Se si votasse con i collegi i candidati spenderebbero due volte: per farsi candidare dal partito e, poi, per vincere. Una terza volta se ci fosse il ballottaggio.

Ci hanno tolto la possibilità di scegliere chi votare, cioè le preferenze, perché sarebbero la fonte unica della corruzione della vita politica. Ci hanno infinocchiati talmente bene, che pochissimi ebbero a ridire quando la Regione Toscana, prima, e la maggioranza del parlamento,poi, in totale sintonia nel disprezzare la volontà popolare, assegnarono per legge alla segreterie dei partiti il compito di togliere agli elettori il fastidio di scegliersi i rappresentanti.
Tutto ciò allo scopo di dare un taglio netto alla dilagante corruzione originata da quell’istituto criminogeno che è il voto di preferenza, per la ricerca del quale i politici cadrebbero in tentazione tangentizia visti gli enormi costi di una campagna elettorale a suon di preferenze.
Anche in questi giorni questa bufala impazza, alimentata dalle trattative in corso per una nuova legge elettorale che ancora una volta si vorrebbe fosse strumento di autoconservazione piuttosto che di selezione dei nostri rappresentanti in modo aderente alla volontà popolare.
Ebbene, è vero. Le elezioni con le preferenze sono dispendiose per chi le affronta. E sono spesso state fonte di guai ed anche di corruzione. Ma costano altrettanto, se non di più, le elezioni con i sistemi che sembrano andare oggi per la maggiore.
Se invece del voto per liste di candidati che postula le preferenze avessimo quello per collegi uninominali, i candidati spenderebbero due volte: una prima volta per farsi candidare dal proprio partito (a maggior ragione se ci fossero anche le primarie); una seconda volta per prevalere sui candidati degli altri partiti. E, nel caso venisse istituito il turno di ballottaggio, ai candidati che dovessero affrontarlo toccherebbe spendere pure una terza volta.
A Firenze, in occasione delle primarie che portarono Matteo Renzi alla conquista della città, il limite di spesa imposto per parteciparvi fu la nota dolente. Ancora oggi, vicendevolmente tra coloro che furono i candidati, e come se non bastasse, tra costoro e chi doveva vigilare, si accendono polemiche. Quello che è certo è che le regole non furono rispettate e, al riguardo, qualcuno ha pure fatto outing.
Senza le preferenze, determinante, per chi coltiva ambizioni, diventa il controllo del proprio partito. Qualcuno pensa che lo si possa fare a costo zero?
In questa sede nessuno vuole fare paragoni e sostenere che un sistema sia preferibile rispetto all’altro. Si intende solo avvertire che il problema del finanziamento della politica e della sua moralizzazione non si risolve criminalizzando l’uno o l’altro sistema.
Sarà bene pensarci per tempo. Passata l’ubriacatura delle primarie, non si venga poi a dire che il dilatarsi delle spese elettorali e dei costi della politica e dei partiti non era prevedibile.

Caro Direttore,
resto comunque contrario alle preferenze e favorevole al sistema uninominale con collegi ristretti, magari a doppio turno. Lo sono non per motivi legati al costo della politica, le cui polemiche contingenti sono, come tu dici, ipocrite e fuorvianti, bensì perché credo possa essere più efficace nel rispettare un corretto rapporto tra eletti ed elettori. L’uninominale costringe i partiti a scegliere un rappresentante in carne, ossa e pensiero da sottoporre al giudizio elettorale; il collegio ristretto consente un miglior rapporto con il territorio e un maggiore controllo sull’operato dell’eletto. La questione delle primarie è diversa: hanno senso nel sistema americano di tipo presidenziale – al quale non sono contrario aprioristicamente – meno in un sistema puramente parlamentare. Se poi, come a me piacerebbe, ci fosse un meccanismo a doppio turno, a quel punto le primarie perderebbero molta della loro giustificabilità. Comunque non credo abbiano una logica in sistemi di tipo proporzionale.
Questo per quanto riguarda un ragionamento di tecnica elettorale. Al momento il mio favore per le primarie deriva dalla speranza di cercare di reintrodurre nel dibattito politico una discussione trasparente su programmi, progetti, visioni, il che non avviene -à volutamente – col “porcellum”, ma non sarebbe neanche ottenuto con il mantenimento del proporzionale, neanche reintroducendo le preferenze.
Caro Nicola,
Primo Gennaio 2013 ore 2 del mattino.
Dodici ore dopo la partenza del Premier Monti da Tel Aviv per Roma, Israele, avute le massime assicurazioni di una EU non ostile, lancia i suoi bombardieri alla volta delle istallazioni Nucleari Iraniane.
Primo Gennaio 2013 Ore 5 del mattino.
Viene confermato l’attacco Israeliano e mentre partono pochi aerei Iraniani alla volta di Israele, un missile Nucleare parte dal Pakistan puntando a Tel Aviv.
Partono 5 missili da Israele contro il Pakistan, 7 dal Pakistan di cui due contro l’Italia.
Da un sottomarino partono 5 missili Nucleari, contro il Pakistan e dalla Russia 2 contro il presunto sottomarino.
La flotta USA risponde contro la Russia che a sua volta lancia attacco totale contro gli USA; Cina e Francia rispondono ai missili che entrano i loro confini…
Caro Nicola, spendiamoli pure ma eliminiamo i metodi post Fascisti dalla gestione del nostro paese, che chissamai, se dovesse indirizzare per un attimo il futuro del Mondo, vogliamo lo indirizzi verso la vita, che si rinnova attraverso i giovani.