Prodi scivola, oggettivamente, sulla tassazione delle rendite finanziarie e subito il Corriere di lunedì 27 marzo corre in aiuto con un fondo a firma di Giavazzi. Con la consueta bravura il professore argomenta a favore dell’armonizzazione prodiana e cerca di dimostrare, numeri alla mano, che in fondo il maggior prelievo su bot e cct è davvero poca cosa. Proviamo a ricapitolare. Sul piano teorico, e della giustizia fiscale, nessun dubbio che sia giusto armonizzare la tassazione su redditi di natura diversa, il problema nasce però dal fatto che Prodi per tenere fede al progetto di abbattere, subito, di 5 punti il cuneo fiscale non può mettere in campo quella progressività che sarebbe necessaria. Il programma dell’Unione prevede, in tema di tasse, tre provvedimenti: 1) l’armonizzazione al 20% delle rendite finanziarie 2) la revisione degli estimi catastali 3) il ripristino della tassa di successione, almeno per i patrimoni oltre un certo livello.
Nessun dubbio che i punti 2 e 3 costituiscano una mini stangata. Se l’introduzione della tassa di successione potrebbe riguardare, almeno in teoria, solo i possessori di una certa fortuna, la revisione degli estimi, l’ultima è stata fatta nel 1997, riguarda proprio tutti o almeno quell’80% della popolazione che ha la proprietà della casa di abitazione. Sull’armonizzazione bisogna invece discutere. Attualmente i proventi da depositi bancari sono tassati al 27%, i proventi da bot, cct, fondi comuni etc. al 12,5%. Armonizzare al 20% vuol dire abbassare di sette punti la tassa sui conti correnti e alzare di sette punti e mezzo quella sui titoli. Solo che il patrimonio delle famiglie sui conti è pari a 200 miliardi di euro, quello investito in titoli è invece dieci volte tanto, 2000 miliardi di euro. Quindi simbolica la riduzione sui depositi, sostanziale l’aumento sui titoli. Nessun dubbio poi che se si vuole un gettito serio bisogna tassare tutti i titoli e non solo quelli di nuova emissione, anche perché tassare i nuovi sarebbe solo rinviare la tassa nel tempo e il più delle volte per un tempo breve vista la durata delle cedole. A ben guardare e considerando nel loro insieme i tre provvedimenti fiscali ricordati siamo di fronte ad una sorta di “patrimoniale” strisciante né più né meno di quella proposta a suo tempo da Bertinotti. Solo che non volendo dirlo apertamente si maschera il provvedimento in tre diverse misure che poi singolarmente prese si tenta di sminuire. Bertinotti l’ha capito ed è per questo che tace e acconsente.
L’UNIONE PREPARA UNA PATRIMONIALE CAMUFFATA
Armonizzare al 20% le rendite, rivedere gli estimi catastali, e ripristinare l’imposta di successione è, nell’insieme, come una patrimoniale. Bertinotti lo sa e infatti tace.

Difatti Giavazzi non è piaciuto per niente.
Ognuno di noi difatti ha in mente l’art del 9 marzo del direttore del Corriere Mieli, e la presa di posizione del Comitato di redazione, entrambi dichiaratamente schierati a sostegno d una delle parti in competizione
Non si può mettere la propria intelligenza a giustificazione di imbrogli che si vedono ad occhio nudo, approffittando di una certa credibilità conquistata sul campo.
Che, male utilizzata, di colpo viene cancellata.