cronicle”  espressione  di un vago liberalismo. Riuscì a dimostrare l’intervento a favore di Franco di Germania, Italia e Portogallo. Fu catturato dalle truppe franchiste a Malaga e condannato a morte. Dopo una lunga detenzione in attesa della esecuzione( da cui diede poi alle stampe nel  1937 il diario “ Dialogo con la morte”)fu liberato in uno scambio di prigionieri e per una campagna di stampa internazionale a suo favore.

Al rientro a Parigi rifiutò l’ordine impostogli dal partito di attaccare il POUM ( partido obrero de unificacion marxista)   ,  che era un piccolo movimento anarco-sindacale in prima linea nella lotta al franchismo il cui capo era Andrés Nin e in cui militava anche George Orwell. Colse invece l’occasione del discorso che gli era stato commissionato per esprimere tre dichiarazioni solo in apparenza banali ma che sapeva sarebbero state giudicate eretiche dalla burocrazia del partito:     “ Non c ‘è movimento, partito o persona che possa pretendere il privilegio della infallibilità”     “ Mettersi d’accordo col nemico è stupido come perseguitare l’amico che si propone lo stesso tuo scopo per strade diverse”    “ Una verità nociva è meglio di una bugia utile”. ( da” La scrittura invisibile” pag. 456)

Aveva accettato la disciplina di partito e la segretezza ma non riuscì ad accettare la persecuzione dei dissidenti e l’accordo col nemico che si veniva preparando con l’accordo Molotov-Ribbentrop. Dopo alcuni mesi di sofferta riflessione maturò in lui la crisi ideologica per cui nel 1938 rassegnò le dimissioni dal partito.

Opera principale e fulcro della sua intera produzione narrativa è il romanzo “ Buio a mezzogiorno” che ripropone al giudizio degli uomini e della storia il dramma della vecchia guardia rivoluzionaria liquidata durante le epurazioni staliniane del 1937. Una società che da sogno di redenzione si era fatta incubo di sopraffazione, e da dittatura  DEL proletariato era divenuta dittatura SUL proletariato. Nella introduzione al volume autobiografico “ La scrittura invisibile- autobiografia 1932-1940” scrisse “ Ho scoperto che mi era impossibile rivivere l’entusiasmo ingenuo di quel periodo: potevo analizzare le ceneri ma non ravvivare la fiamma”.

“ Schiuma della terra” volume autobiografico è il diario del trattamento che il governo francese democratico a inizio della seconda guerra mondiale riservò a gran parte degli esuli politici che vivevano in Francia , per la maggior parte reduci antifascisti della guerra di Spagna. Questi esuli furono senza alcun motivo internati in campi di concentramento come quello de Le Vernet sui Pirenei, esteso per 20 ettari e circondato da un triplice recinto di filo spinato, che nulla avevano da invidiare a quelli di Dachau e di Oranienburg di inizio guerra. Solo dopo i primi tre giorni ebbero un pasto costituito da una scatola di sardine .Alla denutrizione si aggiungevano la assoluta mancanza di riscaldamento( con temperature fino a 20 gradi sotto zero) e di elettricità oltre ad episodi di sevizie. In tal modo il governo francese poteva additare alla sua opinione pubblica i tre milioni e mezzo di stranieri che vivevano in Francia( circa il 10 per cento della popolazione) come responsabili di ogni male. Commenta Koestler: … “ Dal punto di vista della psicologia di massa, è affascinante vedere che, a tutti gli scopi e gli effetti, la xenofobia francese non era che una variante nazionale o Ersatz dell’antisemitismo tedesco” . La Sureté aveva deciso che la prima cosa da fare nella guerra contro Hitler era di mettere sotto chiave tutti gli antinazisti. A Vernet un internato aveva inciso su una parete di legno la frase “ Adios Pedro. Los fascistas volevano bruciarti vivo, ma i francesi ti hanno fatto morire di freddo in pace. Pues viva la democracia”.

Evaso da Vernet e arruolatosi nella Legione Straniera col falso nome di Albert Dubert, Koestler riparò ad Orano, poi a Casablanca e infine, aiutato da un agente segreto inglese, si imbarcò su un peschereccio verso Lisbona per raggiungere Londra.

