Genova
Alluvioni, fango e insipienza.
Il poeta satirico Giuseppe Giusti espresse il patriottismo circospetto della borghesia in epoca risorgimentale. Lui stesso nutriva riserve sui “reggitori” politici della futura Italia. Siamo oltre un decennio prima dell’Unità e così compose in pochi versi le sue perplessità su chi si sarebbe cimentato in futuro a guidare la Penisola. Il Giusti li chiama ironicamente eroi: Eroi Eroi cosa fate voi? Ponziamo il poi Eroi Eroi e per il presente cosa avete in mente? Il tutto e il niente E dite… l’Italia? La teniamo a balia Ma a balia pretesca liberalesca nostrana o tedesca? Lo so… sta fresca (l’Italia) Versi brevi, satiricamente ben appuntiti che dimostrano che l’Italia è da prima dell’Unità che mostra i suoi lati deboli. E li viviamo oggi per le conseguenze delle recenti alluvioni che si ripetono regolarmente in ogni dove e che mettono ripetutamente in ginocchio attività commerciali e produttive, abitazioni, strade, ponti e quant’altro nel territorio, gettando nel panico e nella disperazione migliaia di incolpevoli cittadini. Tutto questo accade a causa dell’insipienza amministrativa, ritardi d’aiuto, inadempienze politiche palesi, incompetenze diffuse e contradditorie, assenza di prevenzione, palleggiamento di responsabilità. In questi giorni è la volta del mantovano, dell’alessandrino, del maremmano, del triestino, del parmigiano e soprattutto di Genova e del suo Levante. Genova negli ultimi quarant’anni ha subito ben cinque alluvioni devastanti. Ed è stato fatto poco e niente per arginare al meglio le conseguenze su un territorio decisamente fragile e franoso ed in balia di tre grossi torrenti che, quando esondano, devastano e basta, come se fosse il loro compito precipuo. Gli ultimi lavori seri su quei pericolosi corsi d’acqua furono fatti negli anni Trenta. Da allora pratico silenzio, lasciando ampio spazio all’inutile chiacchierio di una politica incapace di risolvere gli urgenti problemi, presi nell’intricata ragnatela di responsabilità. E tutto questo in eterna attesa di uno svecchiamento che contempli semplificazioni burocratiche ed amministrative ed una radicale riforma della procedura giudiziaria civile. I nuovi italiani non sono impersonati dai politici, ma da quelle migliaia di giovani volontari che stanno misurandosi col fango e le acque irrompenti creando loro stessi un certo tipo d’intervento razionale ed organizzato. Ma la politica cosa ha dato a questi giovani? Disoccupazione e, nella migliore delle ipotesi, precarietà. Stiamo mettendo all’angolo le giovani energie di un’intera generazione che non lavorando con continuità non avrà un futuro e nemmeno una pensione. La politica non riesce a fornire loro prospettive chiare. Il mondo del lavoro è pregno d’infiniti regolamenti e di decine di tipi di contratti di lavoro a termine. I concorsi sono indetti alla vecchia maniera, privi di procedure semplici e snelle, anche perchè impera una burocrazia dura a snellirsi. E’ più facile mettere a punto al CNEL una ricerca sull’origine dell’Universo che sveltire e sfoltire un iter burocratico. Mettere in ginocchio per insipienza ed incompetenza una generazione e migliaia di preziose attività di volonterosi cittadini è molto pericoloso. Come esseri umani potremmo sentirci schiantati. Come cittadini bistrattati. Come italiani annullati.

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