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L’ Inciucio

di Roberto Riviello | 5 Maggio 2013

Sia lode all’inciucio. L’ Italia repubblicana e democratica nasce da un colossale inciucio, che ha i suoi genitori nella Resistenza. Oggi serve la stessa forza e lo stesso carattere.

inciucioIn Germania, già dagli anni ’60, la chiamano rispettosamente Grosse  Koalition, perché è proprio grazie ad essa che Schroeder realizzò le riforme del sistema e mise le basi della futura eurosupremazia tedesca, che noi mediterranei abbiamo avuto modo di sperimentare sulla pelle e nei portafogli. In Italia, invece,  viene timidamente appellato  dai suoi sostenitori Governo di larghe intese: perché sia ben chiaro a tutti, solamente di intese deve trattarsi, guai a chiamarla col suo nome, Grande  Coalizione, magari farebbe subito pensare  a colazione, ovvero al magna magna generale, e di lì il passo al bunga bunga sarebbe assai breve ( come nel blog di Grillo è stato esplicitamente dichiarato). Ma la parola che piace sicuramente di più agli italiani, soprattutto agli opinion makers alla Travaglio, ipermoralisti e puristi della politica è, notoriamente, Inciucio; parola dall’etimo sconosciuto, forse trattasi di termine dialettale, forse è neologismo, chissà, chiedetelo ai suoi cultori e veneratori, i quali in effetti sembrano appartenenti più a una setta di  catari medievali che a  moderni partiti o movimenti.Eppure, se ci pensiamo bene, l’ Italia repubblicana e democratica nasce da un colossale inciucio, che ha i suoi genitori nella Resistenza, sì proprio quella dei mitici partigiani coi fazzoletti rossi e i fazzoletti azzurri intorno al collo: comunisti, cattolici popolari, liberali e persino badogliani filomonarchici che fecero muro tutti insieme contro il nazifascismo. Vero è che a volte, come successe a Porzus, i partigiani coi fazzoletti rossi massacrarono i loro fratelli coi fazzoletti azzurri, ma complessivamente quell’ accordo tra forze antagoniste contro un nemico comune  ha portato alla Liberazione, che tutti gli anni da allora continuiamo a festeggiare allegramente,  senza  chiamarla inciucio, ovviamente.Inutile ricordare che lo stesso, al termine della guerra,  produsse il governo Parri e poi il primo governo De Gasperi nel quale un certo Palmiro Togliatti era ministro della Giustizia, mentre in un’ assemblea i padri inciucianti scrivevano, cercando a tutti i costi la mediazione e l’ accordo, la Costituzione della neonata Repubblica. Durò due anni, dal ’46 al ’48 il Grande Inciucio, poi il governo di unità nazionale naturalmente finì, avendo esaurito il suo compito, e si andò alle elezioni: come tutti sanno, vinse la Dc che guidò egregiamente l’ Italia negli anni della crescita e del boom industriale (ma come suonano tristemente lontane, oggi, queste parole).Siamo o non siamo, dunque, tutti figli e nipoti di un inciucio?

Che cosa sarebbe successo nel nostro Paese se Togliatti non avesse fatto la famosa “svolta di Salerno”, che non è un’ uscita dell’autostrada A1, bensì fu la decisione di abbandonare ogni velleità di tipo rivoluzionario per imboccare la strada del realismo politico, cioè della collaborazione con le altre forze antifasciste per la costruzione della democrazia? La risposta è molto semplice e la conoscono tutti gli studenti delle superiori che ancora aprono i libri di storia: sarebbe scoppiata la guerra civile e, come in Grecia, gli alleati avrebbero imposto con le armi la democrazia di tipo atlantico, perché era questo che prevedeva l’ assetto geopolitico europeo deciso a Yalta, con Stalin  perfettamente d’accordo.

Togliatti aveva studiato Gramsci che a sua volta aveva letto e apprezzato Machiavelli, il fondatore della politica moderna, teorico della necessità del realismo. Così il Pci fece l’inciucio con la Dc, e in seguito diventò il più grande partito comunista d’ Europa.

