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Israele entra nella Striscia di Gaza

L’esercito di Israele annuncia un “ampliamento delle operazioni di terra” nella Striscia di Gaza, mentre l’Onu approva una risoluzione per chiedere una tregua umanitaria nell’enclave palestinese.

di Istituto Ispi | 29 Ottobre 2023

L’unica certezza è che qualcosa è iniziato. Nella tarda serata di venerdì, a 20 giorni esatti dall’attacco di Hamas contro Israele, le forze dello Stato ebraico hanno avviato quella che, stando alle prime informazioni, sembra la prima fase dell’annunciata offensiva di terra nella Striscia di Gaza. Le notizie disponibili sono poche e frammentarie, complice il “blackout informativo” all’interno dell’enclave palestinese. Da ieri, infatti, la Striscia di Gaza si ritrova completamente isolata, senza internet né servizi di comunicazione con l’esterno. Organizzazioni umanitarie, agenzie ONU e media internazionali hanno fatto sapere di aver perso i contatti con i propri contatti nell’enclave costiera, una situazione che probabilmente rende molto complesse le operazioni di ricerca e soccorso delle vittime all’interno della Striscia stessa. Tra le poche fonti di notizie disponibili ci sono le Forze di difesa israeliane (IDF), che nella serata di ieri hanno confermato una “espansione delle operazioni di terra” nell’area, dopo che nei giorni scorsi alcuni blitz circoscritti di fanteria e corazzati avevano preparato il terreno. Pesanti bombardamenti, che fonti di Al-Arabiya e della BBC descrivono come i più intensi in assoluto dall’inizio della crisi, hanno colpito duramente nel nord della Striscia.

Attacco su più fronti?

In una dichiarazione diffusa nella mattina di sabato, le IDF hanno affermato che “più di 100 aerei da guerra” hanno colpito durante la notte “150 obiettivi sotterranei nel nord di Gaza”, prendendo di mira tunnel e infrastrutture sotto il livello del terreno e uccidendo “diversi operativi e leader di Hamas”. Tra le persone uccise, spiegano le forze armate israeliane, c’è Asem Abu Rakaba, responsabile delle operazioni aeree di Hamas, che secondo quanto ricostruito dalle autorità dello Stato ebraico aveva preso parte personalmente alla pianificazione degli attacchi del 7 ottobre contro Israele. Ucciso anche Rateb Abu Sahiban, capo dell’unità anfibia di Gaza che il 24 ottobre ha tentato un attacco via mare nel sud di Israele. Oltre ai violenti raid aerei ci sono stati anche lanci di missili e colpi di artiglieria, nell’ovest per mano delle forze navali israeliane, nell’est ad opera dei reparti di terra fuori dalla Striscia. Il dato più rilevante, tuttavia, sta nel fatto che dopo la prima notte di combattimenti, le IDF hanno annunciato che unità di fanteria, del genio militare e numerosi carri armati sono ancora all’interno della Striscia, escludendo per ora che si tratti di un’incursione tattica per “saggiare il terreno”. A riprova di questa informazione, le forze dello Stato ebraico hanno divulgato un filmato in cui si vedono tank israeliani in movimento, illuminati dalla luce del mattino.

Che succede adesso?

