Sia lode all’inciucio. L’ Italia repubblicana e democratica nasce da un colossale inciucio, che ha i suoi genitori nella Resistenza. Oggi serve la stessa forza e lo stesso carattere.

Che cosa sarebbe successo nel nostro Paese se Togliatti non avesse fatto la famosa “svolta di Salerno”, che non è un’ uscita dell’autostrada A1, bensì fu la decisione di abbandonare ogni velleità di tipo rivoluzionario per imboccare la strada del realismo politico, cioè della collaborazione con le altre forze antifasciste per la costruzione della democrazia? La risposta è molto semplice e la conoscono tutti gli studenti delle superiori che ancora aprono i libri di storia: sarebbe scoppiata la guerra civile e, come in Grecia, gli alleati avrebbero imposto con le armi la democrazia di tipo atlantico, perché era questo che prevedeva l’ assetto geopolitico europeo deciso a Yalta, con Stalin perfettamente d’accordo.
Togliatti aveva studiato Gramsci che a sua volta aveva letto e apprezzato Machiavelli, il fondatore della politica moderna, teorico della necessità del realismo. Così il Pci fece l’inciucio con la Dc, e in seguito diventò il più grande partito comunista d’ Europa.
E’ da questa scuola che viene Giorgio Napolitano, l’ultimo rappresentante di una grande tradizione che è stata, nel bene e nel male, uno dei pilastri della storia democratica di questo Paese (la guerra contro il terrorismo negli anni ’70 fu vinta grazie a un altro importante inciucio, noto come Compromesso storico). Bersani, invece, si è dimostrato un dirigente di medio livello e di scarsa preparazione: con la sua cieca testardaggine ha inutilmente inseguito un movimento populista che niente ha a che fare con la cultura di governo della sinistra italiana, un movimento le cui idee antieuropeiste avrebbero fatto letteralmente vomitare Enrico Berlinguer. Ma un altro comunista della vecchia scuola e di alto lignaggio, D’Alema detto “baffino”, ha impallinato il candidato bersaniano alla presidenza della Repubblica, Romano Prodi (come proprio su questo giornale G. Magni aveva preannunciato ed auspicato) ed ha permesso, così, di riportare Napolitano a dirigere l’orchestra.
A questo punto il gioco era fatto: il realistico Giorgio sapeva bene che è meglio un’ Italia governata insieme all’ avversario di sempre (il Pdl di Silvio Berlusconi) che l’ anarchia e una nuova occupazione tedesca anche se solo di tipo finanziario; ed è nata la Grande Coalizione, ovvero l’ Inciucio.
Enrico Letta è dunque il nuovo De Gasperi e, come il principe della Dc, riporterà l’ Italia a crescere come un grande Paese deve fare? Il governo Letta-Alfano durerà almeno 18 mesi come l’ accordo che tra il ’46 e il ’48 permise all’ Asseblea costituente di tracciare le linee guida dell’ Italia uscita sconfitta dalla guerra ma vittoriosa sul nazifascismo?
I partiti che hanno dato una strategica fiducia (e la Lega che si è responsabilmente astenuta) saranno in grado di sostenere coerentemente tutte le riforme che questo governo ha nel suo programma e nel suo cuore?
Letta ha detto, alla fine di un lungo (forse troppo) discorso alla Camera, di sentirsi come Davide nella valle di Elah. Il gigante (la crisi?) è là fuori che aspetta il piccolo uomo. Ma se il piccolo uomo fa roteare la sua fionda, la velocità imprime potenza al sasso che viene scagliato e il gigante cade abbattuto. L’ Italia è un Paese fermo da molti anni perché bloccato da troppa burocrazia, asfissiante concertazione sindacale, lentezza nel processo decisionale, mostruosa corruzione, mancanza di meritocrazia in tutti i settori e di rinnovamento nel campo dell’istruzione. Allora, se Enrico Letta vuole essere veramente un grande leader all’altezza del compito che lo aspetta, dovrà cambiare questo Paese radicalmente e finanche culturalmente; dovrà essere in grado di liberare le sue energie, l’intelligenza, l’ enorme voglia di lavorare e di intraprendere che ci sono soprattutto tra i giovani; dovrà scagliare lontano il sasso di Davide e, come ha detto recentemente un sant’uomo che viene dall’Argentina, andare controcorrente.

Per fare quello di cui sono anni c’è bisogno, ci vorrebbero degli statisti e non dei partiti S.P.A., sia da una parte che dall’altra. Sanno benissimo cosa bisogna fare, ma non lo fanno perchè in Italia ancora di carne attaccata all’osso ce nè. Ma quanto può ancora durare in queste condizioni? Perchè anzichè lasciare decidere loro per il popolo, il popolo non si ” indigna ” e pretende di decidere da solo, visto che i danni fatti da loro li deve pagare Lui? Bè se ancora non lo ha capito………. non c’è medicina.
Sono sempre stato contrario a questi ” governissimi” o ” governi di salvezza pubblica”o “governi di salvezza nazionale” comunque li si vogliano chiamare che coinvolgano maggioranza ed opposizione. A mio parere la maggioranza deve fare il governo e l’opposizione lo deve controllare, questa commistione fra controllore e controllato raramente ha prodotto qualcosa di buono! Era cento volte meglio andare di nuovo a votare o restare col governo Monti( ed ho detto tutto).