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L’ombra di Brexit sulla grandeur inglese

“Brexit” rischia di provocare un altro referendum in Scozia e forse in Irlanda del Nord, a favore della permanenza nell’Ue, determinando scenari imprevedibili.



di Stefano Marcuzzi | 17 Gennaio 2016

Rilanciare il suo status di grande potenza. È questo il primo obbiettivo di Londra. La Strategic Defence and Security Review, Sdsr, annunciata il 3 novembre scorso dal governo Cameron segna infatti un’inversione di tendenza rispetto a quella del 2010 che tagliava drasticamente gli investimenti in sicurezza e difesa.

Questo avverrà attraverso un approccio che Sir Nicholas Houghton, Capo di stato maggiore, ha definito “olistico”. Dopo un taglio netto (8%) nel 2010, il budget della Difesa crescerà del 5% entro il 2021. L’esercito britannico sarà stabilizzato a 82mila unità e la riserva accresciuta a 30mila.

Verranno create due “Strike Brigades” di 5000 uomini ciascuna, appoggiate da nuovi elicotteri d’assalto Apache. Entro il 2020, l’investimento in equipaggiamenti aumenterà di £12 miliardi (per un totale di 178). Verranno modernizzati i veicoli corazzati Warrior e sviluppati i missili Stormshadow e Brimstone. L’obiettivo è di riuscire a schierare in un’operazione militare 50mila uomini, contro i 30mila schierabili al momento.

Royal Navy e Raf beneficeranno di un aumento di personale (700 unità). Nel 2020 verranno varate le due super-portaerei classe Queen Elizabeth, forti di 42 F-35, e cinque nuove navi da pattugliamento.

Londra manterrà la sua politica di deterrenza nucleare, affidata a quattro sottomarini classe Vanguard. Verranno costituiti tre nuovi squadroni aerei (Eurofighter Typhoons e F-35 Lightnings); nove P-8 da ricognizione marittima sostituiranno il progetto Nimrod; e verranno acquisiti 20 droni Protector. Ben 3,2 miliardi saranno investiti in sicurezza cibernetica, dedicando l’1,2% del budget della Difesa alla ricerca scientifica e tecnologica.

Lacune della Sdsr
Londra intende accrescere la propria resilienza e aumentare la flessibilità e la capacità delle sue forze armate di affrontare guerre asimmetriche in ogni parte del globo con un’autentica indipendenza d’azione. Tuttavia, la nuova Sdsr presenta significative lacune che fanno sorgere dubbi sulla sua reale efficacia.

Il suo programma è strutturato per una realizzazione in cinque anni, ma nel 2020 le minacce che identifica oggi potrebbero essersi evolute in modo imprevedibile.

I tagli previsti alle forze di polizia impatteranno negativamente sulle attività anti-terrorismo, così come la mancanza di significativi stanziamenti alla Border Police.

Inoltre, la flotta F-35per le super-portaerei non sarà interamente disponibile prima del 2025. Le forze anfibie verranno penalizzate: alcune navi, come la HMS Ocean, terminato il servizio, non saranno rimpiazzate. Questo minerà la capacità di condurre operazioni anfibie – e renderà complicato l’eventuale impiego delle Strike Brigades.

Le fregate Type 23 e le cacciatorpediniere Type 45 resteranno in servizio per 35 anni (erano designate per 15), moltiplicando i propri compiti fino al varo delle nuove corvette e fregate Type 26.

I ritardi del programma Successor prolungheranno il servizio dei Vaguard fino agli anni ’30. Gli squadroni Typhoon saranno portati da 5 a 7, ma la riduzione da 24 a 12 degli apparecchi per squadrone implica, di fatto, una riduzione dei mezzi. Nel 2019 il numero di Typhoon sarà calato da 156 a 108; entro lo stesso periodo, 76 Tornado finiranno fuori servizio: il che significa una perdita di quasi il 50% degli aerei da combattimento.

In definitiva, il massiccio investimento nella difesa non accrescerà significativamente le potenzialità operative inglesi nel breve-medio termine, ma solo nel medio-lungo.

Sottovalutata l’interdipendenza tra sicurezza interna e internazionale
Veniamo, infine, al nodo cruciale della Sdsr 2015. I pericoli che essa identifica (terrorismo, emergenze umanitarie e migratorie, l’aggressivo atteggiamento della Russia, minacce cibernetiche, instabilità energetica, cambiamenti climatici) sono globali, non squisitamente inglesi. La Sdsr sottolinea l’interdipendenza tra sicurezza interna e internazionale, ma si stenta a trovare una traduzione di questo principio nella strategia proposta dal documento.

Nel 2010, il ruolo di Londra nella Nato era considerato vitale come supporto agli alleati. Oggi, l’enfasi sembra piuttosto su ciò che la Nato può fare per la Gran Bretagna. Un’incognita ancora maggiore riguarda i rapporti di Londra con i partner europei, dal momento che la stessa appartenenza alla Ue viene oggi messa in discussione.

L’incognita “Brexit” affliggerà quattro aspetti su cui poggia la nuova strategia inglese.

Incognita Brexit
Primo, il rilancio dello status di “grande potenza”. Se Londra uscisse dall’Ue, Parigi diverrebbe l’unico rappresentante permanente dell’Unione nel Consiglio di Sicurezza Onu, minando la pretesa inglese di restare il più influente attore europeo in quello e altri consessi internazionali.

Secondo, l’atlantismo: gli Stati Uniti hanno incoraggiato l’integrazione e l’allargamento europeo, un’azione unilaterale inglese che minasse, forse irreparabilmente, questo percorso, peggiorerebbe le relazioni anglo-americane.

Terzo, il ruolo-chiave che Londra spera di giocare nella geopolitica europea: una Gran Bretagna fuori dall’Ue difficilmente potrebbe realizzare questo obiettivo.

Infine, la stabilità interna dello stesso Regno Unito: “Brexit” rischia di provocare un altro referendum in Scozia e forse in Irlanda del Nord, a favore della permanenza nell’Ue, determinando scenari imprevedibili.

Benché Londra sia l’unica potenza europea che rispetti i parametri Nato, investendo in difesa il 2% del Pil, e quelli Onu, investendone lo 0,7 in progetti internazionali di sviluppo, l’ombra di Brexit rischia di compromettere seriamente la sua strategia di sicurezza e difesa.

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, brexit, cambiamenti, forze armate, governo, gran bretagna, nato, parigi, polizia, referendum, royal navy, stati uniti, sviluppo, tagli

Info Stefano Marcuzzi

University of Oxford

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