Pare oggi singolarmente attuale, se non profetico, quanto scrisse appena giunto sul suolo inglese riguardo al popolo tedesco: “… Sappiamo che il problema sta nel fissare la loro libido politica su una bandiera più affascinante della svastica, e che l’unica che farebbe al caso sarebbero le stelle e le  strisce della Unione Europea. Dobbiamo insegnar loro a cantare “ Europa,  Europa uber alles” o non staranno mai tranquilli. Altre soluzioni sono state tentate  durante gli ultimi 12 secoli e non hanno mai avuto successo.” Questa analisi lo accomuna in quegli stessi anni  pur nelle diverse esperienze personali, alle riflessioni di Max Brod in fuga da Atene verso la Palestina e a quelle di Altiero Spinelli al confino di Ventotene,

La appendice di” Schiuma della terra” è di Leo Valiani, anch’egli nato nell’impero austro-ungarico ed ebreo, che internato in quanto ex comunista a Le Vernet, era ammirato da Koestler  per la estrema dignità e fermezza, diventando così dei suoi migliori amici. Valiani, liberato da Vernet da Franco Venturi e Aldo Garosci( entrambi membri del movimento Giustizia e Libertà) espresse pubblicamente a Koestler la propria riconoscenza per l’aiuto ricevuto che gli consentì di essere paracadutato in Italia  a combattere la dittatura e gli occupanti nazisti. La forte fibra di Koestler si arrese solo alla malattia ( Parkinson e leucemia) per cui nel 1983 scelse il suicidio coi barbiturici in una decisione che lo avvicinò a quanti nella antichità classica, da Seneca a Petronio a Lucano, non accettarono la limitazione della loro dignità di uomini.

Ricordandolo non si può non citare la sua attività di coordinatore e di coautore del volume “ Il Dio che è fallito” titolo con cui le edizioni di Comunità di Adriano Olivetti pubblicarono negli anni 50 del secolo scorso le testimonianze di 6 personalità di eccezione( Silone, Gide, Fischer, Spender e Wright, oltre a Koestler) che pochi decenni prima avevano aderito al comunismo per ansia di giustizia sociale. Sperimentarono però all’interno del partito metodi violenti e logiche staliniste .Ne uscirono infine, o ne furono radiati, con l’etichetta di traditori o rinnegati; ma continuarono a perseguire l’ideale socialista, visto però in una prospettiva umanitaria non violenta , se non addirittura evangelica.

Arthur Koestler è il cronista del crollo di una umanità che vede sgretolarsi e cadere gli ideali ai quali spesso ha sacrificato tutta la vita. Scrisse di lui Leo Valiani : “ Se Ferenc Molnar dichiarò che la più piccola candela ti insegna che per un po’ di luce val la pena di ardere e di bruciare fino in fondo, i libri di Koestler ne hanno diffuso e ne diffondono molta”.

Coraggiosamente fedele agli ideali di Giustizia e Libertà, Koestler è scrittore rapido ed incisivo;  la sua essenzialità giornalistica è degna di una lettura attenta e meditata a dimostrazione ( come scrisse Benedetto Croce di Orwell) della.. “ facilità con cui può venir estirpata la pianta della civiltà, che impiega secoli per rinascere…” e della ingiustizia insopportabile di una società in cui l’individuo divenga vittima sacrificale sull’altare di una ideologia che, come il dio Kronos della mitologia greca, divora i suoi stessi figli.

Mario Barnabè

 

Buio a mezzogiorno            ( ed. Mondadori 1946)

Schiuma della terra             ( ed. Il Mulino  1989 )

Freccia nell’azzurro             ( ed. Il Mulino 1990) autobiografia 1905-1931

La  scrittura invisibile          ( ed. Il Mulino 1991) autobiografia 1932-1940

Dialogo con la morte           ( ed. Il Mulino 1993)

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: 20 settembre, adriano olivetti, anni, benedetto croce, bologna, commissione, comunismo, crisi, dimissioni, discorso, europa, francia, germania, giustizia sociale, governo, guerra mondiale, incubo, italia, leo valiani, massa, mezzogiorno, mondo, movimento, nato, nazisti

Info Mario Barnabè

Sono nato il 14/5/1944 a Imola. Dopo il Liceo Classico mi sono laureato in Medicina e Chirurgia alla Università di Bologna nel 1970. Mi sono specializzato( con lode) alla Università di Modena nel 1972. Sono stato sottotenente medico presso la Casema Varanini ( genio pionieri) di Bologna dal giugno 1972 al 1973. Dipendente dell’Ospedale per gli Infermi di Faenza reparto di odontoiatria ( prima come assistente poi con l’incarico di aiuto) dal 1973 al 1977. Infine libero professionista dal 1977 al 2009 quando ragiuni di salute mi hanno costretto alla pensione. Ho sempre collaborato a periodici di area laica. Sono iscritto al movimento federalista europeo dal 1964 e ho fondato la sezione di Imola della Associazione Mazziniana Italiana nel 1981. Dalla pensione ho scritto numerosi articoli sui collaboratori dei Quaderni di Giustizia e Libertà.

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