L’UE ha scelto una politica climatica ambiziosa, impegnandosi a ridurre le emissioni di CO2 almeno del 40% entro il 2030.
La città di Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre ospita la XXI edizione della Conferenza delle Parti (COP21 / CMP11) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Tale evento riunisce circa 200 Stati nell’ottica di stabilire degli obiettivi ambiziosi e vincolanti nel contrasto ai problemi inerenti al cambiamento climatico. La Francia, Paese che in questo momento presiede e accoglie l’avvenimento, ha una’importante responsabilità nel perseguimento di un simile accordo internazionale. Allo stesso tempo, l’Europa ricopre un ruolo strategico di prestigio nel convincere gli altri Stati, emergenti e non, a impegnarsi sul tema del clima. Come cambierà l’UE nella sua evoluzione energetica ed ecologica? Questo è uno degli interrogativi a cui il COP21 di Parigi vuole dare una risposta.
L’UE ha scelto una politica climatica ambiziosa, impegnandosi a ridurre le emissioni di CO2 almeno del 40% entro il 2030. L’obiettivo è limitare l’incremento della temperatura di 2 gradi rispetto al livello pre-industriale. Per tali scopi la politica climatica comunitaria si compone di tre assi: la riduzione dei gas ad effetto serra, il controllo e l’adeguamento alle conseguenze causate dal riscaldamento climatico e l’impegno nelle negoziazioni internazionali per l’attuazione del Protocollo di Kyoto.
La strategia adottata dall’Unione europea è pertanto di lungo termine ed è composta da obiettivi datati al 2020 ( realizzazione del Protocollo di Kyoto) e al 2050. L’UE quindi mira a promuovere se stessa come motore mondiale in questo settore, avendo adottato nel 2008 il Pacchetto Clima ed Energia vincolante per i suoi Stati membri articolato sui seguenti obiettivi “3 x 20”:
– 20% di riduzione di gas serra nell’Unione europea, rispetto ai livelli del 1990;
– 20% di fonti rinnovabili nel consumo energetico finale dell’UE;
– 20% di risparmio energetico.
Questi sono gli obiettivi del programma europeo sul cambiamento climatico lanciato dalla Commissione europea nel 2000 e adottato dal Consiglio europeo nel 2007. Nel 2012 poi, la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica ha integrato il panorama giuridico dell’Unione al fine di ridurre il consumo di energia primaria dell’UE. E’ poi il Rapporto annuale dell’Agenzia europea per l’ambiente del 2014 che ha evidenziato lo stato di avanzamento della realizzazione dei tre obiettivi del Pacchetto Clima ed Energia da parte di ciascuno Stato Membro.
L’excursus del negoziato internazionale nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite contro i cambiamenti climatici si è svolto attraverso precisi passaggi che convergono verso Parigi 2015. Alcune delle tappe principali del percorso delle negoziazioni internazionali sul clima da ricordare sono:
il Rapporto Brundtland (New York 1987); la Convenzione Globale contro i cambiamenti climatici UNFCCC (Rio de Janeiro UNCED 1992); il protocollo di Kyoto (1997 Kyoto UNFCCC COP 3);il Piano di Azione Bali (2007 Bali UNFCCC COP 13);the Copenhagen Accord (2009 Copenhagen COP 16);il Durban Package (2011 Durban UNFCCC COP 17);the Future We Want (2012 Rio de Janeiro – Rio +20);US-China Joint Announcement on Climate Change (2014 Pechino);la proposta dell’Europa per Parigi 2015 (2014: Bruxelles);il documento negoziale per Parigi (2015 Bonn UN FCCC Climate Talks);la proposta della Cina (2015 Parigi UNFCCC COP 21).
Secondo il suddetto rapporto, nonostante i risultati dell’UE complessivamente positivi, sono solo nove gli Stati Membri – Croazia, Cipro, Danimarca, Grecia, Ungheria, Romania, Slovacchia, Repubblica Ceca e Regno Unito – che raggiungono i loro obiettivi nei tre ambiti del Pacchetto Clima ed Energia; la restante parte dei Paesi UE conferma ancora delle difficoltà nella realizzazione di uno dei tre punti. Quindi, 11 Stati Membri devono incrementare la loro efficienza energetica.
La Direttiva sull’efficacia energetica ha lasciato liberi gli Stati nella definizione dei loro obiettivi di riduzione del consumo energetico, causando talvolta un allentamento nel loro raggiungimento e, inoltre, senza dispositivi vincolanti d’ispezione/sorveglianza, l’Agenzia europea per l’ambiente può solo incoraggiare gli Stati europei ad impegnarsi, rinforzando le politiche pubbliche in questo settore.
Nonostante la crisi economica incida pesantemente sugli investimenti in questo settore, nessun Paese membro può essere considerato come “contre-performant“, tuttavia vi è la necessità per alcuni governi di accelerare l’implementazione delle politiche climatiche.
Infatti, i Capi di Stato hanno adottato una riduzione dell’emissione dei gas serra almeno del 40% e l’introduzione, non vincolante, di energia rinnovabile almeno al 27% sul consumo energetico totale entro il 2030. Contemporaneamente ai buoni risultati di livello complessivo, l’adozione della seconda parte del Pacchetto Clima ed Energia ha sempre stimolato ampi dibattiti, infatti, questo dispositivo è già stato oggetto di numerose controversie tra le Commissioni Energia e Ambiente e probabilmente impegna molto i lavori di Parigi.

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