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Istat-bollettino guerra: fiducia consumatori in calo

C’è, invece, un aspetto positivo che in qualche modo ci fa sentire meno dolorosa la situazione: la nostra collocazione politica ed economica e le relative alleanze e concordanze che, se affrontate con meno esitazioni e paure, potrebbero darci energia materiale e politica. Di François-Marie Arouet

di Francois-Marie Arouet | 27 Marzo 2022

Non ce ne voglia il prestigioso istituto statistico ufficiale dello Stato, ma in questi ultimi mesi le sue preziose informazioni scandiscono il rito come le bombe – materiali e virtuali – che ci cascano addosso. Oggi è la stima sulla fiducia dei consumatori per il mese di marzo che sta per finire: da 112,4 a 100,8 (1). E – questo è uno degli aspetti più preoccupanti – con tutte le componenti dell’indice in calo seppur con intensità diverse. In particolare, il clima economico e quello futuro cadono, rispettivamente, da 129,4 a 98,2 e da 116,6 a 93,5.

Vuol dire che il rapporto dei consumatori è negativo su tutto… e ci stupiremmo del contrario: covid, crisi economica, crisi gas, guerra, crisi petrolio, siccità (2)… peggio di così. Certo, siamo l’Italia, in Europa; per alcuni versi, abbiamo buone scorte, individuali e collettive; per la guerra siamo solo all’inizio ed è fisicamente poco tangibile nel nostro giardino… ma quanto basta per dire che la nostra fiducia è negativa.

In questo contesto ci sono diversi approcci, più o meno urlati e/o razionali. Alcuni che noi consideriamo negativi, come la continua richiesta di maggiore intervento dello Stato per calmierare prezzi e prodotti; o l’assenza di politiche di sburocratizzazione e defiscalizzazione per le energie cosiddette alternative; e l’eccesso di attenzione a questa o quell’altra corporazione (lobby) in base a quanto potere hanno le stesse all’interno del regime dei partiti che ci governa e ci amministra.

C’è, invece, un aspetto positivo che in qualche modo ci fa sentire meno dolorosa la situazione: la nostra collocazione politica ed economica e le relative alleanze e concordanze che, se affrontate con meno esitazioni e paure, potrebbero darci energia materiale e politica.

Non è che l’Italia non fosse già schierata, ma i fatti di questi giorni (non ultimo l’intervento del presidente ucraino in Parlamento e relativa replica del premier Mario Draghi) hanno messo più che mai un punto fermo su cui costruire stabilità e certezze. Non è una novità, infatti, che l’Italia (all’interno e all’esterno) si è sempre distinta per essere “capitan tentenna”, quella che non si schiera e che poi va con quelli che vincono (3)… ma forse qualcosa sta cambiando.

Perché la nostra fiducia verso istituzioni ed economia possa in qualche modo risentirne, occorrono però forti segnali istituzionali. Le premesse ci sono, i fatti….

1 – https://www.aduc.it/notizia/fiducia+consumatori+calo+marzo_138693.php

2 – speriamo non ci siano sfuggite le cavallette…

3 – è bene ricordare che prima della sconfitta del nazifascismo del secolo scorso, gli italiani erano tutti fascisti, e poi divennero tutti democristiani, socialisti e comunisti… e che il nostro atlantismo post-bellico “schierati e non schierati” è sempre stata una delle nostre caratteristiche/pecche.

François-Marie Arouet – Aduc

Pubblicato in : Primo pianoTag: aduc, consumatori, crisi, crisi economica, draghi, europa, futuro, istat, mario draghi, notizia, parlamento, regime, secolo scorso, socialisti

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