Al momento è difficile prevedere quali saranno gli scenari aperti dall’offensiva israeliana a Gaza. L’esclusione della zona dalle comunicazioni ha ritardato la pubblicazione da parte delle autorità sanitarie di Gaza del consueto bollettino sulle vittime (l’ultimo è stato divulgato sabato mattina e parla di 7.700 morti). L’emittente qatariota Al-Jazeera ha riferito che i raid israeliani hanno preso di mira anche le vicinanze dell’ospedale Al-Shifa. Nel pomeriggio, le IDF avevano pubblicato un video in cui l’infrastruttura veniva descritta come la “copertura” di uno dei principali centri operativi di Hamas, nascosto a livello sotterraneo. Non sono mancate reazioni nel resto dei Territori palestinesi. Il portale di informazione Middle East Eye riferisce che migliaia di persone in tutta la Cisgiordania si sono riunite nelle piazze centrali di città come Nablus, Tulkarem, Jenin e Tubas, per pregare in occasione del Fajr, la preghiera islamica dell’alba, in solidarietà con la Striscia di Gaza. Un 40enne palestinese, riferisce il ministero della Salute di Ramallah, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco da un colono israeliano vicino Nablus, mentre sette persone – riporta Al-Jazeera– sono state arrestate in un raid militare israeliano nel campo profughi di Jalazone, nei pressi di Ramallah. Come spiega questa analisi di Francesco Petronella, analista ISPI, l’offensiva di Israele rischia di incrinare il già precario equilibrio a livello regionale: “Quello che si delinea dopo l’offensiva israeliana a Gaza è dunque uno scenario di crisi a cerchi concentrici, più che lo scontro tra due poli definiti, con interessi e geometrie variabili di cui è complicato prevedere gli sviluppi“.

USA e Israele contro tutti?

Altrettanto significative sono state le reazioni a livello internazionale. Mentre Israele avviava “l’ampliamento delle operazioni” nella Striscia, infatti, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato a favore di una proposta di tregua umanitaria nella Striscia di Gaza. La mozione, presentata da una cordata di stati arabi e in particolare dalla Giordania, ha ottenuto 120 voti favorevoli, 14 contrari, e 45 astensioni.

Tra la minoranza contraria alla risoluzione spiccano i voti di Israele e degli Stati Uniti, seguiti nel loro diniego da una manciata di paesi come Paraguay, Papua Nuova Guinea, Ungheria e pochi altri. Rispondendo alle prime notizie sull’offensiva in corso, la Casa Bianca ha chiarito che Washington non avrebbe posto “linee rosse” a Israele in questa fase. La risoluzione per la tregua è stata invece appoggiato da Russia, Cina, Brasile e da gran parte dei paesi a maggioranza musulmana. Particolarmente ampio, però, è il fronte degli astenuti, che insieme a paesi come Canada, Australia e India, vede la presenza di molti stati europei. Il fronte euro-atlantico, dunque, si spacca sulla risoluzione, con il voto favorevole alla tregua di Francia, Irlanda, Spagna e Portogallo e l’astensione di Germania, Regno Unito e soprattutto dell’Italia. L’ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante permanente d’Italia all’Onu, ha spiegato che l’astensione dal voto è dovuta alla mancanza nella risoluzione di una chiara condanna all’attacco sferrato da Hamas contro Israele il 7 ottobre scorso. Il diplomatico ha fornito questa spiegazione durante il suo intervento al Palazzo di vetro, prima di un voto che continuerà certamente a far discutere.

Il commento 

di Ugo Tramballi, Senior Advisor ISPI

“Nella notte Israele ha alzato il livello del suo attacco a Gaza. Che si tratti solo di un’altra serie di operazioni per colpire obiettivi militari precisi o sia l’inizio dell’occupazione della striscia promessa venti giorni fa dal ministro della Difesa, conta relativamente. Il conflitto s’infiamma e rischia sempre di più di allargarsi alla regione, coinvolgendo gli Stati Uniti. Ciò che sta accadendo è una specie di corsa contro il tempo: fra gli obiettivi che Israele vuole raggiungere sul campo e le pressioni internazionali perché fermi le operazioni su Gaza. Nella sua lotta contro Hamas lo stato ebraico rischia di coinvolgere irrimediabilmente i suoi migliori alleati occidentali e arabi”.

A cura della redazione di  ISPI Online Publications

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: brasile, casa bianca, cina, crisi, euro, forze armate, francia, germania, india, informazione, mare, ministro della difesa, movimento, organizzazioni, persone, spagna, stati uniti, usa

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    29 Ottobre 2023 alle 13:44

    Infatti, deve essere colpita duramente la cosiddetta russia, questo è il punto nodale. Poi pensare ad Hamas.

    Rispondi

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