Non è affatto facile capire cosa intendano i protagonisti del nuovo corso pentaleghista quando usano a mo’ di clava parole come sovranismo e populismo che, poi, hanno sinistra rassomiglianza con nazionalismo. Sembrano in realtà parole prive di senso, utili, a loro volta, a coprire il vuoto della politica. Perché non si capisce cosa mai stiano facendo i nostri governanti per dare concreta realizzazione a ciò che dicono. Gli atti concreti raccontano il contrario.
Se davvero la loro intenzione era e resta la preservazione o la ri-acquisizione della sovranità nazionale da parte del popolo o dello Stato italiano, diversi passi sono stati compiuti. Ma indietro, non in avanti. In meno di un paio di mesi, l’azione e la propaganda dei due partiti di governo, Lega e 5 Stelle, sono state capaci di travolgere i più importanti simboli unificanti della nostra identità nazionale: il 25 Aprile, data della Liberazione e il 2 giugno, festa della Repubblica. Nell’uno e nell’altro caso le feste sono state messe in discussione o stravolte a fini di parte da esponenti di primo piano dell’uno e dell’altro partito di governo. Insomma, le due feste identitarie e unificanti del popolo e della Nazione, sono state trasformate in feste divisive. Aggiungiamo gli attacchi di Salvini contro giudici colpevoli di avere emesso sentenze sgradite, il nessun rispetto per le autorità indipendenti e si avrà il quadro completo del disfacimento dei cardini dello Stato democratico basato sulla separazione e sull’equilibrio dei poteri. L’intimazione “si candidi” rivolta arrogantemente a chiunque intenda esercitare autonomamente prerogative previste dal proprio ufficio, fa capire quale tipo di democrazia abbiano in mente i governanti pentaleghisti. Se, poi, aggiungiamo il grande scandalo che sconvolge la Magistratura, fino addirittura a coinvolgere il CSM, abbiamo per intero il quadro di uno Stato in dissolvimento. Difficile, preservare o riacquisire una più forte sovranità popolare quando tutto va in frantumi.
Un anno fa, uscite da dilettanti dei nostri neo-ministri avevano provocato ingenti danni economici, prima ancora che fosse adottato un qualsiasi atto di governo. Ora che da un anno governano, il Paese rischia di cadere a pezzi. Difficile in queste condizioni fare a meno dell’Europa. Difficilissimo trattare con l’Europa condizioni che ci consentano di uscire dalla crisi.
Nicola Cariglia


In riferimento all’articolo del prof. Cariglia vorrei solo ricordare che è sempre stato utopistico pensare ad una indipendenza e una apoliticità della magistratura. I sospetti sono nati con le decine di processi inflitti a Silvio Berlusconi, gli avvisi di garanzia consegnati durante il G7 ecc ecc. e le ultimi vicende del CSM e gli intrecci magistratura mafia in Sicilia confermano ciò che era un sospetto per milioni di italiani: magistrati politicizzati e corrotti. I votanti del movimento e della lega sono solo coloro che si auspicano il cambiamento (poco credibile purtroppo) di un sistema ormai marcio nel quale pochi ripongono ancora fiducia. E’ la speranza di una terza repubblica che nasca sulle ceneri di una abortita e mai nata seconda repubblica, ma continuare a difendere il sistema è immensa stupidità.
Caro Professore,
sei sempre un passo avanti. Dico che l’Italia si sta disfacendo e mi ribatti che no, si è già disfatta da tempo. Come vuoi tu.
Il 25 aprile non è stato – e tuttora non riesce ad essere – festa identitaria e unificante. Nei primi anni del secondo dopoguerra ha ricordato la fine di una specie di guerra civile. Per lunghi anni, poi, i comunisti hanno fatto di tutto per approppriarsene come di una LORO vittoria, con meriti che in parte avevano avuto, ma che in gran parte…. NO ! Anche ultimamente la festa è stata inquinata da tanti mascalzoni che hanno lanciato fischi e insulti alla Brigata Ebraica. Per non parlare di Trieste, città italiana, nella quale il 25 aprile non è mai stato festeggiato perchè ricordava e ricorda i delitti, i massacri, dei partigiani comunisti ( slavi , ma non solo, si pensi alla malga Porzus ).
Quanto al 2 giugno, è comprensibile che sia stato dichiarato festa nazionale; ma la data ricorda un momento di divisione degli Italiani: metà risultarono favorevoli alla repubblica, metà alla monarchia
( ricordi, caro direttore , insieme ai dodici e ai dieci milioni di voti, il milione e mezzo di schede nulle,
per non parlare ancora dei brogli di vario genere, delle centinaia di migliaia di Italiani che non poterono votare, della mancata proclamazione ufficiale…….).
“Trasformate in feste divisive” OGGI ? Non esattamente, direttore. Anche se sono condivisibili alcune tue osservazioni critiche. Su tutte, quella sul grave scandalo che sconvolge la Magistratura. Che dovrebbe vedere impegnato , non solo con buoni e bravi discorsi, il presidente della Repubblica, se non altro per suo dovere costituzionale.
Adalberto Scarlino, Firenze
sono perfettamente d’accorte con lei sia per quanto riguarda il 25 aprile che il due giugno in particolare il due giugno fu una festa a metà non solo per l’elevato numero di votanti la monarchia, ma soprattutto perché si dichiarò una repubblica prima di aver ricontrollato le schede come richiesto dai monarchici nel sospetto di brogli. De Gasperi, dai suoi stessi compagni di partito, fu sollecitato ad usare prudenza perchè la storia avrebbe potuto indicarlo come “usurpatore”, e pertini si abbandonò a frasi preoccupanti: “O la repubblica o il caos”