Fare l’amministratore pubblico non è più una buona cosa. I rischi sono troppi. Il discorso cambia per i “maneggioni” che non essendo perbene, sono disposti ad accettare i pericoli connessi a chi firma degli atti pubblici. Chi entra in politica non per servire, ma per arricchirsi, con tutta probabilità mette in conto anche l’eventualità di finire in galera e sulle prime pagine di giornali e televisioni. I profittatori che cercano in politica il successo che non hanno avuto nella vita lavorativa, sono dei freddi calcolatori. Ma per dirla con il presidente della Democrazia cristiana, assassinato dai terroristi nel 1978, per colpa di alcuni, un’intera classe politica viene additata come disonesta. Non ci si rende conto che il qualunquismo dei cosiddetti cittadini perbene, favorisce l’ingresso in politica dei disonesti. Per ogni galantuomo che si dimette, che lascia la politica, c’è un ladruncolo che prende il suo posto. La realtà è che dovremmo incoraggiare le persone chiare e limpide ad impegnarsi in politica, ma in Italia tira una brutta aria. Se non cambiano le leggi, compresa l’obbligatorietà dell’azione penale (se un cittadino denuncia in modo pretestuoso il sindaco scatta automaticamente una iscrizione nel registro degli indagati). Il reato di abuso in atti d’ufficio andrebbe depenalizzato e sostituito con il “chi sbaglia paga”. Sei un amministratore, hai commesso un errore, vieni colpito con una sanzione di tipo amministrativo; con una multa o ‘assegnazione ai servizi sociali. Oggi, il potere nei Comuni e nelle Regioni è in mano ai funzionari. Il sindaco o l’assessore che mette la firma è il povero fesso di turno. Il più delle volte c’è una vera e propria induzione a commettere gli errori da parte dei burocrati, che sono lì dalla mattina alla sera, conoscono leggi e regolamenti e attendono ai loro affari. Non è pensabile tutto questo. Noi che, solitamente, svolgiamo un’azione di critica costruttiva nei confronti di amministratori regionali e comunali, pensiamo che in molti casi dovrebbero scioperare. Fare come il compianto Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica Acciaroli, ucciso nell’esercizio di primo cittadino. Di fronte al prefetto di Salerno che gli negava la nomina di un segretario comunale di fiducia, prese l’unico esemplare delle chiavi del comune e gliele buttò sul tavolo. “Vada lei ad aprire il municipio di Pollica…”. Gli enti locali hanno bisogno di un’unione di difesa degli amministratori, che vada al di là dell’Anci. Una forza di lotta che faccia capire a chi siede in parlamento di godere dell’immunità mentre gli amministratori locali dovrebbero avere almeno una legge che li garantisca di non essere sbattuti in galera come dei ladri di galline, dal primo magistrato di turno, fino a sentenza definitiva. Noi come stampa, dobbiamo svolgere una funzione critica, ma fare anche atti di onestà come quest’editoriale, per solidarietà con chi opera giornalmente per il bene dei propri cittadini. Gli amministratori onesti sono tanti e rappresentano la grande maggioranza.
L’immunità per gli amministratori fino a sentenza definitive
Noi che, solitamente, svolgiamo un’azione di critica costruttiva nei confronti di amministratori regionali e comunali, pensiamo che in molti casi dovrebbero scioperare.

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