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L’anno che verrà tra Manzoni e Renzi

di Fabrizio Binacchi | 29 Dicembre 2013

Ci incamminiamo per il 2014, un anno che sarà scandito da ineffabili scadenze internazionali e globali: dalle elezioni europee al semestre di Presidenza italiana, sino alla preparazione esecutiva del tanto celebrato Expo 2015.

100312832l43-matteo-renzi-120803115641_bigziL’anno che verrà, fra pochi giorni, fra poche ore, non potrà che essere un anno ottimo o un anno pessimo. Non sono ammesse vie-di-mezzo. Sarà un anno da ricordare per decenni per il cambiamento positivo che comporterà, o un anno da dimenticare e biasimare per il nulla di concreto che vedremo,  per il nulla che avremo combinato. Il 2014 -che sarà tutto nostro fra poche ore- dovrà essere un anno stile Innominato o stile Cardinal Borromeo,  per citare gli antipodi sociali e morali di Manzoni.  Uno grande nel male, ma grande, uno grande nel bene e quindi grande in re ipsa. Certo non potrà essere, o peggio, accontentarsi di essere un anno alla Don Abbondio. Troppi anni sono passati vivendo lento pede alla don Abbondio,  con  compromessi e talora vere compromissioni, ad ogni svolta, per non decidere alla fine nulla di fondamentale, di decisivo, di importante, di significativo. Non che non serva  la mediazione, non che non serva la comprensione e la capacità di valutare e comprendere anche le esigenze opposte, ma una volta chiariti i termini si decida, si compia, si deliberi. Anche fra Cristoforo ascoltò, mediò, interruppe, ammonì ma scelse, decise, deliberò. Con questa Italia tra Manzoni e Renzi ci incamminiamo per il 2014, un anno che sarà scandito da ineffabili scadenze internazionali e globali: dalle elezioni europee al semestre di Presidenza italiana, sino alla preparazione esecutiva del tanto celebrato Expo 2015 che farà di Milano e dell’Italia la vetrina del mondo. Eccole lì tutte le scadenze che i moderni Innominati e Borromei, fra Cristofori e don Abbondi vari avranno davanti appena dopo aver stappato lo spumante: lavoro e crescita prima di tutto, e subito dopo la revisione della vecchia vecchisisma macchina statale appesantita da norme, burocrazie e burocrati, e furbizie di cui anche i Borboni proverebbero vergogna. Da una ventina di giorni è diventato primo protagonista della politica italiana Matteo Renzi che ha sicuramente impresso un cambio di passo a molti percorsi e a molte logiche. Nardella, suo stretto collaboratore, ha usato una immagine azzeccata: fino ad ora abbiamo camminato ora dobbiamo correre. Già, deve proprio correre questa Italia nel 2014 per non farci sentire secondi agli spagnoli e ai portoghesi che partivano da fondamentali peggiori ed ora hanno una attesa di riscatto notevolmente più positiva della nostra. Perché là fanno, qui perdiamo tempo. Il 2014 non sarà un anno lungo, sarà un anno cortissimo perché si gioca tutto nei primi tre mesi. Se da gennaio a marzo non avremo già un primo provvedimento di riforma elettorale, un primo passaggio parlamentare per la revisione della macchina dello Stato, una nuova logica che amministri e liberi il lavoro e la crescita dai lacci e vincoli che fino ad ora ci ha strangolato, sarà veramente rischioso. Perché da aprile partirà la campagna elettorale europea con gli inevitabili scontri tra liste e partiti, tra poli e salotti che metteranno in ibernazione la capacità del fare della classe politica. Poi a giugno, conosciuti i risultati, sia che abbia vinto Schulz sia che per miracolo vinca Rehn, saremo alle prese con la presidenza semestrale dell’Unione europea, con tutto il carico di vertici e coordinamenti che il governo dovrà gestire e, come ha annunciato, tentare di cambiare. Un anno da far tremare i polsi anche ai vecchi campioni di mediazione e ai nuovi campioni di corsa veloce a ostacoli. L’importante è stappare la compromissione inutile e rottamare, almeno per un po’, i vari don Abbondio.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marco colangelo

    1 Gennaio 2014 alle 13:07

    Caro Fabrizio… un cappelletto un poco lungo con citazioni manzoniane dottissime per arrivare a sintetizzare nelle ultime righe quello che sentiamo urgente tutti quanti: fare presto, entro i primi tre mesi dell’anno. Dopo saranno dolori per tutti, ne quadagnerà solo la poltica sguaiata e no-sense. Ci aspettiamo tutti questa riforma elettorale, almeno un primo avvio parlamentare per la revisione della macchina dello Stato, nuovi modi per prendere decisioni con una velocità pari a quella che la vita produttiva e reale segna la vita dei cittadini, delle imprese e della società in generale. L’esigenza di correre è reale per ridurre questo divario, assistiamo invece a tendenze contrarie, di chi sfrutta la faragginosità delle nostre procedure, per rallentare il tutto e mai fare un passo in avanti con scelte coraggiose e necessarie. Non conosco formule ma rimango sempre perplesso nel sapere ad esempio che in questo momento in Parlamento si votano, nel rispetto delle attuali procedure e tempi, regolamenti attuativi di Leggi dello Stato che sono state approvate 4 o 5 anni fa, con maggioranze diverse e che gli attuali parlamentari forse nemmeno conoscono. Tre mesi dici ? Lo penso anche io, così come credo che per correre occorre sostenere chi ha atteggiamenti radicali ben impostati dettati dall’urgenza, altrimenti altre radicalità populiste prenderanno campo definitivamente. Io, come tanti, un altro Governo di emergenza, non lo sopporteri proprio. Sempre se ci saranno le condizioni per farlo !

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