La guerra
civile è un conflitto armato all’interno di uno stesso Paese. L’obiettivo è di
annullare il nemico e di diventare unico pretendente al riconoscimento
statuale.
Le guerre civili possono scoppiare per motivi
diversi: ideologici, religiosi, economici, sociali e nazionalistici.
Nel nostro Paese non abbiamo una guerra civile
nel senso stretto della parola, cioè dello scontro armato, ma una
contrapposizione sociale e politica, spesso utilizzata per fini elettorali, che
in questi ultimi anni ha raggiunto livelli eccessivi, non accettabili.
Alla base c’è una motivazione economica: la
crescita non c’è, il futuro è incerto e le prospettive di miglioramento scarse.
Prima si stava meglio, si sente dire.
In questo quadro è facile individuare le
categorie sulle quali far cadere le responsabilità: la casta dei privilegiati,
le élite che si arricchiscono, l’establishment che detiene il potere, gli
immigrati che ci tolgono il lavoro, ecc.
Si istiga risentimento, ed ecco i
“vaffa”, si rimuovono i presunti responsabili, ed ecco la
“rottamazione”, si prospettano soluzioni miracolistiche, ed ecco la
flat tax, si rincorre la nostalgia, ed ecco la rivendicazione identitaria.
In questo quadro di incertezze, la richiesta di
protezione arriva di conseguenza. E’ uno stato psicologico che richiede
sicurezza. Insomma, si cerca un guscio all’interno del quale chiudersi, il che
ci contrappone agli altri: noi e loro.
Così, il risentimento si trasforma in rancore e
poi in cattiveria.
Da vari esponenti politici abbiamo sentito
affermazioni da guerra civile, ognuno alla ricerca del consenso elettorale,
vendendo illusioni. Non abbiamo capito, però, a cosa sia servito, visto che gli
acerrimi nemici hanno finito per mettersi d’accordo.
Primo Mastrantoni, segretario Aduc
Italiani in guerra civile
Nel nostro Paese non abbiamo una guerra civile nel senso stretto della parola, cioè dello scontro armato, ma una contrapposizione sociale e politica, che in questi ultimi anni ha raggiunto livelli non accettabili.

Di furbi e bugiardi ne siamo più che esauriti,cerchiamo giustizia fatta con criteri di uguaglianza e avvalorata da verità e non da leggi fatte ad hoc con premeditazione delinquenziale.
È chiedere troppo?
No!
Se si vuole .Altrimenti si lascino i governi e le gestioni a gente più onesta.
Ugo Arrighetti