Gianni, prima di parlare in Direzione, viene sempre da me. È nervosissimo (mamma mia!)
Ora, sto correggendo il suo discorso con una mano sotto il sedere (la mette lì perché dice che sente freddo. Con l’altra parlucchia al telefono).
Da quando è il nuovo Segretario del PD, ha mille ansie.
Del suo discorso in Direzione ho dovuto correggere alcune affermazioni e si è offeso a morte (è per questo che parla al telefono. Lo fa per innervosirmi).
Le cose non vanno più bene tra noi. Quando c’era Renzi, era sempre arrapato come un leone. Ci rotolavamo dappertutto. Una volta, lo abbiamo (perfino) fatto sulla scrivania di un ufficio a Montecitorio, nascosti durante un voto di fiducia al Governo: gemeva e lo insultava, poi mi diceva che se ne infischiava e tante cosacce facendo confusione tra me e lui. Insomma un gran casino, ma molto divertente.
Ora, invece, è incavolato fisso. E non è colpa di nessuno se certe cose non si possono dire. Batuffolone-mio aveva iniziato il discorso in Direzione sul valore della democrazia nel Partito. Citava la sua esperienza come Segretario delle FGCI quando: “Il partito era consapevole e disciplinato (…). Casomai ci si divideva, si votava, ma poi, alla fine, si andava uniti. Come un sol uomo.”
Tutto bello, ma gli ho fatto notare che di fronte ad un’affermazione simile la Serracchiani gli avrebbe sputato in testa, soprattutto dopo anni di opposizione interna in cui hanno fatto quello che volevano (ora Debora mastica tabacco e si è tatuata una tigre malese sulla coscia destra). Non l’avessi mai fatto! Abbiamo cominciato a litigare. Mi ha detto che ora il Partito è di sinistra, e che quindi è democratico e che i voti in Direzione sono tornati ad avere un valore. Ora, vanno rispettati! Mi sono arresa. Abbiamo fatto pace. Gli ho portato il caffè e mi sono scollacciata bene-bene (si attizza a vedermi provocante).
Tempo dieci minuti, e si arrabbiato ancora: doveva decidere il colore della carta da parati della sede quando è arrivata la telefonata della segretaria di D’Alema, la quale ha richiesto un incontro. Da quando Massimo è presidente del PD, la parola d’ordine è collegialità (comanda lui). A quel punto, ho ritenuto dovesse correggere anche un altro passaggio del discorso: quello in cui diceva che vincere le primarie dovesse essere abbastanza per considerarsi il Segretario (almeno un pochino).
Si è arrabbiato di nuovo. Egggiù un’altra litigata (ho dovuto sbottonare il grembiulino della casalinga sino all’inguine per distrarlo).
Aveva anche scritto che il Segretario dovesse essere il candidato naturale alla Presidenza del Consiglio, ma non ho detto più nulla per farlo stare tranquillo. Anche perché era arrivata la telefonata di Speranza. Dice che Gianni deve migliorare la sua immagine. Non è abbastanza dialogante. Ha perso la morbida accondiscendenza di un tempo. Ha assunto un’aria renzista. Chiedeva una riunione del Gruppo parlamentare per discuterne.
Batuffolone-mio si è incazzato di nuovo. Vincere quel referendum sulle trivelle, e poi quello sulla Costituzione lo ha portato in alto ma è trooooppo nervoso. Davvero trooooppo nervoso.
Ora, ha anche buttato l’occhio su Wikipedia e sul capitolo della sua candidatura alla Segretaria, all’affermazione che “incontrava un diffuso apprezzamento tra i vertici del PD” ha trovato scritto “senza fonte”. Ci è rimasto malissimo. Dice che la “fonte” ci sarebbe. Non vuole svelarla, ma: “Ci sarebbe eccome” (ha buttato giù due lacrimucce). Insomma, una vera giornatuccia (e non aveva ancora incontrato Fassina, il nuovo Sindaco di Roma). A quel punto, sono arrivata a Milano e mi sono svegliata. Peccato. Un sogno strano. Chissà come andava a finire (adoro le liti nei partiti, sono davvero romantiche).
Così, dopo la letturina dei giornali italiani ed un pisolino ferroviario che sarebbe dovuto essere ristoratore. (Certo, Debora tatuata che sputazzava tabacco non era un bel vedere)
L’amante del nuovo Segretario
Le cose non vanno più bene tra noi. Quando c’era Renzi, era sempre arrapato come un leone.

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