
C’è qualcosa di teneramente ridicolo nel matrimonio di Jeff Bezos a Venezia. Una smargiassata galattica tra yacht da 80 metri, star da red carpet e catering blindati che sembrano l’after party degli Oscar. L’amore ai tempi del PIL: una cerimonia che ha il sapore della siliconata eternità, ma con effetto pioggia e fuggi-fuggi generalizzato. Dio c’è, e ha senso dell’umorismo.
Bezos, l’uomo che ha trasformato il consumo compulsivo in filosofia esistenziale, ha deciso di coronare il suo amore con Lauren Sánchez nel modo più instagrammabile possibile: prendendosi Venezia. Non metaforicamente, letteralmente. Ordinanze comunali su misura, calli sprangate, residenti trattati come comparse, zone rosse che sembrano uscite da una fiction post-apocalittica. Ma tutto per un buon motivo, eh: “evento di rilevanza internazionale”, ci ricorda il Comune con la delicatezza di chi fa la riverenza al banco dei miliardi.
E certo, i numeri dell’indotto fanno gola: si parla di 40 milioni in arrivo per la città, una percentuale di crescita turistica che fa luccicare gli occhi anche a chi si indigna per mestiere. E allora avanti: che i gondolieri affondino i remi, che i camerieri imparino le preferenze dietetiche di Oprah, che l’Uomo Vitruviano si metta il papillon. Perché questa è la Venezia di Bezos, ed è solo un prestito temporaneo.
A corredo dello show, gli immancabili “No Bezos”, con le proiezioni laser sul Campanile e i cartelli a forma di banconota. Proteste esteticamente efficaci, certo, ma politicamente velleitarie come una canzone di Bono Vox. Perché se l’idea è contestare il capitalismo con una performance luminosa, forse è il caso di ricalibrare la mira. Bezos non è l’anomalia: è il sistema che applaudiamo ogni volta che riceviamo un pacco il giorno dopo. Fargli la guerra in laguna, mentre mezzo mondo si affanna a fargli selfie, sa più di marketing rovesciato che di resistenza.
E allora sì, diamogli pure questo matrimonio da commedia sci-fi, con Kardashian e Gates a brindare all’amore eterno in calici di cristallo di Murano. Ma almeno non pretendiamo che sia romantico, né che sia sovversivo contestarlo con uno slogan in Helvetica sparato sul campanile. In fondo, il vero spettacolo è vedere come tutto questo venga accettato senza battere ciglio, come se fosse naturale che uno dei tre uomini più ricchi del pianeta possa comprarsi — per tre giorni — lo sfondo di Canaletto.
E forse è proprio questo il dettaglio più deprimente: non il lusso sfrontato, non i 30 milioni per la torta, non nemmeno il coprifuoco per i residenti. Ma il fatto che, in fondo, nessuno ne sia davvero stupito.
Daniela Piesco

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