
Si è celebrato a Milano l’ennesimo tentativo di riunire il centro e molti hanno individuato nel giudizio sulla questione mediorientale il principale elemento divisivo fra queste forze politiche.
Io credo che se questo tentativo andrà avanti come io spero ci saranno altri temi su cui, al di là delle posizioni di principio, si verificheranno ulteriori divergenze.
Penso all’immigrazione, alla sicurezza, alla laicità misurata rispetto alle nuove religioni presenti in Italia e anche all’Europa che tutti vogliamo più forte ma su come realizzarla nel concreto ci saranno sicuramente visioni diverse.
Tutti problemi superabili se c’è una volontà di mediare e soprattutto di porsi degli obbiettivi con soluzioni che siano verificabili in base risultati raggiunti.
Il tema mediorientale è diverso.
Apparentemente nessuno nel centro mette in discussione l’esistenza di Israele e tutti condannano l’antisemitismo.
Per molti l’importante è premettere che Netanyahu è un criminale per quello che ha fatto a Gaza e che, se ciò che è avvenuto non si può chiamare genocidio, non siamo molto lontani da tale definizione.
Io ho idee diverse e anche il PLD.
Francamente di fronte ad una aggressione fisica, digitale ed economica all’Europa penso che quello che accade in Medioriente non dovrebbe essere al centro del nostro dibattito, anche perché, a differenza dell’Ucraina, le nostre possibilità di incidere sulla questione sono estremamente limitate.
Nel mondo ci sono guerre e situazioni di crisi umanitarie ben più gravi, spesso totalmente ignorate.
Il sospetto che questa attenzione particolare nasca da motivazioni ideologiche di una parte precisa dello schieramento politico è inevitabile.
A queste si somma un antisemitismo latente che ha finalmente trovato il coraggio di mostrarsi e una convergenza con interessi estranei al nostro paese, la guerra ibrida russa e il jihadismo.
Temo che dividerci su questo tema sia un autogol gigantesco per chi vuole difendere la civiltà occidentale.
Detto ciò, non credo che una franca discussione sulle posizioni che deve assumere l’Italia e l’Europa debba essere motivo di divisioni insanabili nell’area del centro.
L’importante è che le valutazioni si riferiscano a fatti concreti e accertati, non ad analisi fantasiose di certi pseudogiornalisti.
Se qualche partito della nostra area vuol promuovere sanzioni e limitazioni verso Israele o alcuni esponenti del suo governo questo, a mio avviso, non è un elemento che possa rendere impossibile una convergenza verso un soggetto unico o un cartello elettorale; temo solo che sia inutile e controproducente.
Isolando Israele rischiamo che quel paese si sposti ulteriormente a destra confermando la sciagurata leadership di Netanyahu.
Mi piacerebbe comunque che chi critica Israele, cosa che spesso facciamo anche noi, spiegasse quale sarebbe la soluzione concreta per risolvere il conflitto.
Forse dire ‘due popoli, due stati’ tranquillizza la coscienza ma non aiuta il processo di pace.
C’è alla fine un tema che esula dalla geopolitica.
Non è assolutamente tollerabile nessuna forma di discriminazione e violenza verso i cittadini europei di fede ebraica, qualunque sia il loro pensiero!
Non è accettabile alcuna discriminazione personale verso cittadini israeliani presenti in Italia, così come non lo è nei confronti dei cittadini russi, che non mi pare siano mai stati molestati.
Non si può negare a nessuno il diritto di manifestare le proprie idee, sia in spazi pubblici che privati; qualunque tentativo di impedirlo con la violenza è una forma di fascismo anche se praticato da sinistra.
È innegabile l’emergere fra gli italiani e in special modo fra i giovani di un sentimento antisemita mascherato da critica verso lo stato di Israele.
Si esprimono giudizi generici sui cittadini italiani di origine ebraica, arrivando perfino ad augurare loro ogni male possibile, come se non fossero individui ma elementi geneticamente predisposti a essere malvagi; per questo non può esistere altra definizione che “antisemitismo”.
Questi comportamenti sono frutto di una ignoranza purtroppo molto diffusa e di una scarsa capacità critica verso le sollecitazioni esterne a cui siamo tutti sottoposti.
Si può e si deve discutere sulle cause di questo imbarbarimento della società a cui in molti hanno contribuito a cominciare dalla scuola, dai giornalisti e dagli intellettuali in genere.
Sono positive proposte come lo scudo democratico per difenderci da ingerenze straniere attraverso i social.
Il centro deve affrontare con forza queste problematiche che rischiano di minare la coesione sociale ed europea e si riflettono non solo sul tema mediorientale ma anche sulla difesa dell’Ucraina e sul purtroppo necessario riarmo europeo.
Roberto Zei
(da Solo Riformisti)

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