• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Israele-Hamas: Nasrallah rompe il silenzio 

Il leader di Hezbollah avverte: “Cessare il fuoco per evitare una guerra regionale”, ma Israele dice no alle pause chieste da Blinken.

di Istituto Ispi | 4 Novembre 2023
Lebanon’s Hezbollah leader Sayyed Hassan Nasrallah appears on a screen as he addresses his supporters during a
ceremony to honour fighters killed in the recent escalation with Israel, in Beirut’s southern suburbs, Lebanon November 3, 2023.

“Alcuni si aspettavano che io oggi annunciassi la guerra. Ma siamo in guerra dall’8 ottobre”. In un discorso dai toni incendiari e davanti a folle di sostenitori che gremivano le piazze del Libano, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, è intervenuto sulla guerra in corso tra Israele e Hamas per la prima volta dallo scoppio del conflitto. Tuttavia, retorica a parte, le parole del leader delle milizie sciite – principale forza militare nonché vero e proprio esercito indipendente – hanno chiarito la posizione dell’organizzazione riguardo gli eventi in corso e le possibilità di un’escalation che coinvolga il Libano. Il suo era un discorso molto atteso, non sono dalle opinioni pubbliche e dai governi della regione, poiché avrebbe potuto annunciare l’entrata in guerra del movimento e con esso dell’intero Libano, contro Israele. Considerato che la capacità militare di Hezbollah è di molto superiore a quella di Hamas, un suo coinvolgimento su larga scala rischierebbe di derubricare le violenze attualmente in corso nella Striscia a un capitolo secondario di una guerra più ampia e dalle conseguenze imprevedibili. Invece, nell’intervento durato circa un’ora, Nasrallah ha ribadito che alla fine “il popolo palestinese vincerà la sua battaglia” e che il Libano sarà “sempre al fianco dei fratelli palestinesi”, ma non ha annunciato alcuna escalation. Anzi, il religioso ha sottolineato che l’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso “è stato progettato e realizzato al 100% dal movimento di resistenza palestinese” e che Hezbollah e le altre forze di resistenza della regione “non ne erano state informate”. 

Cosa ha detto Nasrallah? 

Anche se non aveva parlato finora, era difficile pensare seriamente che il leader di Hezbollah non stesse seguendo attentamente le evoluzioni in corso a Gaza. E molti in Libano – un paese in ginocchio a causa di una deriva economica e istituzionale senza precedenti – temevano che il movimento potesse decidere di trascinarli in una guerra che si rivelerebbe catastrofica per il paese. Invece, nel suo discorso, Nasrallah ha dichiarato che “siamo già in guerra dall’8 ottobre”. Poi, rivolgendosi ai leader dei paesi petroliferi arabi ha intimato loro di non fornire più petrolio a Israele. “Non vi chiediamo di mandare i soldati, ma di avere un minimo di onore e di cessare di inviare petrolio a Israele”, ha dichiarato. Nasrallah ha detto di ritenere gli Usa “i principali responsabili dei massacri perpetrati a Gaza” e ribadito che si deve operare per “far cessare il fuoco”. In alternativa, ha chiarito, Hezbollah è pronto a tutte le opzioni, “e possiamo farvi ricorso in qualsiasi momento”. I combattimenti al confine tra Libano e Israele “non si limiteranno” alla portata vista finora, ha aggiunto. Nel complesso però, concordano gli osservatori, il capo delle milizie sciite sembra aver preso le distanze dall’attacco del 7 ottobre – a cui pure ha plaudito – senza mostrare particolare volontà di ingaggiare una nuova guerra contro lo Stato ebraico, avvertendo nel contempo che “tutte le opzioni restano sul tavolo”. 

Blinken chiede una pausa? 

Intanto, questa mattina, il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha iniziato la sua visita nella regione incontrando il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Nel corso dei colloqui, come anticipato prima della sua partenza da Washington, il Segretario ha chiesto ‘pause’ per consentire l’ingresso degli aiuti a Gaza, dove proseguono i bombardamenti e l’avanzata dell’esercito israeliano. Gli Stati Uniti si sono detti più volte favorevoli a questa ipotesi ma non ad un cessate-il-fuoco vero e proprio, contro il quale hanno votato più volte in varie sedi Onu. Quello di oggi è il secondo incontro di Blinken con il primo ministro israeliano da quando è iniziato il conflitto lo scorso 7 ottobre, in seguito al brutale attacco di Hamas, in cui oltre 1400 israeliani, per lo più civili, sono rimasti uccisi e circa 240 presi in ostaggio. Da allora, gli attacchi di Israele contro la Striscia di Gaza hanno ucciso almeno 9mila persone, tra cui 3.760 bambini, ha detto giovedì il ministero della Sanità a Gaza gestito da Hamas, mentre esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno avvertito che i palestinesi nel territorio sono a “grave rischio di genocidio”. “Chiediamo a Israele e ai suoi alleati di accettare un cessate il fuoco immediato. Il tempo a nostra disposizione sta per scadere”, ha affermato in una nota il gruppo dei relatori speciali delle Nazioni Unite. L’arrivo di Blinken è coinciso con la decisione del governo israeliano di rimandare migliaia di lavoratori palestinesi transfrontalieri – in Israele e Cisgiordania – nella Striscia di Gaza. 

Già si pensa al dopo-Netanyahu? 

Intanto, però, sul terreno la guerra non sembra conoscere battute d’arresto. Nelle ultime ore, infatti, l’esercito israeliano sta serrando l’accerchiamento intorno a Gaza City ed è di poco fa la notizia – riferita dal ministero della Sanità palestinese – secondo cui diverse persone sarebbero morte e decine di altre ferite in un attacco israeliano contro un convoglio di ambulanze vicino all’ospedale al-Shifa.  Inoltre, subito dopo l’incontro con Blinken, il premier Netanyahu ha annunciato che “non ci saranno pause fino a quando gli ostaggi non saranno rilasciati”. Il primo ministro israeliano ha annunciato inoltre – con parole che stonavano messe accanto a quelle dell’inviato statunitense che invocava una ‘pausa’ nelle violenze sulla popolazione civile – che non consentirà neanche l’ingresso di carburante nell’enclave. D’altronde, alcuni temono che il premier possa spingere per una escalation – osserva Politico – proprio mentre i suoi giorni al potere sarebbero arrivati al termine. “Ci sarà una resa dei conti con la società israeliana su ciò che è accaduto” osserva un funzionario israeliano “e alla fine della catena, la responsabilità si ferma sulla scrivania del premier”.  

Il commento  

Di Mattia Serra, ISPI MENA Centre

“Al di là del pathos e della retorica, il discorso di Nasrallah sembra essere una risposta a due domande. A chi chiede chi fosse l’artefice dell’attacco del 7 ottobre, il leader di Hezbollah risponde che è stata la resistenza palestinese, negando quindi il coinvolgimento del partito-milizia o dell’Iran nella decisione di intraprendere l’attacco. A chi invece chiede se Hezbollah entrerà nel conflitto, Nasrallah risponde che il partito-milizia nel conflitto è già entrato, e lo ha fatto l’8 ottobre. Una formula che sembra indicare che Hezbollah sta già facendo la sua parte e, quindi, un allargamento del conflitto non è considerato per ora necessario. Tuttavia, il livello di tensione rimane alto e in un contesto così fragile, basta un singolo errore a far precipitare la situazione”. 

A cura della redazione di  ISPI Online Publications

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: conti, dichiarato, discorso, disposizione, governo, movimento, notizia, persone, responsabili, sanità, soldati, stati uniti, usa

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti