
A ben vedere, e in relazione soprattutto alle prossime elezioni politiche nazionali, il governo dei tecnici (sostenuto dai politici!) un risultato, senz’altro positivo, l’ha raggiunto; e consiste appunto nel far parlare non tanto di sé, del tipo di cosa a cui siamo stati abituati in tutti questi anni – Berlusconi sì, Berlusconi no! -, ma essenzialmente di programmi e di agenda di riforme per il futuro del nostro paese in Europa.
Nella tradizione dei partiti, sia di sinistra che di destra, in vista delle elezioni la massima attenzione è riposta nel processo di entificazione del nemico; a mò di esempio, valga per tutte l’immagine dell’avvento dei comunisti al potere. Negli ultimi anni, di rado si è parlato di programmi; e quando lo si è fatto, comunque risultava o troppo difficile – perchè il programma era troppo lungo e inattendibile, ricordate le 286 pagine dell’Unione di Prodi? – o troppo facile, perchè ristretto all’adozione di due o tre misure al massimo. Sempre e comunque nei programmi si parlava, da parte di entrambi gli schieramenti, sia della perenne promessa di incremento dello sviluppo, e conseguente aumento della produzione, sia delle diverse ipotesi di riduzione della tassazione. Promesse queste che, come tutti sappiamo, sono state puntualmente disattese, al punto che, con il trascorrere degli anni, i partiti hanno concorso, tutti, nessuno escluso, chi in misura minore chi maggiore, a realizzare l’esatto contrario unitamente ad un incremento over the counter del nostro debito pubblico sovrano.
Nell’attualità, l’Agenda Monti crea oggettive difficoltà di scelte ai partiti; difficoltà oggettive sul piano delle scelte di contenuto, scelte che il governo dei tecnici intenderebbe assumere in toto, ma che i partiti che lo sorreggono non sono viceversa disposti a sostenere; e lo stesso dicasi per il dopo-elezioni, eccezione fatta a quanto sembrerebbe per l’Udc, Fini, la Cei e Marchionne, oltre a coloro che, valutandone poi la convenienza, per ora stanno ancora a guardare, e mi riferisco ai vari Montezemolo, Tremonti, e quanti altri. Viceversa, su fronti opposti, le difficoltà sia del Pd che del Pdl non solo sono sempre più in crescita ma sono anche sempre più evidenti.
Alcuno ha mai nutrito seri dubbi sul fatto che il Pdl fosse Berlusconi e poca altra cosa ancora. L’ipotesi che con Alfano le cose potessero in qualche modo cambiare si è rivelata soltanto un’illusione, una mera illusione, e così oggi prendiamo atto, semplicemente, della dichiarazione dell’ex premier circa l’opportunità dell’uscita della Germania dall’euro. Salvo annotare e ribadire, mi sia concesso, che sia stato viceversa il governo, per così dire, dell’Unione a estromettere, non so quanto democraticamente, e questo è bene dirlo!, lui ed i suoi amici della Lega. Rien ne va plus verrebbe da dire, al punto che anche a lei, caro (termine qui abusato, che tuttavia serve qui stesso ad echeggiare l’Enemy Mine di Barry B. Longyear) Berlusconi, non sembra rimanere altro che un Monti-bis!
All’interno della sinistra, il dibattito appare invece come al solito più complesso.
All’interno dei partiti, tra i partiti, e a prescindere dal sistema elettorale, settimanalmente, se non a volte quotidianamente, si fanno e si disfano alleanze; per non dire, stando al parere degli inguaribili ottimisti di turno, delle maggioranze di governo che verranno (ma sarebbe senz’altro meglio dire verrebbero)! Caro Bersani, posto che non ci sia ancora più tempo per dire una volta per tutte cosa tu e il Pd vogliate fare in vista delle elezioni e soprattutto dopo per il futuro del paese, se il tuo è un chiaro no all’ipotesi di un Monti-bis, la domanda allora è: pensi di poter garantire la permanenza del nostro paese in Europa?, e se sì, in compagnia di chi?, Vendola e Di Pietro o non piuttosto Casini, Nencini e magari poi altri?, ma soprattutto: con quali programmi?, e prima ancora: con quali idee e progetti, e tra questi, s’intende, in primis l’Europa!
Ad oggi, sembra fin troppo evidente che una risposta chiara ancora non c’è. Né per il Pd, né per Bersani, e quindi tanto più o meno per Renzi. Vuol dire che dovremmo attenderci prima un chiarimento attraverso le primarie?
Si faranno si, si faranno no, si faranno forse!, quel che è certo tuttavia fin da subito è che con l’Agenda europea e più in dettaglio con l’Agenda Monti che occorrerà fare i conti. E per favore, cari candidati delle primarie, e lo dico in particolare a Matteo Renzi, in ordine all’ipotesi di un Monti-bis, si evitino di usare espressioni del tipo: “è ora finalmente di un governo politico”, perché ancora non c’è chiara la differenza tra un governo tecnico sostenuto da politici e un governo politico tout court! Oppure, del tipo “nessuno pensi che possiamo fare una maggioranza con Berlusconi o con Grillo”, perché non siamo e non saremmo certo noi elettori a chiedervelo! E, ancor di più, del tipo “allora che facciamo a fare le primarie”, perché sia chiaro una volta per tutte, e lo spero vivamente, non è di Monti, di Bersani o di Renzi che si parla, viceversa si discute piuttosto delle cose che vanno o andrebbero fatte per il futuro del paese e, aggiungo io, dell’Europa!
P.S.: anche se il parallelismo potrà apparire a molti e, lo ammetto, anche a me appare un tantino forzato, tuttavia mi sia consentito:
Caro Matteo,
mi auguro che non voglia pensare anche tu come quel tale, di cui fu detto: Preferirei essere il primo tra costoro (un modesto villaggio barbarico, metaforicamente associato ad un’ipotetica e sempre possibile Italia di domani) piuttosto che il secondo a Roma (un’ipotetica e pur sempre possibile Europa di domani).(Plutarco, Vita di Cesare, 11, 4).

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