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L’alternativa socialdemocratica per la Terza Repubblica

di Nicola Zoller | 6 Maggio 2012

Occorrerebbe superare il bipolarismo frammentato e litigioso attuale, costruito attorno a “partiti personali” o a “gruppi di politici alleati per conseguire il controllo dell’una o dell’altra spoglia pubblica”.

Pensando all’esigenza di una “nuova classe dirigente per la terza Repubblica”, il politologo Sergio Fabbrini, direttore della School of Government dell’Università Luiss di Roma, con un lungo articolo-saggio (riportato ampiamente dal giornale l’Adige di Trento) dell’8 aprile 2012, sostiene la necessità di costruire anche in Italia “un soggetto politico europeo”.
E’ un’esigenza sia per la destra che per la sinistra. Occorrerebbe superare il bipolarismo frammentato e litigioso attuale, costruito attorno a “partiti personali” o a “gruppi di politici alleati per conseguire il controllo dell’una o dell’altra spoglia pubblica”.
Pensando all’esigenza di una “nuova classe dirigente per la terza Repubblica”, il politologo Sergio Fabbrini, direttore della School of Government dell’Università Luiss di Roma, con un lungo articolo-saggio (riportato ampiamente dal giornale l’Adige di Trento) dell’8 aprile 2012, sostiene la necessità di costruire anche in Italia “un soggetto politico europeo”.
E’ un’esigenza sia per la destra che per la sinistra. Occorrerebbe superare il bipolarismo frammentato e litigioso attuale, costruito attorno a “partiti personali” o a “gruppi di politici alleati per conseguire il controllo dell’una o dell’altra spoglia pubblica”.
Il prof. Fabbrini rileva che in ciò anche “la sinistra non ha fatto eccezione”. Se vogliamo un’alternativa all’europea, cioè basata su un sistema bipolare meno selvatico dell’attuale  – che non a caso è stato costretto ad affidarsi al Governo dei tecnici – occorre che “entrambi i maggiori partiti o schieramenti riconoscano il contesto della competizione politica europea”.
Rivolgendo la nostra naturale attenzione alla sinistra, non possiamo che concordare con questa tesi. Cos’è la sinistra in Europa? Essa è principalmente rappresentata dal Partito Socialista Europeo (Pse), il movimento che esprime la tradizione e la prospettiva socialista, socialdemocratica e laburista.
Non a caso nelle elezioni presidenziali francesi è il socialista Hollande a rappresentare la speranza per un nuovo governo progressista. Dopo che una speculazione capitalistica senza regole ha causato l’attuale angosciante crisi economica, la svolta egualitaria proposta dai socialisti porterà inevitabilmente ad un riequilibrio del peso fiscale a carico dei più ricchi.
I socialisti – da forza riformista di governo – non rinunciano tuttavia al dinamismo che l’economia privata deve poter promuovere con equità e avvertono parimenti l’obbligo di riqualificare e ottimizzare la spesa pubblica, escludendo tuttavia che sia messa sotto stato d’accusa dagli egoismi dei ceti privilegiati o dalla propaganda antipolitica.
C’è dunque l’esempio francese, e nei prossimi tempi anche la socialdemocrazia tedesca affronterà la prova di un impegnativo confronto con la Merkel,  con la prospettiva di riportare la sinistra al governo. E in Italia? Negli anni ‘70 un bellissimo manifesto del Psi indicava la via maestra per i progressisti italiani: “Se parli socialista in Europa ti capiranno”. Se la sinistra non vuole perdere la bussola, era ed è questo l’orientamento da seguire. Per uscire dalle involuzioni dell’ultimo ventennio, per contribuire alla costruzione della “terza Repubblica”,  per fondare  – come auspicato anche dal prof. Michele Salvati nel suo ultimo libro “Tre pezzi facili sull’Italia”-  “un sistema politico normale, con partiti normali”, la sinistra dovrebbe affidarsi a “un grande partito socialdemocratico”.  E’ la stessa indicazione che emerge dal saggio, appena edito, di Corrado Augias “Il disagio della libertà”: il vero nodo della nostra storia recente “che al momento della crisi di Tangentopoli ha gettato in Paese nella regressione berlusconiana, rimane la duplice mancanza di una dinamica forza liberale capace di assicurare sviluppo e libertà e – d’altro lato – di una moderna forza riformatrice europea di impronta socialdemocratica”. E’ pronta la sinistra italiana, segnatamente il Pd, ad abbracciare quest’ultima soluzione? Ci sono incrostazioni ideologiche e diffidenze del passato che ostacolano il percorso, la parola “socialista divide ancora”, ha rilevato Paolo Franchi in un recentissimo editoriale sul “Corriere della Sera”. Eppure molto d’altro si muove, assieme alla “forza delle cose” su scala europea.
Va menzionato ad esempio un lungo brano dello scrittore Roberto Saviano, che su “la Repubblica” del 28 febbraio scorso traccia un potente “Elogio dei riformisti”: commentando il libro dello storico Alessandro Orsini “Gramsci e Turati, le due sinistre”, smonta le basi culturali comuniste ed eleva “la tolleranza di Turati a grande lezione per una sinistra smarrita”.
Per superare questo  smarrimento, possiamo infine menzionare Luciano Cafagna, un grande intellettuale recentemente scomparso, che ha avuto comunque modo – prima di lasciarci – di intervenire  sulla rivista socialista “Mondoperaio” del novembre 2011  richiamando che la dignità della sinistra può essere ritrovata soltanto se a un presente economico-finanziario difficile, fatto di sacrifici sgradevoli, si riesce ad agganciare realisticamente il percorso verso un futuro capace di recuperare la speranza; dunque  un itinerario che dall’uscita dalla crisi possa portare all’attuazione progressiva di un programma sociale che risani e riprenda la prospettiva di un moderno “welfare state”: quel laburismo socialdemocratico all’europea, insomma, di cui in Italia, si è stati finora incapaci.

Pubblicato in : Primo piano

Info Nicola Zoller

Nicola Zoller (Rovereto, 1955), studi classici e laurea in scienze politiche, ex responsabile commerciale d’azienda nazionale, nell’età libera si dedica a ricerche storiche e letterarie. Socialista dal 17° anno d’età, continua a impegnarsi nello studio del pensiero progressista e democratico. Da oltre 40 anni è socio della Sat (Società degli Alpinisti Tridentini) di Brentonico, la Terra dei Padri.

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