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L’età dell’ozio

Per ogni 2 lavoratori e 1 disoccupato, il sistema attuale di welfare provvede al sostentamento anche di 1 pensionato. Conclusione: 2 lavoratori, 1 disoccupato, 1 pensionato.

di Angelo Giubileo | 8 Agosto 2016

Siete proprio certi che l’ozio sia il padre di tutti i vizi? Almeno, qui in Italia?

Ma, procediamo con ordine e allora occorre premettere che uno dei più antichi racconti delle origini, tratto dall’Epopea di Atrahasis (ca. 1700 a.C.), attribuisce la creazione dell’uomo allo scopo che sia procurato agli dei, senza lavoro da parte di coloro, il cibo necessario. E tuttavia, il numero degli uomini cresce a tale misura che il rumore che costoro producono disturba il riposo di Ellil (in questo racconto il dio principale di una più antica tradizione babilonese). E così, gli dei cercano con vari sistemi di far smettere gli uomini, ma vanamente e fino a quando decidono d’inviare loro un diluvio. E da qui, il racconto è comune a quello biblico più noto. Nel racconto, potremmo dire che sono presenti tutti gli elementi di un’odissea, che pare sia diventato dagli ultimi 25 anni almeno, il sistema italiano di welfare.

Palazzo Chigi ha annunciato per settembre un provvedimento che anticipi l’Ape. Un nuovo sistema di misure di “anticipo della pensione” per alcune categorie di “attivi”, che, in base alla legge-Fornero in vigore, dovrebbero viceversa attendere un tempo ulteriore per il conseguimento del rispettivo diritto al pensionamento.

Gli “attivi” sono tutti coloro che l’Istat annovera, annualmente, nella fascia della popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni. Tra i summenzionati “attivi” sono quindi da ricomprendere anche i “disoccupati” e, con altro significato interpretativo, i cosiddetti “inattivi”. In base ai più recenti dati pubblicati dall’Istat, a maggio 2016 il “tasso di attività” tra gli “attivi”, la percentuale cioè di coloro di età compresa tra i 15 e i 64 anni che in Italia svolge un’attività produttiva è pari al 64,7%. In pratica, per ogni 2 lavoratori 1 disoccupato.

Dall’ampia lettura dei dati pubblicati, ne emergono altri certamente significativi, e in particolare i dati relativi all’“indice di dipendenza strutturale” e all’“indice di dipendenza strutturale degli anziani”. Il primo, riguarda il rapporto percentuale tra la popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e la popolazione in età attiva (15-64 anni). Il secondo, riguarda invece il rapporto percentuale tra la popolazione di età 65 anni e più e la popolazione in età attiva (15-64 anni). All’1/1/2016, le rilevazioni dell’Istat certificano, rispettivamente, i dati percentuali del 55,5 e 34,2.

In pratica e all’incirca, significa che attualmente per ogni 2 lavoratori e 1 disoccupato esiste 1 persona che teoricamente non produce reddito “da lavoro”, e cioè persone di età superiore ai 64 anni o di età non superiore ai 14 anni. E’ evidente che, in genere, la popolazione di 65 anni e più percepisce un reddito “da pensione” e quindi questo significa anche, in base all’ultimo dato qui riportato, che per ogni 2 lavoratori e 1 disoccupato il sistema attuale di welfare provvede al sostentamento anche di 1 pensionato. Conclusione: 2 lavoratori, 1 disoccupato, 1 pensionato.

Forse si spiega anche così il declino della produzione in Occidente e viceversa l’avanzata dei paesi asiatici, e in primis la Cina, attraverso manodopera a basso costo e un rinnovato sistema di dumping sociale. Il mito dell’“ozio” o piuttosto del “riposo”, tipico anche di ogni religione, rappresenta il mito per eccellenza. Ma, per raggiungerlo, a noi umani occorre purtroppo fare sempre uno sforzo.

Rispetto alla congiuntura italiana, siamo proprio sicuri che il modello prefigurato dell’Ape sia un bene? Io, non credo affatto; se, come sembra, il “capitale” per le “pensioni anticipate”, ovvero il finanziamento di “attività improduttive”, dovrà essere impiegato da soggetti del welfare – tradizionalmente destinati a viceversa “fare impresa”, e quindi “produttori” di reddito senz’altro diverso – quali per l’appunto: gli stessi lavoratori oltre ad assicurazioni, banche e fondi pensione.

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: anni, banche, cina, italia, lavoro, misure, palazzo chigi, pensione, persone, religione

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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