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L’insegnamento di San Giovanni Paolo II e le meditazioni del cardinale Biffi

di Redazione Pensalibero.it | 22 Giugno 2014

Collana Sentieri dell’amore
A cura di Przemysław Kwiatkowski

(Edizioni Cantagalli)

giovannipaolo2Salvare dall’oblio e dare voce alle testimonianze più minute lasciate dal sacerdote, vescovo e cardinale Karol Wojtyła e dalle persone che erano con lui in stretto contatto: questo l’obiettivo che ha spinto il “Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia” ad inaugurare la nuova collanaSentieri dell’amore.
La raccolta riunisce testi antecedenti al pontificato di Wojtyła e dedicati al tema dell’amore umano, tra i quali compaiono scritti inediti fino ad ora conservati negli archivi per motivi di riservatezza e sconosciuti anche in lingua polacca. Accanto a questi trovano spazio contributi sparsi in diverse pubblicazioni uscite in Polonia negli ultimi cinquant’anni e altri già diffusi in Italia, ma in versioni eccessivamente frammentarie e semplificate.
Attraverso la traduzione di Przemysław Kwiatkowski, corredata dal testo polacco a fronte, si punta a riprodurre il pensiero di San Giovanni Paolo II con la massima fedeltà, in modo che il lettore abbia un contatto immediato e diretto con la parola del Pastore della Chiesa di Cracovia.
Nel primo volume della collana – Sposi, amici dello Sposo – sono raccolte ventidue omelie sul matrimonio e la famiglia che permettono di individuare come la passione per la verità della persona umana, racchiusa nel mistero dell’uomo e della donna, sia nata e si sia sviluppata nell’animo del religioso polacco destinato ad ascendere al soglio pontificio. I testi selezionati possono fornire preziose indicazioni sulla strada da seguire in ambito coniugale o più semplicemente rassicurarci che stiamo procedendo nella giusta direzione.
Il secondo volume – Educare ad amare – riporta invece undici articoli di Karol Wojtyła tra i quali uno, conservato nell’Archivio della Curia Metropolitana di Cracovia, è un inedito assoluto. Altri quattro contributi vedono la luce per la prima volta in lingua italiana. I testi sono di un periodo antecedente rispetto a quelli di Sposi, amici dello Sposo e risalgono agli anni 1952-1962. Consentono dunque di osservare da vicino una fase fondamentale per la maturazione del pensiero del futuro pontefice e per la genesi delle sue opere più conosciute. Come spiega il curatore nella nota di redazione introduttiva “[…] il libro tenta di rispondere all’invito nascosto nella celebre affermazione di Giovanni Paolo II: «L’amore non è una cosa che si impara, e tuttavia non c’è cosa che sia così necessario imparare. Da giovane sacerdote imparai ad amare l’amore umano . Questo è uno dei temi fondamentali su cui concentrai il mio sacerdozio, il mio ministero sul pulpito, nel confessionale e anche attraverso la parola scritta. Se si ama l’amore umano, nasce anche il vivo bisogno di impegnare tutte le forze a favore del bell’amore»”.

DA “SIANO UNA COSA SOLA” (Omelia durante la celebrazione di un matrimonio, Cracovia, 28 gennaio 1978): “[…] Si può dire che in questo momento tutto vi parla dell’amore. Tutti parlano del vostro amore che oggi vi conduce all’altare. Vi parla dell’amore il vostro cuore, il vostro affetto, il vostro sentimento.
Tuttavia, dovete riflettere molto bene ciò che sull’amore vi dice la Parola di Dio; ciò che ne scrisse San Giovanni. Egli scrisse una cosa molto strana; almeno così potrebbe sembrare a qualcuno che pensa che l’amore provenga dall’uomo; a qualcuno che vuole vedere la fonte dell’amore nel cuore umano o forse solo nei sensi dell’uomo oppure, al limite, nella volontà umana. San Giovanni scrive che: «Dio ci ha amati per primo» [cfr. 1 Gv 4,19]. Prima di ogni amore umano c’è il suo amore; il suo amore per ciascuno di noi e quello per il vostro amore”.

