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Al di là del bene e del male

Gianfranco Fini, alla fine del secolo scorso, ebbe un’intuizione felice, superare l’origine politica del suo movimento e collocarsi nell’area cattolica conservatrice europea. Fini cancellò il simbolo della fiamma tricolore, che aveva radunato i reduci di Salò e affermò che il fascismo fu un male assoluto. Candidandosi alla guida delle istituzioni dello Stato, divenne presidente della Camera, serviva un simile gesto di chiarezza, sia per il rispetto costituzionale della Repubblica, sia per le alleanze dell’Italia. La Nato prevede al suo interno ed in ruolo dominante, gli americani che avevano per l’appunto bombardato l’Italia fascista e la Repubblica sociale.

di Riccardo Bruno | 5 Luglio 2026

Gianfranco Fini, alla fine del secolo scorso, ebbe un’intuizione felice, superare l’origine politica del suo movimento e collocarsi nell’area cattolica conservatrice europea. Fini cancellò il simbolo della fiamma tricolore, che aveva radunato i reduci di Salò e affermò che il fascismo fu un male assoluto. Candidandosi alla guida delle istituzioni dello Stato, divenne presidente della Camera, serviva un simile gesto di chiarezza, sia per il rispetto costituzionale della Repubblica, sia per le alleanze dell’Italia. La Nato prevede al suo interno ed in ruolo dominante, gli americani che avevano per l’appunto bombardato l’Italia fascista e la Repubblica sociale.

Il rapporto fra il fascismo e gli Stati Uniti d’America è molto complesso. Ancora nel 1929 il presidente Hoover sovrastava le contestazioni davanti alla Casa Bianca contro la visita di Dino Grandi a Washington per esprimergli il suo apprezzamento nei confronti di Mussolini. Italo Balbo, 1931, venne accolto a New York da un bagno di folla clamoroso, tale da paralizzare la città. Nessuno si preoccupava che Balbo fosse stato il capo dello squadrismo ferrarese. Ancora nel ’33, Roosevelt ringraziò Hitler, l’unico capo di Stato europeo ad aver aderito al piano per la pace statunitense. Tre anni dopo fece partecipare la nazionale olimpica americana alle olimpiadi di Berlino. Nel frattempo, se un cittadino americano aiutava la repubblica spagnola, aggredita dal fascismo, rischiava l’arresto. Sia i presidenti democratici che quelli repubblicani, mostrarono di non aver nessun interesse ad intervenire nella politica europea. Roosevelt non avrebbe mandato nemmeno una nave per aiutare l’esercito inglese a lasciare Dunkerque. In compenso inviò una corazzata a Città del Capo per farsi consegnare l tesoro della Corona britannica. L’equipaggiamento fornito all’esercito di sua Maestà non era gratuito. Né la presidenza Biden prima, né quella Trump poi, hanno sollevato una pregiudiziale antifascista verso un governo che aveva invertito la linea di marcia di Fini. L’onorevole Meloni condanna le leggi razziali del ’38, non la marcia su Roma. Il presidente La Russa è incapace di pronunziare la parola antifascismo. Come diceva Giorgio Almirante, non restaurare, non rinnegare. Agli americani di tutto questo non importa un fico secco. Hanno arruolato nazisti per combattere i sovietici, hanno avuto rapporti positivi con Franco e Pinochet, quale presidente sia in carica, la Casa Bianca, tendenzialmente, pensa ai fatti propri. Trump come gli altri. Il movimento Maga, lo ha inventato il presidente Jackson sconfiggendo gli inglesi a New Orleans nel 1815 e grazie ai pirati.

Dal 1945 l’Italia è diventato un alleato e quindi la preoccupazione degli Stati Uniti è che si comporti come tale. La crisi più grave avuta nel secondo dopoguerra fu con il governo Craxi per Sigonella. Quella crisi venne superata perché l’Italia schierava gli euro missili. Rumor ed Andreotti, in teoria, potevano permettersi di dire no agli americani, i socialisti no. Come nemmeno poteva permettersi e non si permise di dire loro no, Massimo D’Alema nel 1999. L’onorevole Meloni ha detto no senza rendersi conto di quale sarebbero state le conseguenze. Provenendo dal campo opposto a quello democratico, ricade dritta in quello dei sospetti. Gli americani hanno tutti i difetti dei paesi rivoluzionari, incluso questo vecchio duecento quarant’anni. Mandi pure tutto il suo governo compreso sua sorella, all’ambasciata americana per il 4 luglio. Vai a sapere se gli americani possono fidarsi, dopo quanto è successo.

Il governo italiano presume che Trump prenda una batosta alle elezioni di mid term, e questo potrebbe ridurlo a miti consigli. Evidentemente i signori ministri non si rendono conto della precarietà della loro posizione, verso qualsiasi amministrazione statunitense. Non c’è nemmeno l’ aumento della spesa Nato promessa. L’Italia finisce dritta nel libro nero accanto alla Spagna. E la Spagna sta meglio dell’Italia. Sanchez Trump non l’ha mai potuto vedere. Meloni aveva eletto Trump a leader dell’Unverso mondo, quando nessuno glielo aveva chiesto. Quale futura leadership americana, la prenderà mai più sul serio e non l’Italia, che pure ha i suoi problemi. L’onorevole Meloni. si è spacciata con le sue mani.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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