
Gli Stati Uniti stanno perdendo il centro politico e quando una grande democrazia perde il centro comincia inevitabilmente a perdere pezzi. La vittoria di Abdul El Sayed alle primarie democratiche del Michigan è un altro segnale di questa trasformazione. Il problema non è la sua origine e non è la sua religione. Il problema sono le idee che oggi riescono a conquistare spazio e consenso dentro uno dei due grandi partiti americani.
El Sayed sostiene l’abolizione dell’ICE, ha assunto posizioni estremamente dure contro Israele e ha evitato più volte una risposta chiara sul diritto dello Stato ebraico a esistere come tale. Dopo l’attacco a una sinagoga del Michigan ha condannato la violenza, ma ha poi cercato di inserirla nel contesto del dolore provocato dal conflitto mediorientale. È proprio qui che si entra in un terreno pericoloso. Una sinagoga americana non è il governo israeliano e un ebreo americano non è responsabile delle decisioni di Gerusalemme. Quando si cerca di spiegare politicamente la violenza contro una comunità religiosa, il confine tra spiegazione e giustificazione diventa pericolosamente sottile.
El Sayed, però, non è un caso isolato. Prima di lui è arrivato Zohran Mamdani, oggi sindaco di New York, una delle città simbolo del capitalismo americano e sede di una delle più importanti comunità ebraiche del mondo. Personaggi diversi, storie diverse, ma un denominatore comune: la progressiva radicalizzazione della politica americana.
Da una parte Donald Trump ha trasformato gran parte della destra in una battaglia permanente contro istituzioni, giudici, immigrati e alleati internazionali. Dall’altra cresce una sinistra che costruisce consenso individuando continuamente nuovi responsabili: corporation, miliardari, ICE, establishment e sempre più spesso Israele. Cambiano i bersagli, ma il metodo comincia ad assomigliarsi.
I problemi degli Stati Uniti sono reali. Il costo della vita è aumentato, la sanità resta costosissima, l’università indebita milioni di famiglie, comprare casa è sempre più difficile e la classe media vive una crescente sensazione di impoverimento. È proprio su queste fratture che prosperano i populismi. Quando la politica smette di offrire soluzioni credibili e comincia a offrire nemici, la radicalizzazione diventa quasi inevitabile.
La vera questione, quindi, non è se Abdul El Sayed vincerà o perderà il suo seggio. È capire quanto resterà dell’America pragmatica, moderata e istituzionale quando destra e sinistra avranno finito di tirarla ciascuna dalla propria parte. Le grandi potenze, del resto, raramente cominciano a crollare ai confini. Molto più spesso iniziano a sgretolarsi dentro casa propria.
Piero Terracina

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