La fine e l’inizio. Giovanni Paolo II: la vittoria della libertà, gli ultimi anni, l’eredità
George Weigel (Edizioni Cantagalli)

Con questo libro George Weigel porta a compimento il suo lavoro monumentale sulla figura del grande papa del XX secolo. Dopo il bestseller internazionale Testimone della speranza, Weigel torna a parlare di Karol Wojtyła raccontando gli ultimi anni del suo pontificato e ricostruendo in maniera accurata e ben documentata la sua lunga e durissima lotta contro il comunismo, in difesa della verità, della libertà e della dignità umana.
Come scrive Weigel, il papa polacco ricordò alla Chiesa che non esisteva per sé, ma per la sua missione evangelica. Oltrepassando le mura vaticane nei suoi interminabili pellegrinaggi attraverso i cinque continenti, Wojtyła presentò al mondo un volto nuovo della Chiesa universale che accese le coscienze provocando risposte inaspettate. Con la propria testimonianza Karol Wojtyła incarnò il significato originario del titolo di pontefice attribuitogli per tradizione, facendosi egli stesso “ponte”, non soltanto tra terra e cielo, ma anche tra gli uomini, le generazioni, le confessioni religiose, la fede e la scienza.
Le pagine inedite che George Weigel ci regala sono frutto di lunghe conversazioni personali con Giovanni Paolo II, con il suo segretario Stanislaw Dziwisz e con molti testimoni e protagonisti della sua intensa vicenda, oltre che dell’accesso a documenti finora secretati del vastissimo archivio sovietico. Esplorando questo materiale, è possibile intuire come le autorità del comunismo polacco, i loro capi a Mosca e i paesi alleati del blocco sovietico considerassero Giovanni Paolo II un nemico mortale. La rivoluzione delle coscienze guidata da questo “uomo dell’est” era certamente più pericolosa di qualunque aggressione armata. Le nuove informazioni raccolte da Weigel mettono in luce gli sforzi, tanto massicci quanto inefficaci, del comunismo per ostacolare Wojtyła nella sua opera e distruggere la sua reputazione. Corruzione, ricatti, reclutamento di informatori, inseguimenti, intercettazioni, giochi politici: nulla riu scì a scalfire la grandezza di Giovanni Paolo II.
Karol Wojtyła nel suo pontificato estese al mondo intero la convinzione maturata nella sua esperienza di sacerdote, educatore e infine vescovo a Cracovia nella Polonia comunista: la sopravvivenza della Chiesa è legata alla sua vitalità, alla sua forza nel promuovere e difendere la dignità umana.

DALL’INTRODUZIONE: “Mentre marzo cedeva il passo ad aprile nella primavera del 2005 e il mondo vegliava all’esterno dal palazzo apostolico, il pontificato di Giovanni Paolo II, che si stava avviando verso una conclusione commovente, veniva già descritto come uno tra i più incisivi in duemila anni di storia cristiana.
Otto mesi dopo l’elezione al soglio pontificio, il 16 ottobre 1978, Giovanni Paolo II aveva acceso una rivoluzione nella coscienza della sua nativa Polonia, una sfida morale allo status quo della guerra fredda che fu all’origine di quel dramma internazionale che sarebbe culminato con il collasso del comunismo europeo nel 1989 e la fine dell’Unione Sovietica nel 1991. Tuttavia l’impatto mondiale del papa del millennio non si limitò alla sua patria. Durante i primi due decenni del suo pontificato, Giovanni Paolo II […] si poneva come un universale testimone morale della dignità della persona umana e il principale esponente mondiale dell’universalità dei diritti umani. Nel periodo in cui si avvicinava alla fine del suo pellegrinaggio terreno, Giovanni Paolo II […] era diventato la singolare incarnazione delle tribolazioni, delle tragedie e dei trionfi della seconda parte del XX secolo per miliardi di esseri umani”.

