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Le riserve della Repubblica

di Fabrizio Binacchi | 30 Settembre 2012

Mario Monti appartiene a quella schiera di Grandi Aiutanti dello Stato che in occasioni straordinarie possono aiutare anche la politica. Le grandi riserve della Repubblica come sono stati Giuliano e prima ancora Giovanni Spadolini e per certi versi persino  Mariano Rumor ed Emilio Colombo.

Dall’America Monti annuncia “Se serve ci sarò”. Messaggio più per gli investitori internazionali e per i mercati che per la politica italiana. Infatti qui, nell’italica campagna, le reazioni sono state tutto sommato smorte. Casini contentissimo, ma Monti non è democristiano. Bersani e Renzi contrari. Berlusconi prudente: vedremo dopo le elezioni. Insomma prima si voti. Eterno conflitto: supremazia dei mercati e della relativa esigenza di rassicurarli, o supremazia della politica e dell’espressione popolare? Ovviamente non si dovrebbe nemmeno porre il problema. Politica ed espressione popolare, sopra tutto. Ma anni e decenni di dissipazioni e porcherie (termine più che mai in voga in questi giorni) hanno lasciato ben poca fiducia al mondo della politica. 14 milioni di italiani non saprebbero al momento chi votare. E quindi si ricorre ai tecnici. Monti in fondo, come quasi sempre, dice cose difficilmente oppugnabili: “Se serve il mio aiuto in circostanze speciali valuterò”, ha detto in lingua quasi preferita al Council on Foreign Relations di New York. Poi noi traduciamo per i titoli e per i lettori: “Monti non esclude il bis”. O addirittura Monti si ricandida.  Ma tutti capiscono che non è quello. La chiave sta tutta in quel “Se serve”. Perché, certo, il professore non si candida. Con nessuno. Non è nella sua indole, non è nella sua natura. Mario Monti appartiene a quella schiera di Grandi Aiutanti dello Stato che in occasioni straordinarie possono aiutare anche la politica. Le grandi riserve della Repubblica come sono stati Giuliano Amato una decina d’anni fa e prima ancora Giovanni Spadolini e per certi versi persino  Mariano Rumor ed Emilio Colombo. Personalità partitiche e  a volte più laiche o tecniche da cui attingere.  Così è nata nel novembre scorso l’operazione Monti e così si è dipanata in questi mesi di “reggenza straordinaria della cosa pubblica in attesa che”. Ma guarda caso è “quell’attesa che” che fa paura ai mercati e quindi al mondo che ci guarda. Perché di là dall’Atlantico e di là dell’Oceano Indiano ci sono investitori, mercati, imprese,  gruppi che non guardano a 3 mesi, ma guardano minimo a 18 mesi, vogliono capire se qui in questa piattaforma nel Mediterraneo che si chiama Italia, istmo di una Europa con le teste sempre più a Nord, si potrà investire e credere anche fra un anno. Saranno indubbiamente settimane difficili perché le istituzioni dovranno rassicurare gli orizzonti mondiali e i partiti si dovranno preparare per una competizione elettorale che ha tutte le premesse per essere storica: fine di un ciclo, abbandono di fatto di generazioni di leader variamente consumati, rimescolamento di interessi e valori, rischio di  populismo. Quindi ben vengano per la salute della politica competizioni e primarie, il camper di Matteo Renzi, sempre più popolare, e il giro di Bersani, le riforme del PDL e le rese dei conti tra sinistra e centro, ma non si butti al macero un anno di sacrifici. Si completino le riforme, si facciamo i decreti attuativi di quelle norme che devono semplificare, si tagli tutto quello che è improduttivo e si impari a fare politica senza la corte. Che già sarebbe un bel segno. Queste sarebbero le altre solide riserve della Repubblica, il patrimonio aureo di credibilità e  solidità. Non solo perché l’Europa non perdona ma perché oltre l’Europa c’è un nuovo mondo di commerci e interessi che guarda in nuova chiave selettiva la nostra Italia.

 

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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