E’ lecito sospettare che dietro due situazioni diverse tra loro ci sia lo zampino di Jim Messina, il superconsulente che ha curato le campagne elettorali vincenti di Obama e di Cameron; e che Matteo Renzi avrebbe ingaggiato con la modica cifra di centomila euro sia per le amministrative che per il referendum di ottobre. Diciamo subito che nel primo caso, utile a distogliere l’opinione pubblica dagli scandali giudiziari che vedono quotidianamente coinvolti gli esponenti PD, Messina non c’entra; la protagonista iniziale e autonoma, è una giovane giornalista, di nome Annalisa Chirico, alla quale è stato regalato spazio su giornali e tv proprio perché ama duellare con certi magistrati, quelli più severi con la politica. Spiegò l’origine di tale vocazione in un’intervista a Dagospia: “La morte di Craxi. Io, undici anni, con papà davanti alla televisione. Lui in lutto che mi spiega che oggi è morto un leader riformista di sinistra. Un capro espiatorio. Io che mi alzo in piedi sul letto e dico: “Che schifo, è tutto uno schifo”. Ora, come Piergiorgio Morosini, un magistrato membro del Csm , al di là di quel che abbia detto e del fatto che non volesse realmente rilasciare un’intervista, sia finito a conversare proprio con lei sulla riforma costituzionale, rimane un mistero. Ci rilascia l’immagine di uno entrato chissà perché nella gabbia della tigre, piccola o grande che fosse. Ma non è questo il punto, quanto gli avvenimenti successivi alla consegna dell’articolo . Qualcuno nella redazione del Foglio, intitolerà il colloquio-intervista:“Renzi va fermato”, frase che il magistrato non si è mai sognato di pronunciare e che infatti non figura nel testo della Chirico. Dopo di che in rapida successione avviene quanto racconta Repubblica sul sito Internet “Consigliere Csm attacca Renzi, poi smentisce. Orlando chiede chiarimenti, Legnini duro”. Viene così istintivo il vero sommario, o il sunto sottinteso: “Povero Renzi, ce l’hanno tutti con lui! Ecco perché tanti incriminati e condannati nel PD !”. D’altronde l’intervento del ministro della giustizia e del vicepresidente del CSM fa sì che il tutto venga ripreso e diffuso dai più importanti telegiornali Rai e Mediaset, fino a farlo diventare un caso “Barbablu, la barbarie del giustizialismo, come sono cattivi certi magistrati…”. C’è chi dirà che questa concatenazione sia stata fortuita, e Jim Messina non c’entra per niente; diamolo per vero, ma va detto che chiunque al posto suo, avrebbe suggerito qualche telefonata alle tv e ai giornali amici per cavalcare l’episodio.
E veniamo al secondo aspetto che è sicuramente farina del sacco di Jim Messina: è stato infatti lui, dicono, a suggerire a Renzi l’idea del “porta a porta”, dei duecentocinquantamila simpatizzanti PD lanciati a suonare ai citofoni e ai campanelli di noi poveri italiani. Tutti ne abbiamo ironizzato, ma l’idea è più insidiosa di quanto appaia. Certo, i volontari non saranno così tanti, ma accorreranno in discreto numero per tre motivi:1)Renzi ha fatto credere che di lì parta la carriera per la classe dirigente del futuro; 2) La disoccupazione giovanile nel nostro Paese è altissima, specialmente al Sud; 3) La vittoria e la sconfitta referendarie si decideranno nel Meridione d’Italia, tra quelle fasce di popolazione che vivono border-line tra Stato e criminalità organizzata, quelle che in genere non vanno a votare.
Più che un “porta a porta” si tratterà di un vìs-a-vìs con questa categoria di persone, proprio quella con cui Jim Messina cercherà probabilmente di giocare la partita per contrastare la possibilissima vittoria del NO al referendum.
Contro di lui c’è però una tradizione che, come ricordava l’Huffington Post,
ha sempre visto naufragare in Italia l’azione dei guru provenienti da oltre atlantico: “Nel 2000 Francesco Rutelli si affidò al consulente di Clinton Stanley Greenberg; lo stesso fece Berlusconi nel 2006 con il collaboratore di Bush Karl Rove, e Mario Monti con David Axelrod nel 2013. Tutte elezioni perse.”

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