La crisi e l’iniziativa dei dieci ‘esperti’ di Napolitano.

Nei Paesi Bassi infatti, nell’autunno 2012 le elezioni dettero un risultato di ingovernabilità, senza una maggioranza parlamentare né dei conservatori del Partito del popolo per la libertà e la democrazia né dei socialisti. E come l’Olanda anche il Belgio ha trovato di recente una soluzione alla sua crisi politica: dopo due mesi di negoziati, sotto la pressione dei mercati finanziari, venne stilato un dettagliato programma di governo di 200 pagine, dalla riforma dello Stato e della giustizia al risanamento del bilancio pubblico. Con questa base programmatica è nato il governo a guida socialista di Elio Di Rupo. Per non parlare dell’endemica instabilità della Grecia, segnata da elezioni a ripetizione, mentre la stessa “grande” Germania ha riproposto nel 2005 una “Grande coalizione”, presieduta da Angela Merkerl, tra i cristiano-democratici e i socialdemocratici, sul modello di quella del 1966 con cancelliere Kurt Georg Kiesinger della CDU e vice Willy Brandt della Spd.
L’Italia in verità, il Paese di Machiavelli, non è nuova a soluzioni di governo fuori dagli schemi tradizionali del modello liberaldemocratico occidentale fondato sull’alternanza, ponendosi all’avanguardia dell’alchimia politica, memore del “Connubio” tra Rattazzi e Cavour, del trasformismo di Agostino Depretis, della tacita intesa tra Giovanni Giolitti e il leader del socialismo riformista Filippo Turati ai primi del ‘900, del “Patto Gentiloni” del 1913 tra cattolici e candidati liberali.
Dal governo monocolore democristiano delle “convergenze parallele” teorizzate da Aldo Moro, guidato da Fanfani dal 1960 al 1962, con il voto dei partiti laici e l’astensione del Psi, che portò al successivo ingresso dei socialisti al governo, aprendo la stagione del centrosinistra nella prima Repubblica, agli esecutivi della “non sfiducia” prima e della “solidarietà nazionale” dopo, tra il 1976 e il 1979, presieduti da Andreotti, funzionali alla strategia del “compromesso storico”, dell’incontro cioè tra Dc e comunisti sostenuta dal leader del Pci Enrico Berlinguer e da Moro rapito e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. Per non parlare dei cosiddetti “governi tecnici” della seconda Repubblica di Ciampi, Dini e Monti, basati su ampie maggioranze parlamentari da destra e sinistra.
Oggi una nuova formula politica “alchemica”, con un governo senza maggioranza, ma non sfiduciato nella scorsa legislatura, in carica per l’ordinaria amministrazione, e dei “saggi” che dovrebbero aprire la strada al nuovo esecutivo, sotto la direzione di un capo dello Stato alla fine del suo mandato, che deve garantire un difficile equilibrio tra tenuta democratica e pressioni del Fondo Monetario e della Banca centrale europea.

Lascia un commento