In tempi di vacche magre per molti settori dell’economia ci sono due industrie dai prodotti impalpabili e dai beni sostanzialmente immateriali che vanno, anche in periodo di recessione, sempre a gonfie vele. Sono l’industria del gossip e l’industria delle classifiche. Della formula gossip o del pettegolezzo sappiamo quasi tutto: un meccanismo per cui si parte da una foto che dà corpo a una voce cheneso (proprio per fare un esempio) Fabrizio Corona bacia Belen Rodriguez in un ristorante di Parigi, si va in copertina e poi la copertina va in televisione, al mattino e al pomeriggio, si finisce sul divano a scoprire come mai perché chi poteva immaginarlo fino al prossimo scoop. Un’industria con qualche rischio legale per denunce possibili ma a grande redditività perché con poco investimento si raggiunge solitamente un buon affare. E poi non c’è nessun minimo garantito: pagano se la foto è fatta ed è bella o riconoscibile altrimenti non c’è contratto che tenga. I paparazzi non hanno gli ammortizzatori sociali. Più nuovo il fenomeno dell’altra industria che va a gonfie vele e incontra sempre il consenso di pubblico e di critica, come si dice in una formula coniata per i film. Ma che a ben guardare non dice mai niente di nuovo. Una normale classifica annuale sulle città in cui si vive meglio o peggio è sempre un grande affare per il giornale che la pubblica perché i lettori sono curiosi di sapere in che città stanno, perché gli altri giornali riprendono la classifica e quindi danno pubblicità, il giornale finisce in televisione con tanto di grafica, immagini dei paesi stanno bene e altri che stanno male con intervista al direttore. Servizio chiuso, tutti contenti. In teoria. In questi anni le classifiche del benessere e del malessere italiano si sono specializzate: c’è quella generale dove di solito vince una città del nord tra Aosta, Bolzano, Parma, Ravenna, Verona, talora Mantova, e una d! el Sud c he ha la maglia nera solitamente Cosenza, Reggio Calabria, Agrigento, Enna, Caserta. Nord da una parte e Sud dall’altra. Poi ci sono le classifiche specializzate: per sanità e salute, o svago e divertimento, oppure per istruzione e scuole, oppure per immigrazione accettata e integrazione normalizzata, oppure per criminalità. Anche qui di solito in testa alla classifica c’è sempre una media città del quadrilatero Novara Treviso Rimini (raramente Ravenna) Parma, e in coda poveracce qualche città del sottosviluppo nostrano -almeno stando a quei fattori di classifica- cioè qualche capoluogo della Sicilia, o della Calabria o della Campania. Così è se vi pare, per stare dalla parti, almeno con la memoria, del grande autore di Agrigento. Le decine di parametri e coefficienti statistici presi a riferimento, dai biglietti del cinema ai depositi bancari dalle morti violente alle nascite felici o al numero di laureati, inevitabilmente danno un prodotto molto simile al sistema che li programma. Fanno scalpore del classifiche dei sindaci considerati più bravi ed amati dai cittadini loro amministrati: qui c’è qualche striatura geografica in più perché ad esempio accanto al sindaco di Verona che vince a più non posso c’è la buona posizione del sindaco di Salerno. Costantemente e stranamente in tutte queste classifiche le grandi metropoli non sono né in testa né in coda (salvo il caso di Napoli per la classifica sindaci, ma oserei dire del tutto momentaneo) ma nella pancia di tutte le graduatorie. Se si guarda l’andamento delle classifiche negli anni si scopre una sostanziale omogeneità di risultato con qualche cambiamento all’interno delle aree ma non di scambio tra aree. Tradotto: una volta sarà Belluno e un’altra Trento in testa ma sempre in area forte Nord, così come in basso si scambiano le posizioni del cosiddetto malessere tra Agrigento, Catanzaro o Reggio Calabria. Insomma sembra che le classifiche siano fatte pi=F! 9 per fa r impressione che per far ragionare. Più per colpire come notizia che poi è sempre quella -e la notizia sta nella riconferma- che per far riflettere. E pensare che ci sono forme di benessere a sensazioni personali, che certe rilevazioni non danno. Un esempio. Dopo tanti anni di Cortina d’ Ampezzo (e cosa c’è di più immaginario del benessere di Cortina?) un signore ha deciso di passare un capodanno stappando spumante sotto la pioggia alla stazione dei pullman di Agrigento, tra extra comunitari e carabinieri. Per festa una band del posto che strimpellava. Mi ha detto che è il capodanno che ricorda più di cuore. C’è benessere e benessere e c’è di che meditare.
Fabrizio Binacchi

Giusto, sono classifiche stupide, superficiali e pilotate per portare gli stili di vita al “mattatoio” desiderato, un po’ come i test sul q.i., più raffinati se più idonei per stipulare tregua tra intelligenza e mercato. M.S.