La multiforme sapienza di Dio. Esercizi spirituali con Giovanni Paolo II
Giacomo Biffi (Edizioni Cantagalli)

Mentre il mondo si apprestava a vivere una svolta epocale, con la caduta del Muro di Berlino che pochi mesi dopo avrebbe cambiato profondamente gli scenari geopolitici europei, dal 12 al 18 gennaio 1989 il cardinale Giacomo Biffi venne chiamato in Vaticano da Giovanni Paolo II a predicare gli Esercizi spirituali. In questo volume, a distanza di venticinque anni, sono raccolti e vedono la luce i testi inediti delle riflessioni dell’arcivescovo emerito di Bologna. Ventidue meditazioni, pronunciate alla presenza non soltanto dei cardinali e dei prelati di Curia, ma dello stesso pontefice tanto da renderla un’esperienza insolita e, al contempo, emozionante.
“A che cosa servono gli Esercizi spirituali? – si domanda nella meditazione introduttiva Biffi – Si potrebbe anche rispondere, in modo un po’ provocatorio ma con qualche verità, che non servono a niente. Gli Esercizi spirituali sono essenzialmente uno spazio di contemplazione. A che cosa serve la contemplazione? Non possiamo dire che la contemplazione serva a qualcosa. Ma sarà meglio spiegarsi. Voglio dire che la domanda ‘a che cosa serve?’ è legittima e doverosa per ciò che ha indole di mezzo, ma è del tutto priva di significato per ciò che ha indole di fine. Ciò che ha indole di fine non ‘serve’, è. Gli Esercizi spirituali sono dedicati all’accrescimento della conoscenza, alla dilatazione della carità, alla pregustazione della gioia ultima e vera. E noi dobbiamo con umiltà implorare Dio perché questo avvenga”.
Nelle ventidue meditazioni l’autore, con il suo stile inconfondibile, affronta gli argomenti più disparati, come il peccato, la funzione della Chiesa madre dei credenti, il celibato sacerdotale, l’influenza e i modi di agire del diavolo, la meraviglia e la dolcezza dell’incontro con Cristo. Il libro è l’ennesima perla che il cardinale Biffi dona ai fedeli: un capolavoro letterario ricolmo di felici intuizioni teologiche, culturali e umane.

DALLE PAROLE PRONUNCIATE DA S.S. GIOVANNI PAOLO II AL TERMINE DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI: “[…] Vogliamo tutti ringraziare il nostro Predicatore che si è permesso di lasciare per un po’ la sua sede, i suoi impegni episcopali nell’Arcidiocesi e ha voluto venire fra noi per offrirci queste sue riflessioni come guida delle nostre riflessioni durante gli esercizi spirituali. E lo abbiamo sentito e lo abbiamo seguito; sì, abbiamo sentito nelle sue conferenze questa splendida esegesi patristica. Il suo maestro, si vede subito, è S. Ambrogio. Non ne mancano anche altri, ma qui si vede, abbastanza bene, che il Cardinale di Bologna viene da Milano. Lo ringraziamo per questa esegesi patristica, non solamente di una volta, di un S. Ambrogio, ma anche di oggi. Si vede come questa esegesi costituisce veramente il fond amento della teologia spirituale ed anche pastorale, perché è capace – o, piuttosto, diciamo la Parola di Dio, la Sacra Scrittura è capace, attraverso questa esegesi il cui modello ci hanno lasciato i Padri – di incontrare l’uomo in ogni epoca, in ogni generazione, di incontrarlo in ogni situazione, di parlare a lui con la stessa forza che è nascosta nella sua fonte, nella Parola di Dio”.

Pubblicato in : Invito alla lettura

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