
Israele combatte tre guerre nello stesso tempo. Non sono conflitti separati. Sono lo stesso campo di battaglia visto da tre lati. A nord Hezbollah. Missili quotidiani, droni, fuoco di logoramento. Una guerra senza dichiarazione ma con feriti e morti ogni giorno. A est la Siria. Suweida, i drusi massacrati. Villaggi bruciati, milizie libere di agire. Israele interviene con raid. A sud-ovest lo Yemen. Gli Houthi lanciano droni fino a Ramon. Colpiscono un aeroporto civile. Israele risponde con raid a Hodeidah. Tre fronti. Una sola regia. Iran.
Ora immaginiamo un presente parallelo. Netanyahu non è più al potere. È caduto dopo mesi di crisi politica, di proteste, di pressioni interne. Al suo posto una coalizione di sinistra, fragile ma determinata a chiudere l’era Netanyahu. Un nuovo governo che parla un linguaggio diverso.
La sinistra cercherebbe di cambiare tono. Meno arroganza. Più diplomazia. Apertura verso l’ONU. Tentativi di ricucire con l’Europa. Più spazio alla parola “negoziato”. Forse anche gesti simbolici verso i palestinesi. Permessi, corridoi umanitari, tregue parziali. La narrativa cambierebbe. Ma la realtà militare no.
Hezbollah non smetterebbe i suoi lanci. I drusi in Siria continuerebbero a chiedere protezione. Gli Houthi continuerebbero a colpire da lontano. Il governo di sinistra sarebbe costretto a reagire. Forse con meno proclami. Forse con più esitazioni. Ma alla fine le stesse decisioni: raid in Libano, attacchi aerei su Damasco, bombardamenti su Hodeidah. Perché la geografia non cambia con un cambio di governo.
La differenza starebbe nei dettagli. Nel linguaggio. Nel rapporto con la comunità internazionale. Nella volontà di presentare ogni colpo come “difesa necessaria” e non come “punizione”. Ci sarebbe più enfasi sull’immagine morale. Più insistenza sulla legalità. Ma sul terreno le IDF continuerebbero a combattere.
E la flottiglia? Anche con un governo di sinistra non cambierebbe molto. Sarebbe accolta con meno ostilità verbale, forse con più attenzione mediatica. Ma non sarebbe lasciata passare. Perché nessun governo israeliano, né di destra né di sinistra, può permettere una breccia nel blocco. Sarebbe la stessa storia con parole diverse.
Questo è il punto. Netanyahu o non Netanyahu, destra o sinistra, Israele combatte le stesse guerre. Tre fronti, una regia. Iran. La politica può cambiare il tono. Non la sostanza.
Nico Kir

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