Ci sono particolari momenti della vita politica del nostro paese in cui la lettura dei comunicati stampa provenienti dalle segreterie dei partiti e dei politici di vario rango è più divertente di quella di Novella 2000 o di Dagospia, per la ricchezza dei colpi di scena – e retroscena – che generosamente ci regala. Seguire, ad esempio, le mosse dell’Udc negli ultimi giorni ci ha permesso di farci delle fragorose risate, soprattutto per la rapidità con cui sono arrivati annunci e smentite, seguiti repentinamente da prese di posizione dettagliate e fulminanti certamente degne di miglior causa, semmai questa gente che a vario titolo ci governa ne conoscesse una.
Non abbiamo fatto in tempo a prendere atto di un comunicato congiunto – frutto di uno sforzo intellettuale cospicuo – dei Coordinatori regionali e locali del Pdl in Toscana su un accordo di massima raggiunto con l’Udc in merito ad una alleanza alle prossime elezioni regionali, che immediata è giunta la smentita con annessa dichiarazione di Buttiglione: “Andare da soli non è una maledizione” – noi chioseremmo sommessamente un “dipende”, chè al buio di notte non si sa mai chi si possa incontrare ed a questi lumi di luna un Di Pietro vagante nelle tenebre potrebbe francamente spaventare più dell’Uomo Nero di fanciullesca memoria.
Ora, disponendo Buttiglione dello stesso appeal naturalmente insito nel suo stesso cognome, si può capire come egli veda dinanzi a sé una lunga strada da percorrere in solitudine, ma la portata del problema ci pare più ampia, dal momento che ormai da un anno sentiamo parlare di questa cosiddetta politica dei due forni dell’Udc: trattasi di una aggiornata versione del tenere i piedi in due staffe, avendo però cura di propagandare una presunta indipendenza rispetto a Pdl e Pd, che in realtà è solo un continuo tentativo di rosicare il massimo spendendo il minimo. Insomma, una sorta di pendolo di Focault applicato alla politica che somiglia tanto ad una forma neanche tanto velata di velinismo elettorale. Vince il miglior offerente, e si cambia alleanza di città in città, di paese in paese, giustificandosi mirabilmente con la scusa dell’accordo esclusivamente programmatico, il che porta spesso a risultati esilaranti, come abbiamo visto in occasione delle ultime amministrative dove, in comuni confinanti e fin lì governati dalla stessa maggioranza, l’Udc è riuscito ad allearsi con forze diverse ed opposte: certo le differenze programmatiche debbono essere state irreversibili, ma temiamo che di più abbiano contato le teste pensanti di un partito che davvero si segnala per la propria caratura di genialità. Ora, se fossimo elettori dell’Udc – eventualità che non ci ha mai sfiorati a meno di un’improvvisa e fulminante mutazione genetica – ci chiederemmo con un filino di preoccupazione: ma chi sto votando e, soprattutto, per quale motivo, se a due chilometri più in là di casa mia questi cambiano idea e si alleano con tutt’altre forze rispetto al mio comune?! Un interrogativo lecito, e per di più inquietante, che quantomeno ci porterebbe a riflettere sul valore del voto e sull’uso che chi lo riceve ne fa. In realtà, temiamo che il vero problema sia da addebitarsi ad un autentico dramma umano, ovvero a quel tormentato personaggio in cerca d’autore, ma ancor di più di un ruolo, che risponde al nome di Pier Ferdinando Casini, al cui cospetto il fantasma del padre di Amleto perde tutta la sua carica di drammaticità ed impallidisce di fronte a tanta disperata ricerca esistenziale. Il fascinoso Pier, infatti, una volta sceso dallo scranno di Presidente della Camera, è stato risucchiato da una forma di anonimato mediatico che pare su certi soggetti produca effetti più devastanti dell’influenza A, inducendo in chi ne è colpito comportamenti ad andamento sinusoidale più pericolosi delle onde dello Tsunami. La dannazione del secondo bello quaglione della politica italiana – Rutelli docet – ha colpito duro, costringendolo persino ad apparire sui manifesti elettorali con i figli di secondo letto e scatenando esilaranti vignette su web dove l’acronimo Udc è diventato: Un divorziato cattolico, a dimostrazione che la perdita del potere, o meglio di un ruolo di potere, comporta di pari passo anche quella del buonsenso, visto che gli elettori del bell’uomo professano valori un tantino distanti da quelli che hanno caratterizzato la sua vita., nonostante le partecipazioni ai Family Day contro ogni ipotesi di Pacs di cui il Nostro – come tutti i deputati – ha goduto ampiamente. A fronte di questo Narciso alla costante ricerca di uno specchio del potere in cui riflettersi degnamente, è lecito dunque proporre una variante tematica alla denominazione della politica dei due forni, perché chi applica l’arte del flirt come sistema di vita, strizzando un occhio di qui e dando un bacetto di là, rischia di fare la fine della sora Camilla, stretta parente della ragazza dalle belle ciglia, ovvero che tutti la vogliono ma poi, al dunque, nessuno se la piglia. Vuoi vedere che alla fine ha ragione Buttiglione?! Prima o poi lo vedremo in duetto con Laura Pausini cantare “La solitudine oramai, questo silenzio fra di noi, è l’inquietudine di vivere una vita senza te….”. E poi le chiamano canzonette…
Chi.Bo

Marzio, grazie a te per aver capito il senso di questo pezzullo apparentemente ironico.
Chiara, grazie per aver descritto l’essenza di qualsiasi cattolicesimo politico e la fine implicita riservata ai laici che ci si alleano.