Tante, cervellotiche e complicate. Le tasse italiane sono così. E la burocrazia sembra divertirsi a rendere difficile la vita del cittadino.
Pagare le tasse non è attività che possa suscitare in un cittadino italiano una civile comprensione e tantomeno una adesione volontaria. Piuttosto è la rabbia montante e il senso d’impotenza verso lo Stato che lo pervadono e lo martirizzano. Almeno due sono i randelli con cui il tartassato viene percosso a scadenza. Prima l’astrusa e oggettiva complessità, e il connesso tormento, che ostacolano la compilazione della abbietta modulistica e l’accanimento costitutivo di aliquote, di tipologie, di eccezioni, di terminologia. Poi la quantità abnorme e la varietà fantasiosa con cui si palesa la pressione fiscale, da tempo aldilà di qualsiasi ragionevolezza. Solo dei grassatori pretendono di giovarsi di una turba di sudditi smarriti e incompetenti, potendo così esigere ancora accise sulla guerra d’Abissinia, tassare e ritassare i risparmi benché ormai residuali, spremere la dimora all’infinito cambiando solo l’acronimo dell’imposta, imporre acconti con le peculiarità di saldi e via enumerando l’incredibile groviglio che avvelena la quotidianità.
Caratterizzato dallo stato d’animo conseguente a quanto innanzi descritto, ecco nel giugno scorso, ultimo giorno valido per regolare imu e tasi, un nostro concittadino che s’appresta ad incamminarsi di malavoglia in mezzo alle gabelle comunali. Le palle girano e per converso la lucidità segna il passo. Procede comunque e affronta la tabella di calcolo offerta sul web dal Comune ove insiste lo striminzito bilocale in riviera: calcola l’acconto Imu da regolare con F24, niente Tasi poiché l’amministrazione (di centrodestra) l’ha azzerata, per la Tari dovrà attendere il mav precompilato dopo l’estate. Passa poi alla pagina web del Comune di residenza, grande metropoli lombarda e ricomincia: determina l’acconto dell’Imu, poi calcola la Tasi poiché qui si paga (amministrazione di centrosinistra) e si annota la medesima attesa per il mav della Tari. Detto fatto procede alla compilazione degli F24 e al pagamento di tutti gli importi penosamente ottenuti. Solo il giorno appresso si rende conto che l’Imu sulla “abitazione principale”, peraltro al tempo ben memorizzata poiché gravata anche da mutuo, non era da corrispondere. Ahinoi, a nulla vale riepilogare che la tassa c’era, poi l’hanno tolta, ancora riammessa, fino ad inventarsi la “Mini Imu” e quest’anno non risultava all’appello. Compilata la prescritta “Richiesta rimborso Imu” e allegata la copia della visura immobiliare attestante il titolo di proprietà, scontata la fila e finalmente interpellato lo sportellista addetto al protocollo sui tempi di accertamento e di restituzione dell’importo non dovuto … la risposta è: “Due anni” (!!!).
Il mese successivo, il medesimo concittadino, appena riavutosi dal contrasto con una burocrazia inqualificabile ed un efficienza da paese in via di sviluppo, per una strana coincidenza riceve dal medesimo Comune (di fatto debitore, sia pur a 24 mesi) accertamenti e relative sanzioni per tre anni ormai trascorsi, relative alla “Tassa rifiuti solidi urbani”: aveva dimenticato a suo tempo di segnalare la variazione del numero dei componenti del nucleo familiare: + 1. L’importo totale da riconoscere al Comune risulta sensibilmente inferiore alla metà di quanto erroneamente versato il mese prima. Il nostro neo soccombente, ignaro dei vincoli allestiti, pensa ad una naturale compensazione: il Comune mi deve 10, io gli devo 4, facciamo che mi deve 6. Scontata la nuova fila, la risposta è: non è possibile, si tratta di due tributi dalle causali differenti e pertanto appartenenti a contabilità separate. Nella vana speranza che qualcuno le unifichi, per favorire chi affronta il grande Barnum fiscale e possa ovviare ad eventuali errori, non resta che pagare. Per riscuotere c’è sempre tempo.

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