A poche settimane dalle elezioni dello scorso marzo, Ispi aveva provato a tratteggiare possibili linee d’azione per la politica estera italiana sul fronte migratorio. Oggi, dopo il cambio di governo e la stagione estiva (periodo nel quale i flussi via mare tendono a intensificarsi), appare il momento giusto per rimettere in fila i fatti degli ultimi quattro mesi – anche per riflettere sugli interessi di lungo periodo dell’Italia e su come il Paese possa perseguirli nei prossimi anni-.
Per cominciare, va probabilmente dato per acquisito il cambio di strategia di questo governo per tentare di limitare i flussi migratori irregolari via mare. Laddove a marzo scrivevamo che sarebbe stato necessario “evitare un arretramento sul diritto internazionale”, l’attuale governo sembra intenzionato a sfruttare tutta la zona grigia disponibile nelle regole internazionali. Senza dubbio non ci si è ancora spinti fino ai respingimenti diretti di potenziali richiedenti asilo prima di aver esaminato la loro richiesta – i cosiddetti refoulement, messi in atto nel 2009 dall’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ma lo scarto rispetto alla strategia perseguita nei mesi precedenti è evidente.
L’anno scorso, il governo italiano aveva orientato i suoi sforzi verso la collaborazione con le milizie libiche coinvolte nei traffici irregolari, in particolare con quelle delle città lungo la costa occidentale del Paese. L’obiettivo, centrato, era quello di convincere gli attori coinvolti nei traffici a limitare, anziché favorire, le partenze. E se è vero che anche nel 2017 era stata intrapresa una campagna di dissuasione nei confronti dei salvataggi in mare operati dalle Ong, proprio queste ultime avevano continuato a operare, tanto che tra agosto 2017 e maggio 2018 avevano tratto in salvo quasi 4 migranti su 10 lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Leggi tutto: http://www.affarinternazionali.it/2018/10/italia-flussi-migratori-equilibrio/

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