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È morto Li Keqiang, lo sconfitto della centralizzazione di Xi

È stato premier del Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese tra il 2013 e il 2023. All’inizio del suo mandato si pensava potesse essere il “gemello” di Xi, ma poi le cose sono andate molto diversamente.
COMMENTARY ASIA

di Istituto Ispi | 29 Ottobre 2023

di Filippo Fasulo

Nella notte del 27 ottobre è morto a Shanghai per un attacco cardiaco Li Keqiang, premier del Consiglio di Stato della Repubblica popolare cinese tra il 2013 e il 2023. Li Keqiang è una figura di primissimo piano nella storia recente della Cina che, all’inizio del suo mandato, si pensava potesse essere il “gemello” politico del Segretario Generale del Partito comunista cinese e Presidente della Rpc Xi Jinping.

La vita politica di Li Keqiang, infatti, è stata fortemente intrecciata a quella di Xi Jinping. I due dovevano rappresentare la continuazione ideale dell’amministrazione precedente, caratterizzata da una leadership duale del Segretario del Pcc e Presidente della Rpc Hu Jintato e dal premier Wen Jiabao. In riferimento a quel periodo, 2002-2012, si parla, infatti di “amministrazione Hu-Wen”. Nel complicato sistema politico cinese, Xi Jinping e Li Keqiang sembravano destinati a quel percorso sin dal 2007, quando vennero indicati di fatto come potenziali successori del duo Hu-Wen a partire dal quinquennio successivo e con un orizzonte decennale 2012-2022.

Xi e Li erano considerati i successori di Hu Jintao e Wen Jiabao perchè erano entrati a far parte del Comitato permanente del Politburo – il massimo organo del Pcc – proprio nel 2007, in occasione del 17mo Congresso del Pcc. Per le regole implicite che pongono un limite d’età di 67 anni per poter far parte del Congresso, Xi e Li furono investiti del ruolo di successori poiché unici membri del Comitato permanente del Politburo entrato in carica nel 2007 con requisiti anagrafici per essere riconfermati anche nel 2012. Questo faceva di loro i membri più alti in grado ancora in attività nel 2012 e pronti a salire le gerarchie fino al vertice. Come previsto, nel 2012 sono infatti diventati il numero 1 e il numero 2 del Partito e, rispettivamente il Capo dello Stato (Presidente della Rpc) e il Capo del Governo (Premier).

Xi e Li rappresentavano due differenti fazioni del Pcc, tanto che si parlò allora di “bipolarismo alla cinese”. Xi Jinping proveniva dai cosiddetti “elitisti” che condividevano una origine familiare prestigiosa, in quanto figli di precedenti leader del Pcc, e che avevano fatto carriere più agilmente e nelle aree più ricche. Li Keqiang, al contrario, era esponente dei “populisti” che, come Hu Jintao, avevano una origine umile, avevano fatto la gavetta tra le file della Lega giovanile del Pcc e come amministratori delle province più povere, lontane dalle luci della ribalta dell’ascesa cinese.

Se nei primi mesi del 2013 si pensava che Li Keqiang avesse molto margine d’azione, tanto che la propaganda cinese coniò il termine “Likonomics”, nel decennio successivo Xi Jinping ha gradualmente, ma inesorabilmente, rafforzato il suo ruolo con una serie di passaggi. Tra questi, si segnalano, in particolare: 1) la riforma del processo decisionale nel 2013 2) la mancata indicazione di un possibile successore nel XIX Congresso nel 2017 per il periodo 2022-2032, implicitamente segnalando di voler restare in carica più di un decennio 3) l’inserimento del nome di Xi Jinping nello Statuto del Partito, come in precedenza avvenuto solo con Mao Zedong e Deng Xiaoping 4) la modifica della Costituzione per eliminare il limite di due mandati presidenziali nel 2018 che ha di fatto aperto alla possibilità di un terzo mandato 5) la pubblicazione di un documento sull’esperienza storica del Pcc in occasione del centenario del Pcc che celebra Xi identificandolo come colui che traghetterà la Cina verso una nuova era di modernizzazione dopo le fasi di costruzione nazionale ad opera di Mao e quella di riforma economica sotto la guida di Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao, i leader della Cina negli anni’80, ’90 e ‘00.

Tra i passaggi cruciali della crescita di Xi, il momento di svolta per Li Keqiang è già il primo.  In occasione del Terzo Plenum, infatti, Xi Jinping avocò a sé il potere decisionale anche in ambito economico, quello che formalmente – in quanto capo del governo – e per prassi, come era stato il caso dei predecessori Zhu Rongyi e Wen Jiabao, sarebbe spettato a lui. Il declino politico di Li Keqiang, al di là degli aspetti formali della sua carica, fu subito evidente. Addirittura, in occasione del Congresso del 2017 e delle successive nomine governative del 2018, si ipotizzò che Li potesse perdere il posto da Premier in favore di qualche alleato di Xi Jinping. Tuttavia nonostante in quegli appuntamenti – il 19mo Congresso del 2017 e le Due Sessioni del 2018, ovvero quando si è riunito il parlamento per indicare un nuovo assetto governativo – Xi Jinping abbia ottenuto di fatto il via libera per personalizzare il potere e aprendo alla possibilità di un terzo mandato, Li Keqiang ha visto i propri incarichi – numero 2 del Partito e Premier – confermati.

Il restare in carica gli ha consentito di essere presente nei momenti cruciali del quinquennio successivo e di rappresentare una effimera alternativa a Xi prima dell’incoronamento al terzo mandato a cavallo tra il 2022 e il 2023. Quando scoppia la pandemia a Wuhan, infatti, è proprio Li Keqiang il primo politico di alto livello a visitare la città. Con il lockdown stabilito per il 23 gennaio, Li visitò la città il 23 gennaio, mentre Xi Jinping arrivò a crisi passata, il 10 marzo. Nei mesi successivi, inoltre, Li si pronunciò in favore del settore privato e degli imprenditori, come fatto anche in precedenza. Tanto bastò per ipotizzare che potesse rappresentare un’alternativa politica a Xi troppo ideologizzato. Si trattò di una suggestione senza fondamento e Li Keqiang terminò l’esperienza politica al 20mo Congresso del Pcc entrando nella “foto” del predecessore di Xi Hu Jintato – suo padrino politico – portato via con forza su indicazione dello stesso Xi. Li Keqiang, politicamente “lo sconfitto”, appare impassibile, anche quando Hu Jintao lo saluta toccandogli la spalla.

La morte dei leader del passato è stata spesso occasione in Cina per dimostrazioni di insofferenza nei confronti della leadership al potere. Il caso scuola è quello delle proteste di piazza Tiananmen del 1989, cominciate per commemorare la morte del leader riformista Hu Yaobang. Timori di questo tipo erano affiorato anche in occasione della scomparsa di Jiang Zemin un anno fa, senza concretizzarsi. È difficile, dunque, ipotizzare che ci siano proteste come risultato dei funerali per Li, anche perché il controllo del Pcc è ora molto serrato ed ha avuto modo di prepararsi a questo tipo di eventualità già l’anno passato. Bisogna considerare, inoltre, che politicamente la stella di Li Keqiang aveva già smesso di brillare nel 2013, mentre cresceva quella di Xi.

Filippo Fasulo

Co-Head Geoconomics Centre Ispi

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, capo del governo, capo dello stato, centenario, cina, costituzione, crisi, governo, leadership, lega, parlamento, processo, repubblica, scuola, shanghai, sistema politico, statuto

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

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