E’ da questa scuola che viene Giorgio Napolitano, l’ultimo rappresentante di una grande tradizione che è stata, nel bene e nel male, uno dei pilastri della storia democratica di questo Paese (la guerra contro il terrorismo negli anni ’70 fu vinta grazie a un altro importante inciucio, noto come Compromesso storico). Bersani, invece, si è dimostrato un dirigente di medio livello e di scarsa preparazione: con la sua cieca testardaggine ha inutilmente inseguito un movimento populista che niente ha a  che fare con la cultura di governo della sinistra italiana, un movimento le cui idee antieuropeiste avrebbero fatto letteralmente vomitare Enrico Berlinguer. Ma un altro comunista della vecchia scuola e di alto lignaggio, D’Alema detto “baffino”, ha impallinato il candidato bersaniano alla presidenza della Repubblica, Romano Prodi (come  proprio su questo giornale G. Magni aveva preannunciato ed auspicato) ed ha permesso, così, di riportare  Napolitano a dirigere l’orchestra.

A questo punto il gioco era fatto: il realistico Giorgio sapeva bene che è meglio un’ Italia governata insieme all’ avversario di sempre (il Pdl di Silvio Berlusconi) che l’ anarchia e una nuova occupazione tedesca anche se solo di tipo finanziario; ed è nata la Grande Coalizione, ovvero l’ Inciucio.

Enrico Letta è dunque il nuovo De Gasperi e, come il principe della Dc, riporterà l’ Italia a crescere come un grande Paese deve fare? Il governo Letta-Alfano durerà  almeno 18 mesi come l’ accordo che tra il ’46 e il ’48 permise all’ Asseblea costituente di tracciare le linee guida dell’ Italia  uscita sconfitta dalla guerra ma vittoriosa sul nazifascismo?

I partiti che hanno dato una strategica fiducia (e  la Lega che si è responsabilmente astenuta) saranno in grado di sostenere coerentemente tutte le  riforme che questo governo ha nel suo programma e nel suo cuore?

Letta ha detto, alla fine  di un lungo (forse troppo)  discorso  alla Camera, di sentirsi come Davide nella valle di Elah. Il gigante (la crisi?) è là fuori che aspetta il piccolo uomo. Ma se il piccolo uomo fa roteare la sua fionda, la velocità imprime potenza al sasso che viene scagliato e il gigante cade abbattuto. L’ Italia è un Paese   fermo da molti anni perché bloccato da troppa burocrazia,  asfissiante concertazione sindacale,  lentezza nel processo decisionale, mostruosa corruzione, mancanza di meritocrazia in tutti i settori e di rinnovamento nel campo dell’istruzione. Allora, se Enrico Letta vuole essere veramente un grande leader all’altezza del compito che lo aspetta, dovrà cambiare questo Paese radicalmente e finanche culturalmente; dovrà essere in grado di liberare le  sue energie, l’intelligenza, l’ enorme voglia di lavorare e di intraprendere che ci sono soprattutto tra i giovani; dovrà  scagliare lontano il sasso di Davide e, come ha detto recentemente un sant’uomo che viene dall’Argentina, andare controcorrente.

Pubblicato in : Editoriale

Info Roberto Riviello

Insegnante, si è laureato in Filosofia nell’Università di Firenze nel 1978, risiede nel Valdarno fiorentino. Commenta la politica italiana su Pensalibero.it e scrive racconti per radio poi diventati sceneggiati e testi teatrali messi in scena come regista. Ha al suo attivo anche un film sulla vita di un grande poeta toscano poi finito in manicomio. Trascorre il suo tempo libero passeggiando in campagna. È appassionato di storia, arte e cucina.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. natale

    6 Maggio 2013 alle 14:50

    Per fare quello di cui sono anni c’è bisogno, ci vorrebbero degli statisti e non dei partiti S.P.A., sia da una parte che dall’altra. Sanno benissimo cosa bisogna fare, ma non lo fanno perchè in Italia ancora di carne attaccata all’osso ce nè. Ma quanto può ancora durare in queste condizioni? Perchè anzichè lasciare decidere loro per il popolo, il popolo non si ” indigna ” e pretende di decidere da solo, visto che i danni fatti da loro li deve pagare Lui? Bè se ancora non lo ha capito………. non c’è medicina.

    Rispondi
  2. michele d.

    6 Maggio 2013 alle 14:30

    Sono sempre stato contrario a questi ” governissimi” o ” governi di salvezza pubblica”o “governi di salvezza nazionale” comunque li si vogliano chiamare che coinvolgano maggioranza ed opposizione. A mio parere la maggioranza deve fare il governo e l’opposizione lo deve controllare, questa commistione fra controllore e controllato raramente ha prodotto qualcosa di buono! Era cento volte meglio andare di nuovo a votare o restare col governo Monti( ed ho detto tutto).

    Rispondi

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