Presenti al recente festival di Berlino due maestri del cinema, Scorsese fuori concorso e Polanski Orso d’argento e miglior regia, due thriller, due film nei quali, come nella migliore tradizione hitchcockiana, niente è quello che sembra. Del primo, Shutter Island, vi ho parlato qualche settimana fa, L’uomo nell’ombra è nelle nostre sale da venerdì.
Tempi duri per i Gostwriter specie quando vengono convocati d’urgenza per terminare un lavoro lasciato incompiuto, causa decesso, dal collega precedente.
Il giovane scrittore (“negro” nel nostro linguaggio, “gostwriter” in quello anglosassone) ha un mese di tempo per terminare la stesura delle memorie di Adam Lang, ex primo ministro britannico; non è molto sicuro di voler accettare l’incarico, nonostante il suo agente non faccia che ripetergli che quella è l’occasione della sua vita e, ancor prima di partire verso l’isola in cui si è quasi segregato Lang, capisce di essersi infilato in un tunnel da cui difficilmente sarà in grado di uscire senza conseguenze.
Come nel film di Scorsese le atmosfere sono cupe, l’isola è pressochè disabitata, anche se ci troviamo in spiagge estese battute dalla pioggia e dal vento l’ambiente sembra claustrofobico, ma niente rende meglio l’idea dell’isolamento cui è costretto un ex uomo politico importante. Circondato solo dalle guardie del corpo e da un gruppo ristretto di collaboratori non appartiene più a se stesso, né tantomeno alle due donne che lo amano, la collaboratrice attenta e paziente e la moglie, figure complicate e misteriose , soprattutto Ruth, la moglie trascurata, la figura sempre all’ombra del marito suscita nel giovane scrittore, che non è degno neanche di aver un nome, per tutto il film, dubbi inquietanti mentre sale la suspence tra inseguimenti, foto compromettenti, ricerche su internet.
Importante il simbolismo dell’acqua che per Polanski rappresenta la minaccia, il male, la morte ed ecco quindi l’isola, la casa ultramoderna, priva di personalità, fredda e asettica, la vetrata continua che affaccia sul mare sempre flagellato dalla pioggia e dal vento.
P ieno ritorno al genere thriller quindi per Polanski, maestro nel saper condurre per mano lo spettatore da un colpo di scena all’altro fino all’inquadratura finale che scioglie la tensione che ci ha tenuti fermi nella poltrona per 131 minuti.
Thriller ma anche noir se vogliamo vedere l’equivoca concatenazione tra bene e male con la dark lady di turno che orchestra un plot inimmaginabile. Un thriller psicologico, un thriller politico pieno di inquietanti interrogativi sulla guerra, sul terrorismo, sul modo di combatterlo, sul ruolo della CIA.
Lang ci fa subito pensare a Tony Blair anche perchè Tom Harris, a lungo suo amico e collaboratore (è stato il suo gostwriter per The Blair Years ), è l’autore del bestseller The Gostwriter da cui è stato tratta la sceneggiatura del film.
Per ironia e per l’amore dei dettagli di Polanski ogni volta che nel film vediamo un libro che ha la copertina con la foto di Lang è in realtà The Blair Years
Harris, pur affermando che voleva scrivere una storia su un uomo politico non ben connotato ma “internazionale” non ha potuto negare che l’ispirazione gli è venuta quando ha letto che Tony Blair era stato citato per rispondere in tribunale delle sue scelte durante la guerra in Irak.
Polanski, lavorando a stretto contatto con Harris ha dato un’interpretazione quasi da tragedia shakesperiana del peso del potere; ha cercato di dimostrare che la carriera politica ti cambia la vita, la trasforma in una solitudine perenne, ti allontana dai tuoi simili, ti costringe a vivere con quelli che possono trasformarsi nei tuoi più temibili nemici, vivere in un nido di vipere sapendo che una ti colpirà, ma non sarai in grado di individuarla prima che sia lei a manifestarsi.
Trattandosi di un film di Polanski non si possono dimenticare alcune scene autoreferenziali di gusto dell’assurdo. Ne vogliamo citare due: il giardiniere che tutte le mattine raccoglie inutilmente le foglie del viale, sotto un vento impietoso e la ricerca su internet dove sono già ben evidenziati i legami fra Lang , Cambridge, e la CIA; un ultimo affondo contro i politici e le loro amministrazioni.
Un grande ritorno di Polanski, un film da vedere.
Maria Rita Monaco
L’UOMO NELL’OMBRA
Potrebbe essere Blair, ma ci dicono che non lo è. Senz’altro è un affondo di Polanski alla classe dirigente capaci solo di schiacciare i più deboli finchè non restano a loro volta schiacciati da un ingranaggio che gli si rivolta contro. i Maria Rita Monaco

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